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Alla scoperta del Coronavirus con ennesi in giro per il mondo

Un giro in diversi paesi europei ma non solo alla scoperta con nostri concittadini come vivono la Pandemia del Covid 19. Lo abbiamo fatto sentendo le impressiono di alcuni ennesi che per lavoro si trovano in questi posti. Per rispetto della Privacy abbiamo omesso i nomi. Ma i commenti sono originali di ognuno di loro. Buona Lettura.
Barcellona (Spagna)
Barcellona Qui siamo chiusi a casa. La situazione non è delle migliori ma tutti o almeno la maggior parte rispettano la quarantena a casa. Distanza sociale dove richiesta ad esempio nei negozi e Homework dove si può come il mio caso. A Barcellona comunque la Pandemia sembra più sotto controllo e da questa settimana anche i bambini potranno uscire da casa x 1 ora”.
Dublino (Irlanda)
Dublino. “Qui per esempio a chi ha perso il lavoro, vengono date 350€/settimanali e riduzioni sull’affitto, che è una manovra sociale molto forte. Dal punto di vista dei contagi, solo 13.000 persone su una popolazione di circa 4 milioni di persone, non più di 30-40 morti al giorno, si pensa che già il picco della curva sia stato superato. Tutto è ancora in Lockdown fino alla prima settimana di maggio. Nè i media, nè i politici, hanno fatto la caccia all’untore come in Italia, ma sono stati piuttosto responsabili”.
Melbourne (Australia)
“Il Governo ha agito, come tuti i governi del mondo, secondo le necessita. In particolare Scott Morrison non si voleva fare trovare impreparato per quest’altra emergenza, dopo che durante la stagione degli incendi non ha fatto un buon lavoro. In questo caso hanno lavorato tutti assieme governo e opposizione, pure il presidente delli ACTU, che qui è come il portavoce della Federazione generale di tutti i sindacati, ha instaurato un rapporto prolifico con il ministro del lavoro e della giustizia, entrambi opponenti politici. Hanno speso un sacco di soldi per ammortizzare finanziariamente, hanno dato soldi di disoccupazione semplice a chi ha perso il lavoro,, soldi ai datori di lavoro che volevano tenere il proprio staff, hanno intimato di smettere gli sfratti per affitti non pagati. Gli ospedali stanno tenendo bene, qui il tasso di mortalità è simile alla Germania o anche meno, rispetto agli infetti. Sicuramente stanno controllando a tappeto. Il fatto che già avevano dei controlli doganali stretti sicuramente ha aiutato predisponendo meglio. La gente ha reagito bene, con qualche eccezione. Hanno fermato tutti gli sport, eventi, tutto. Si lavora da casa per chi vuole. I ristoranti sono aperti solo per asporto o consegna, Take Away Or Delivery. Le curve stanno scendendo ma si pensa di stare semichiusi per almeno altre 4 settimane. A Sydney e nel NSW ci sono più infetti. Le strutture sanitarie stanno tenendo bene, il sistema sanitario qui è assistito quasi come in Italia sovvenzionato dal governo statale, e sono gestiti di conseguenza a livello statale, un po come per le nostre regioni. In questo caso c’è un coordinamento. Ci sono stati che hanno chiuso ermeticamente tutto, tipo il Northern Territory a Darwin, perchè sono più preoccupati per le comunità indigene e aborigene che sono piu fragili e li non c’è niente, respiratori, dottori, ospedali, niente. Quindi hanno chiuso tutto. I nostri vicini della Nuova Zelanda or New Zealand sono stati più drastici in quanto isole: Jacinta Arden, fantastica donna, è passata direttamente a fase 4 bloccando tutto. Ora contano di riaprire in piena attività entro 2 o 3 settimane. Io sto bene, per fortuna sto lavorando, metà della forza lavoro ha perso il proprio introito. Siamo tutti a casa, non ci si vede. Si puo uscire solo per 4 motivi: per andare al lavoro, se sei essenziale, per spesa di cibo o cose essenziali, per andare dal dottore o curarsi, e per fare attività fisica, con restrizioni incredibili.
