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Il Covid nella mente dei bambini – la Psicologa Lara Di Venti “l’Adulto accetti di non sapere tutto”

Il Covid nella mente dei bambini – la Psicologa Lara Di Venti “l’Adulto accetti di non sapere tutto”.

Più volte, ultimamente, mi è capitato di leggere che qualche scienziato o esperto avrebbe definito questo periodo di emergenza come il “più grande esperimento psicologico e sociale di tutti i tempi”, ovviamente esperimento involontario ma non per questo meno valido. Ho apprezzato molto tale visione sul difficile momento che è in continuo divenire.
Inizialmente, colti di sorpresa da un inaspettato evento, ci siamo ritrovati in una situazione di grande disorientamento, dove la paura, la rabbia e l’incertezza, in molti casi, hanno preso il sopravvento. Diverse persone hanno avuto la sensazione di vivere una situazione surreale, paragonabile a scene vissute solo nei film.
Dopo le prime settimane di ansia e confusione, sembrano essere arrivati i primi assestamenti, addirittura pare che diversi bambini abbiano sempre di più apprezzato il tempo passato maggiormente a casa e in compagnia di mamma e papà; alcuni genitori mi hanno raccontato di come siano sparite tante piccole ansie quotidiane, precedenti l’emergenza, dovute forse anche alle eccessive prestazioni richieste spesso oggi ai bambini, anche di più tenera età, che in genere sono naturalmente disposti a godersi la vita con tempi più lenti rispetto a quelli che la società richiedeva fino a pochissimo tempo fa. Dall’altro lato, però, è come se queste piccole ansie e paure pregresse si fossero condensate in un unico “mostro”: il virus; quindi per molti, fra quelli che hanno avuto la fortuna di non essere colpiti nella propria stessa famiglia dal covid-19, la CASA è diventata il luogo in cui sentirsi più sicuri e trovare conforto.
Certo, questo periodo ha messo a dura prova i genitori che si sono fatti carico, da soli, di tutto il peso delle difficoltà del momento, non potendo più contare sulla fitta rete sociale e di servizi che gravita intorno alle famiglie, ma sembrerebbe che anche per loro questo insolito periodo sia stato occasione per entrare più in contatto con i figli, conoscendoli meglio e, a volte, apprezzando nuovi aspetti del loro carattere.
Con la fase 2 si prefigurano nuovi scenari. Molti bambini hanno goduto della possibilità di rivedere i nonni, i cugini e di fare qualche passeggiata all’aria aperta, sembra però che, assieme al desiderio di riprendere una certa normalità, qualcuno si sia sentito molto impaurito dall’idea di uscire da casa, come se, nella vivida fantasia tipica dell’infanzia, il “mostro” fosse appena fuori dalla porta, difficile per qualcuno anche andare a buttare la spazzatura con mamma o papà, figurarsi andare a fare la spesa. Sembra anche che il necessario ritorno a lavoro da parte di qualche genitore sia stato inizialmente poco accettato dai più piccoli, sia per la paura che il genitore potesse ammalarsi, sia per il desiderio di avere mamma e papà ancora tutti per Sé.
Imparare a convivere con le nuove regole che includono presìdi sanitari e distanziamenti di sicurezza è utile e necessario per poter riprendere con gradualità una certa “normalità” di vita. Ci si chiede dunque come fare con i più piccoli in questa nuova fase e in questi variopinti scenari in cui ogni bambino e la sua famiglia hanno una storia unica e specifica di vita, generalizzare non aiuta a trovare formule magiche inesistenti. Credo che l’approccio migliore sia proprio quello attraverso cui l’adulto accetta di non sapere tutto e di non avere programmi prestabiliti e a lunga scadenza.
L’autorevolezza segna percorsi ed è diversa dall’autorità che detta regole assolute.
Forse noi adulti dovremo tutti accettare di essere parte di questo grande esperimento involontario a cui ci ha esposto la natura, aiutata anche dall’incuria di certi “sistemi umani”.
Il vero scienziato è flessibile e aperto, sempre pronto a rivedere le sue tesi e a confutarle se non sono utili o applicabili, soprattutto è capace di osservare i fenomeni che si manifestano senza alcun pregiudizio. Mi auguro, quindi, che gli adulti sappiano osservare ciò che succede ai loro piccoli con uno sguardo curioso e attento, senza immediati allarmismi, dando loro il tempo di adattarsi, passo dopo passo, a ciò che andremo conoscendo, aiutandoli a manifestare le loro varie emozioni o difficoltà senza temerle, alimentando le risorse che i bambini manifestano strada facendo e fidandosi del fatto che i bambini, in genere, sono più rapidi nella loro capacità di sapersi adattare, specie quando possono contare sull’aiuto di adulti affidabili che garantiscono la loro presenza e vicinanza mentale anche nella distanza fisica. Penso che attraverso il dialogo e l’esempio i più grandi possano aiutare i più piccoli a comprendere che non è pericoloso uscire o giocare adottando le giuste precauzioni, che si può entrare in profondo contatto con gli altri e che ci si può fidare anche se al momento dobbiamo mantenere delle distanze di sicurezza.
Spero che noi adulti sapremo essere come degli scienziati curiosi, cauti e aperti e come gli “esperti” che sono tali proprio perché fanno esperienza delle cose, non dico che sarà facile ma se innanzitutto proveremo a sbarazzarci dei “mostri” che albergano le nostre menti saremo più capaci di dare spazio alla fluida natura evolutiva dei percorsi e di aiutare i bambini a sentirsi più sicuri e fiduciosi, in questo momento in modo particolare e nella loro crescita in generale.
Lara Di Venti
Psicologa e Psicoterapeuta per bambini adolescenti e famiglie
Centro Studi Martha Harris

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