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Sviluppo del territorio: Cgil, Cisl e Uil incontrano i parlamentari nazionali e regionali della provincia

Riccardo Novembre 22, 2022 30 minuti letti
sincacati e deputati

Nel pomeriggio di lunedì 21 novembre i vertici provinciali di Cgil, Cisl e Uil Antonio Malaguarnera, Emanuele Gallo e Carmela Petralia e Mario La Rosa e Vincenzo Savarino, hanno incontrato , su loro richiesta, i deputati nazionali e regionali, Stefania Marino, Eliana Longi, Fabio Venezia in presenza e Luisa Lantieri in collegamento remoto per discutere dello sviluppo della provincia di Enna e mettere sul tavolo le proposte del sindacato. E’ stato loro consegnato un documento su cui le parti sociali lavorano da tempo, anche con l’ausilio di tecnici, che individua degli obiettivi e delle strategie per il rilancio del territorio provinciale. Tutti i deputati hanno condiviso l’iniziativa e individuato dei temi cardine su cui si svilupperà il prossimo incontro. Sindacati e deputazione regionale e nazionale si sono dati infatti appuntamento ad un successivo incontro in cui verranno sviluppati nello specifico ciò che è stato affrontato nell’appuntamento odierno. Per Cgil, Cisl e Uil è il momento di credere davvero che solo facendo squadra nell’interesse comune, che è il nostro territorio, si potranno raggiungere dei risultati positivi.

STRATEGIE DI SVILUPPO PRESENTI E FUTURE
DELLA PROVINCIA DI ENNA 2020-2030

1. Premessa

La provincia di Enna vive una delle più controverse stagioni economiche e sociali della sua storia contraddistinta da una prima fase di recessione e arretramento alla quale è seguita una ancora più profonda di declino e marginalizzazione. In generale dall’inizio di questo secolo si è assistito al dispiegamento di tendenze contrastanti che non hanno impedito di rilevare il dato di un rafforzamento generalizzato del ruolo centrale dell’area metropolitana di Catania nella sua definizione classica di località centrale a detrimento delle aree periferiche e interne dell’isola. Se quindi da un lato abbiamo registrato processi di sviluppo endogeno delle aree periferiche e rurali attraverso importanti strumenti di programmazione dello sviluppo e di rilevanti risorse finanziarie attivate, tanto a livello regionale quanto a livello nazionale (PIT – Progetti integrati territoriali, programmazione negoziata, GAL – Gruppi di Azione Locale, ect..), dall’altro i processi di marginalizzazione e depauperamento della dotazione umana ed economica di questo territorio si sono rivelati inarrestabili con evidenti difficoltà anche sul piano della fornitura dei servizi alle famiglie e alle imprese. Tale sviluppo è risultato fortemente rafforzato anche dai processi di terziarizzazione che l’economia siciliana vive sul suo assetto produttivo e territoriale. In effetti il processo di terziarizzazione rappresenta ormai una tendenza consolidata anche in un’economia come quella siciliana che sembra avere saltato tout court l’industrializzazione diffusa. La Sicilia, infatti, sembra avere compiuto un saldo in avanti da un’economia agricola a quella dei servizi, ad eccezione dei c.d. poli d’industrializzazione forzata e diretta dall’esterno, che sempre più, sono segnalati come casi di politiche di sviluppo fallimentari piuttosto che come esempi di crescita economica replicabili.

Secondo una visione condivisa la crescita del settore terziario nelle economie mature, nella sezione rivolta alle famiglie, è giustificata da un aumento dei consumi che, soddisfatti i bisogni primari (alimentazione) e secondari (beni durevoli), si orienta verso il soddisfacimento di bisogni di tipo superiore (istruzione, cultura, tempo libero, ecc..). Diversamente la crescita del settore terziario, nella sezione rivolta alle imprese, ha invece una spiegazione più complessa. La crescita di questo comparto è attribuibile alle dinamiche di ristrutturazione e sviluppo dell’insieme della produzione. Inoltre al crescere della dimensione aziendale dell’impresa si è sempre accompagnato al crescere del terziario interno (terziario del secondario). Si tratta tipicamente delle attività connesse alla R&S, al marketing, al trading, alla formazione. Lungo questa direttrice le grandi aree urbane rimangono il luogo di mercato per eccellenza e la localizzazione dell’attività terziaria risulta fortemente privilegiata nell’ambito della sua struttura urbana e metropolitana. É questo appunto il caso dell’area metropolitana catanese che ha visto rafforzata, attraverso la nascita di nuovi poli del commercio e della distribuzione, sia all’ingrosso sia al dettaglio, food e no food, la sua capacità di attrazione rispetto ai centri intermedi e minori, a detrimento soprattutto delle aree interne. Tale meccanismo di massimizzazione della forza attrattiva è stato altresì accresciuto dal miglioramento dei sistemi di trasporto e accessibilità dell’area metropolitana. L’area metropolitana catanese esercita un ruolo baricentrico di polo di distribuzione organizzata (nascita del MAAS Mercato Agro-Alimetari Siciliani), del commercio (nascita di nuovi e sempre più grandi centri commerciali) e ancora, della logistica e dei trasporti (il potenziamento dell’aeroporto catanese, nascita del nuovo polo logistico, ect..).

