Il trasformismo, in politica, non è certo una novità. Ma quando si manifesta con una tale rapidità e disinvoltura, diventa difficile non notarlo – e soprattutto non stigmatizzarlo. Il caso del Partito Democratico ennese degli ultimi giorni è emblematico. Solo poche ore fa, i toni erano durissimi: critiche feroci, accuse, prese di distanza nette nei confronti dell’attuale amministrazione. Parole pesanti, di quelle che segnano una linea politica chiara e – almeno in teoria – invalicabile. E invece, quella linea è stata cancellata con una rapidità sorprendente.
Oggi, gli stessi protagonisti aprono le porte agli assessori riconducibili a Dipietro, in un ribaltamento che lascia più di qualche interrogativo. Non solo per la tempistica, ma soprattutto per il messaggio politico che ne deriva: le posizioni espresse fino a ieri erano convinzioni reali o semplici strumenti di opportunità?
Il quadro si arricchisce poi di ulteriori elementi che rendono la situazione ancora più paradossale. L’assessore Vasapollo, candidato nelle liste della Lega alle ultime provinciali, rappresenta plasticamente quella fluidità politica che troppo spesso scivola nel trasformismo. E De Luca, che sembra essersi accorto solo ora di “non essere a casa”, aggiunge un ulteriore tassello a un mosaico già di per sé difficile da giustificare davanti agli elettori. Eppure, ciò che rende questa vicenda ancora più difficile da accettare è il metro di giudizio utilizzato in passato. Garofalo è stato letteralmente linciato politicamente per molto meno: attaccato, delegittimato, posto alla gogna per scelte e posizionamenti che, a confronto con quanto sta accadendo oggi, appaiono persino marginali. Due pesi e due misure che non possono passare inosservati. La sensazione è che le poltrone siano ancora fumanti, e che la priorità non sia la coerenza o il rispetto del mandato politico, ma piuttosto il posizionamento strategico.
È una dinamica che rischia di alimentare ulteriormente la distanza tra cittadini e politica. Perché se tutto può essere detto e il suo contrario nel giro di pochi giorni, allora viene meno il presupposto fondamentale della fiducia. E senza fiducia, la politica perde la sua funzione più nobile: rappresentare, con coerenza e dignità, le istanze della comunità.
In questo scenario, il problema non è solo il cambio di alleanze in sé – che può anche essere legittimo se motivato e spiegato – ma l’assenza di una narrazione politica credibile che lo accompagni. Senza spiegazioni convincenti, resta soltanto l’impressione di un’operazione dettata da calcoli di convenienza.
E allora la domanda diventa inevitabile: qual è oggi il vero volto del Pd ennese? Quello delle critiche di ieri o quello delle aperture di oggi? Perché, al di là delle dinamiche interne e degli equilibri di potere, è a questa domanda che i cittadini si aspettano – e meritano – una risposta.
Giusy Macaluso (consigliere comunale gruppo misto)