Amburgo (Germania)
La situazione qui in Germania è abbastanza sotto controllo, rispetto ad altri paesi, continuano le restrizioni ma cominciano a riaprire alcuni negozi, qui non c’è mai stato una vera e propria chiusura come in Italia, si è sempre potuto uscire a fare la spesa o una passeggiata, ma con delle regole precise, in due se della stessa famiglia e ad più di un metro di distanza dalle altre persone. Anche se non sempre le distanze sono rispettate e non tutti portano la mascherina. Ma di base la situazione è stata affrontata in modo diverso perché la base di partenza è diversa rispetto all’Italia. Bisogna considerare una serie di fattori che hanno favorito la situazione tedesca. In primis il saluto, qui non ci si saluta mai con baci o strette di mano, non è una consuetudine come in Italia o in Spagna. Gli anziani conducono una vita molto isolata e sono molto autonomi, non c’è il rapporto con i nonni che abbiamo in Italia e questo ha preservato notevolmente la popolazione anziana. Il governo ha proibito ai genitori che lavorano di portare i figli dai nonni, sono stati creati dei “doposcuola di emergenza” dentro la scuola e con le dovute norme, solo per i bambini figli di chi lavora in prima linea nell’emergenza. Le persone che hanno avuto anche un minimo sintomo sono rimaste a casa e i ricoveri sono stati fatti solo in casi gravi. I pronto soccorso sono stati i solati da subito. Gli ingressi per i malati di Covid sono stati isolati dal resto. È anche vero che qui c’è una sensazione in generale che il virus sia arrivato in Germania già diversi mesi fa, perché molte persone sono state male, con influenze lunghe e molto aggressive. Forse è una coincidenza ma molti lo pensano. Le scuole stanno riaprendo lentamente, dal 4 Maggio torneranno a scuola i ragazzi che devono conseguire il Diploma, scaglionati in piccoli gruppi e a distanza di sicurezza. A poco a poco rientreranno i bambini delle ultime classi elementari, probabilmente a gruppi alternati in giorni diversi. C’è da dire che nel 2012 la Germania aveva già lavorato a delle simulazioni, insieme alla protezione civile tedesca, in caso di Pandemia e che probabilmente si trovavano già preparati ad una eventuale situazione come quella che stiamo vivendo. Una cosa molto importante che credo valga la pena di sottolineare è anche l’impatto che i media hanno avuto qui, un dato credo importante dal punto di vista psicologico. Niente maratone televisive sul tema corona, solo telegiornali e approfondimenti non continuativi. La maggior parte delle persone legge i giornali e guarda poco la televisione. Non si è quindi creata quella psicosi collettiva che invece i mezzi televisivi alimentano continuamente in Italia. Credo che non si sia voluto creare il panico e la gente stia vivendo la situazione in modo consapevole e lucido. Ovviamente la mia visione da Italiana che ha visto cosa è successo nel suo paese è una visione ambivalente, da un lato fiduciosa verso il sistema tedesco che si è sempre distinto per la sua efficienza e dall’altro preoccupata per tutta questa calma come il non portare sempre la mascherina perché qui purtroppo non tutti lo fanno e forse non se ne è capita l’importanza. Non credo si debba considerare il caso della Germania come una anomalia, i morti ci sono pure qui, solo che vengono contati in modo diverso e i contagiati sono tantissimi, ma i fattori che determinano le differenze tra vari paesi sono svariati, l’Italia e la Germania sono due paesi molto diversi, per cultura, clima e gestione politica e credo che questi fattori giochino un ruolo importante in questa vicenda e in ogni caso, come ha detto pure la cancelliera, siamo sempre dentro un equilibrio molto precario e non dobbiamo abbassare la guardia. Questo vale per ogni paese del mondo.
Berlino (Germania)
La situazione qui è tuto sommato accettabile: fra qualche giorno riapriranno tutti i negozi fino a 800 mq, ovviamente rispettando una serie di limitazioni nel numero del cliente contemporaneamente dentro il negozio, e distanze di sicurezza. Non c’è l’obbligo della mascherina. Si può uscire senza problemi per andare in giro, anche per fare una passeggiata: si può uscire con il proprio nucleo familiare (indipendente dal numero dei componenti), oppure con un’altra persona (Max in 2, mantenendo 1,50m di distanza). I mezzi pubblici funzionano ma ce ne sono di meno. Di giorno ci sono persone in giro. La sera è tutto vuoto e la polizia fa più controlli riguardo a distanze e indirizzo di residenza. Le librerie non hanno mai chiuso ( a Berlino). Ma hanno dovuto rispettare una serie di limitazioni ovviamente e misure di sicurezza. Ristorante che fanno Take Away o consegna a domicilio hanno continuato a lavorare. Anche molti mercati settimanali all’aperto sono rimasti attivi. Per quanto riguarda le limitazioni al contatto tra le persone: le misure valgono intanto fino al 3 maggio. Tra settimana prossima e inizio maggio riaprono alcune scuole, in maniera limitata, solo per gli scolate degli anni che devono affrontare esami (tipo ultimo scuola media e ultimo di liceo).
York (Inghilterra)
La situazione non è molto buona, ma nel paese c’è speranza e le persone che lavorano da casa mantengono ancora un certo senso di normalità. Siamo alla quinta settimana di quarantena, ma la situazione è peggiore per chi non ha un impiego fisso. Le aziende che stanno resistendo ricevono l’80% dal governo per continuare a pagare i dipendenti. Tuttavia, molte aziende e ristoranti famosi stanno fallendo quindi molte persone stanno perdendo il lavoro. York è in una situazione di quiete e la gente sta rispettando le regole, non era così calma da secoli, così calma che sono state avvistate famiglie di volpi e papere nelle strade
Charleroi (Belgio)
La situazione non è semplice. Anche noi rimaniamo tutti a casa. Forse tra poco inizieremo ad uscire ma sempre nei limiti. In Belgio il numero dei contagiati in proporzione agli abitanti è molto alto. Quindi dobbiamo stare molto attenti. Anche qui le scuole sono chiuse come tante attività.

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