Il processo di terziarizzazione dell’economia e il suo dispiegarsi negli assetti territoriali e urbani della Sicilia orientale sembrano quindi rafforzare le forze di attrazione verso la località centrale catanese accentuandone i caratteri della perifericità delle aree interne dell’ennese, del calatino e dell’Etna. Il nuovo paradigma tecnico-economico fondato sullo sviluppo dell’information tecnology che incide sulle forme di organizzazione produttiva; i processi di globalizzazione che producono trasformazioni sul piano dei sistemi di produzione, distribuzione e commercializzazione; la terziarizzazione dell’economia con un complesso sistema basato sulla produzione di beni immateriali hanno determinato una profonda rivoluzione sul versante urbano, economico e produttivo (deindustrializzazione e disurbanizzazione) anche della Sicilia, assegnando alle aree metropolitane la funzione di poli di direzione, gestione e controllo dell’economia regionale.

2. Le Aree interne della Sicilia

Le aree interne della Sicilia sono interessate, da numerosi decenni, da un processo di desertificazione produttiva e demografica di forte rilevanza quali-quantitativa che si evidenzia dai dati relativi alla riduzione della popolazione residente e dei livelli occupazionali, all’aumento della disoccupazione, al ridimensionamento della ricchezza generale e infine al deterioramento della qualità della vita e dei servizi al cittadino e alle imprese.

I dati sulla popolazione, nel periodo 2002-2010 (i fattori della recente crisi, con riferimento al 2012, non sono ancora del tutto rilevati) e a breve nella nuova statistica 2011-2021, sembrano confermare una tendenza alla migrazione dalle aree interne ad altri luoghi di residenza alla ricerca di nuove opportunità occupazionali e di qualità della vita. Laddove il saldo della popolazione è positivo è l’afflusso di immigrati dall’estero che compensa il deficit di popolazione. Emerge così con evidenza come la popolazione ennese si ridimensiona sia come dato provinciale sia come città capoluogo passando da 28.852 abitanti nel 2002 ad appena 27.004 nel 2019. Il flusso migratorio estero in ingresso non compensa una forte riduzione delle nascite e della migrazione verso altri comuni. Caltanissetta conferma lo stesso trend da 61.268 abitanti nel 2002 a 60.267 nel 2010. Adrano e Caltagirone, pur presentando dati complessivi positivi, hanno rispettivamente saldi migratori interni sempre negativi e costanti (-734 Adrano, – 867 Caltagirone). Solo i flussi in ingresso degli immigrati riescono negli anni a compensare la fuga dai centri intermedi. Il trend si conferma anche in altri centri minori con un saldo migratorio verso altri comuni sempre negativo. I flussi migratori verso le aree metropolitane e verso altre aree del Paese sono ormai constanti e si consolidano nel corso del decennio 2010-2019 a seguito dell’acuirsi della crisi economica e occupazionale. Infine il dato evidente è il forte turn-over della città di Catania con nuove iscrizioni e nuove cancellazioni. In dieci anni la città di Catania perde quasi 20.000 abitanti passando da 312.205 a 293.458 abitanti. La popolazione si sposta nei comuni vicini per evidenti ragioni di convenienza economica e di saturazione degli spazi (alti costi degli immobili e dei servizi, sicurezza, prossimità ai luoghi di lavoro, ect..) ma anche lontano in cerca di migliori opportunità lavorative e di vita. L’area metropolitana catanese attrae giovani delle aree interne mentre le famiglie catanesi trovano livelli di qualità della vita migliori nelle nuove periferie metropolitane seguendo i processi di dis-urbanizzazione e dilatazione dei territori urbani e delle interconnessioni con i comuni vicini.

Ai dati riferiti alla popolazione, che confermano quindi le direttrici di sviluppo del territorio regionale e del rapporto gerarchico aree interne – area metropolitana, si aggiungono quelli riferiti al sistema produttivo e imprenditoriale a partire dal fallimento dei “proto-distretti produttivi” che all’interno dell’isola sembravano aver avviato, nel decennio precedente, un percorso endogeno di sviluppo. Si ridimensiona fortemente il numero delle imprese coinvolte nel cluster delle materie plastiche di Regalbuto, del tessile – abbigliamento di Valguarnera e Bronte e della ceramica di Caltagirone. I dati del distretto produttivo del tessile – abbigliamento della Sicilia orientale sono rappresentativi di una situazione di crisi e arretramento nella densità imprenditoriale delle esperienze imprenditoriali e distrettuali siciliane che coinvolgono le aree interne dell’isola. La variazione percentuale del decennio delle imprese del settore tessile abbigliamento e la relativa riduzione degli addetti conferma un intenso processo di desertificazione produttiva. Si rilevano inoltre numerose chiusure e fallimenti delle iniziative imprenditoriali attivate attraverso gli strumenti di programmazione negoziata (Patto territoriale e PIT – Progetti Integrati Territoriali) e il mancato decollo delle principali aree d’insediamento produttivo. E infine i dati sulla disoccupazione infine confermano la diversità di sviluppo/opportunità che le aree costiere rappresentano rispetto alle aree interne con una forbice percentuale tra la provincia di Catania e quelle di Caltanissetta ed Enna che oscilla nel corso degli ultimi dieci anni dai 4 ai 7 punti percentuale.

Un ulteriore elemento di deterioramento delle condizioni di sviluppo delle aree interne e di accelerazione dei processi di concentrazione territoriale verso le aree metropolitane è rappresentato dalla riduzione dei flussi di spesa e dei trasferimenti pubblici dello Stato e della Regione Siciliana che colpiscono con maggiore forza le aree interne ai quali aggiungere i processi di riduzione della spesa per investimento da parte di Stato e Regioni. I trasferimenti dello Stato e della Regione alle amministrazioni provinciali e comunali si sono ridimensionati di oltre il 50% per le Province Regionali e del 40% per i Comuni. La possibilità di favorire processi di autonomia finanziaria degli enti locali e territoriali è divenuta estremamente complessa e di impossibile attuazione. Si aggiungono inoltre i già avanzati interventi di razionalizzazione delle strutture sanitarie, giudiziarie e dei servizi alle persone con l’avvio di processi di marginalizzazione di intere aree rurali dell’interno dell’isola. Tali conseguenze di depauperamento territoriale sono inoltre accentuate dalla soppressione di enti di governo del territorio e di rappresentanza degli interessi che hanno esercitato, in alcuni contesti storici e politici favorevoli, strumenti di promozione dello sviluppo auto-propulsivo (vedi il caso delle Province). La soppressione dei Consorzi delle aree di sviluppo industriale e, recentemente, in maniera improvvisata e sprovveduta, delle istituzioni provinciali con l’accentramento di alcune funzioni a livello regionale risponde a una logica “coerente” rispetto ai tentativi di rafforzare le gerarchie territoriali dell’isola nei due principali centri metropolitani dell’isola (Catania e Palermo) e conferma un accentuarsi del divario aree interne/aree costiere che rischia di compromettere le condizioni di vita dei centri minori. Si confermano così quei rapporti di dominanza che accentuano i divari e li auto-alimentano, a differenza da scelte di politica economica ed urbana, più attente ai territori e che propongono un sistema di sviluppo urbano e territoriale orientato ad un’organizzazione reticolare e di specializzazione dei centri intermedi.

Forse l’unico elemento in controtendenza è la recente nascita dell’Università degli Studi KORE di Enna che rappresenta un evento stocastico rilevante in grado di mettere in discussione i processi evolutivi fin qui presentati. Con il D.M. 15 settembre 2004 (integrando l’art. 9 del precedente D.M. 5 agosto 2004, n. 262, riferito alla Programmazione del sistema universitario per il triennio 2004/2006) viene prevista l’istituzione della Libera Università della Sicilia centrale “Kore” con sede ad Enna. Il recente sviluppo della suddetta istituzione mostra una crescita significativa degli studenti universitari iscritti rispetto alle altre tre università siciliane. Rilevante il fatto che gli studenti residenti in provincia di Catania sono divenuti dal 2012 più numerosi di quelli delle province di Enna e Caltanissetta mentre aumentano costantemente in valore assoluto e in percentuale gli studenti delle province di Palermo, Agrigento e Trapani, di pari passo con il consolidamento dei bacini di Siracusa, Ragusa e Messina.

Il manifestarsi di questa discontinuità nel processo di crescita o de-crescita delle dimensioni della città di Enna e del suo sistema territoriale e urbano potrebbe rappresentare un mutamento rilevante delle condizioni economiche e sociali del territorio a condizione che lo sviluppo dell’area urbana e della sua struttura funzionale sia indirizzato e coerente al processo di sviluppo dell’università stimolando altresì la fornitura di servizi per la ricerca, la formazione e lo spin-off delle iniziative imprenditoriali e produttive. Resta da capire come un elemento controtendenza quale la nascita dell’università, in un particolare momento critico della traiettoria di sviluppo dell’area interna della Sicilia e della città di Enna, può determinare subitanee biforcazioni in una direzione opposta rispetto a quella determinata dall’evolversi della situazione appena rappresentata.

Tale discontinuità può rafforzare alcune esternalità positive di agglomerazione che, pur se presenti, non sono mai state in grado di favorire da sole un’inversione di tendenza di quei processi di de-crescita e crescita dei sistemi territoriali e urbani appena indicati. Ci si riferisce al ruolo di centralità territoriale e geografica che l’area interna dell’isola, e in particolare l’ennese, può esercitare quale polo della logistica e dei servizi intermedi. Il vecchio “Piano regionale dei trasporti indica” – infatti – “tra le sue linee strategiche l’obiettivo di “rompere l’isolamento delle aree regionali interne” puntando sulla crescita di una quarta polarità nell’area sud-occidentale al fine di controbilanciare gli attuali assetti regionali, che vedono una forte concentrazione di risorse e urbanizzazioni lungo i versanti costieri e nelle aree metropolitane di Messina, Catania e Palermo”. All’interno di questa prospettiva, così come indicata dagli strumenti di programmazione regionale e provinciale, il ruolo dell’area interna dell’ennese ricoprirebbe un significato di grande rilevanza strategica inducendo le istituzioni e i responsabili locali a offrire occasioni di aggregazione lungo i percorsi di collegamento tra le due grandi centralità territoriali occidentali e orientali. Si viene così a ribadire la presenza di un’esternalità positiva di agglomerazione data dal ruolo di collegamento naturale tra le due aree territoriali occidentale e orientale dell’isola che pur tuttavia mai è riuscita a costituire un elemento determinante nei processi di sviluppo economico e urbano dell’interno siciliano. Appare quindi coerente a tale funzione di cerniera la decisione di localizzare un importante investimento quale quello di un Factory Outlet Village commerciale nell’area produttiva di Dittaino da parte di alcuni investitori dell’Italia settentrionale individuando nel centro dell’isola una posizione strategica nell’ambito delle scelte di acquisto dei consumatori siciliani.

Tuttavia, pur in presenza di queste esternalità di agglomerazioni positive e, al contrario, di più forti tendenze in atto di desertificazione produttiva, agglomerazione urbana dell’area metropolitana catanese e rarefazione dei servizi alle famiglie, alle imprese e ai territori intermedi, sarà determinante avviare una nuova, condivisa e articolata politica di sviluppo territoriale in grado di agevolare, rafforzare e potenziare quei processi dinamici di rottura quale appunto quello del sistema universitario ennese, per tracciare così una traiettoria alternativa a quella in essere.

3. Una nuova politica di sviluppo territoriale

Rilanciare l’azione politica, progettuale e di programma risulta quindi indispensabile per consentire all’area interna dell’isola di contrastare la sua condizione di marginalità ed emarginazione aggravata dalla crisi e dai processi di sviluppo in atto. A questo proposito bisogna premettere che una nuova politica per lo sviluppo deve essere ispirata alla logica dell’impresa, dell’imprenditorialità diffusa, della necessità di scommettere sul sistema produttivo e di legarlo al territorio e alle forze sociali nonché al sistema delle autorità locali, alla necessità di una nuova stagione di sostegno pubblico ma attraverso meccanismi selettivi e strategie condivise, dell’infrastrutturazione diffusa e ancora della metodologia della programmazione e della cooperazione rifiutando le logiche dell’assistenzialismo e della clientela.

Per fare tutto ciò bisogna partire da ciò che il territorio è in condizioni di offrire a cominciare dalle sue risorse umane. Dai dati ISTAT risulta che la forza lavoro attiva nella provincia di Enna ammonta a 60 mila unità, di cui 39 mila occupati e 21 mila in cerca di occupazione con un tasso di disoccupazione di circa il 35%. Per raggiungere un tasso di disoccupazione naturale cioè di circa il 6-7% data dal normale turnover sarebbero necessari circa 15 mila nuovi posti di lavoro. Per raggiungere almeno la media nazionale del 10% circa abbiamo un fabbisogno occupazionale di 13 mila posti di lavoro. Volendo utilizzare un metodo interpretativo di tipo econometrico dove si stabilisce che per creare un posto di lavoro sono necessari in media 120.000 Euro sarebbero necessari circa 1,5 miliardi di Euro. Uno sforzo di investimenti materiali e immateriali diretti ed indiretti di inimmaginabile dimensione per un territorio come quello delle aree interne dell’isola.

E allora dove reperire queste ingenti risorse se mai tante ne esistessero.

Dall’analisi del credito risulta che i depositi bancari ammontano a circa 800 milioni di Euro a fronte di 700 milioni di impieghi e che solo percentuali bassissime risultano destinate agli investimenti produttivi ed in particolare ad attività localizzate sul territorio. Non c’è dubbio quindi che è necessario favorire la riconversione del risparmio privato, tra i più alti d’Italia, ad investimenti produttivi e non finanziari che diversamente sarebbero destinati altrove. E ancora, incrementare questo tasso di impieghi sul territorio da percentuali irrisorie a propensioni di investimenti locale più significativo. Convincere i risparmiatori ad investire e ad investire sul territorio. Per fare ciò sono necessari strumenti di finanza innovativa e opportunità economiche che sarà necessario creare e mettere a disposizione della platea degli investitori locali. Orientare il risparmio privato verso strumenti innovativi che anche e soprattutto le amministrazioni locali possono attivare: Finanza di progetto e Buoni ordinari comunali e provinciali sono strumenti disponibili e importanti. Ma anche l’ingegneria finanziaria e l’avvio di iniziative e soggetti pubblico-privati rappresentano strumenti capaci di coagulare il risparmio ed orientarlo ad attività localizzate nella provincia di Enna.

É tuttavia ovvio che il risparmio privato non è sufficiente a promuovere lo sforzo di investimenti necessari ad avviare lo sviluppo del territorio così come definito. Sono allora indispensabili investimenti pubblici e privati che devono provenire dall’esterno. Bisogna operare al fine di attrarre sul territorio investitori privati esterni che da altre parti del Paese possano localizzare le proprie iniziative ravvisando sul territorio quei vantaggi competitivi che sono determinanti nella scelta del sito dove allocare risorse e attività produttive. Così come si dovranno utilizzare al meglio e in maniera “concentrata” ed efficace le numerose risorse pubbliche che Fondi Strutturali comunitari, Fondi per le Aree depresse ed ulteriori risorse nazionali e regionali ordinarie possono concentrare sul territorio. Solo un cocktail così ingente e significativo di investimenti privati e finanziamenti pubblici europei, nazionali e regionali può conseguire quel risultato di investimenti sul territorio auspicabile.

L’obiettivo generale deve essere, quindi, quello di candidare questo territorio all’appuntamento del 2030 con un tasso di disoccupazione di 1/3 rispetto a quello attuale e un reddito pro-capite da un modestissimo 50% rispetto al PIL nazionale ad un significativo 75%. Per conseguire un obiettivo di ricchezza così forte è necessario avere un tasso di crescita annua del 4-5% rispetto alla media nazionale dell’1%. Si tratta di tassi di crescita simili a quello che attualmente alcuni Paesi dell’Est europeo stanno sperimentando.

In questo quadro la necessità di concentrare gli sforzi su alcuni grandi temi dello sviluppo e su alcune idee forze appare come la migliore metodologia di lavoro per conseguire risultati concreti e per aggregare le migliori energie economiche, sociali, culturali e politiche che questo territorio esprime. Solo attraverso una lungimirante e innovativa azione programmatica e politica sarà possibile riprendere un cammino di sviluppo locale sostenibile.

Tre quindi le macroaree principali di intervento:

– Ambiente, energia, acqua.

Il territorio della provincia di Enna possiede i requisiti indispensabili per poter costruire un percorso di sviluppo fondato sulle risorse naturali ed ambientali. Attraverso l’utilizzo integrato delle risorse naturali è possibile identificare una serie di attività di rilevanza economica e sociale.

Si tratta di ripensare alla valorizzazione e alla gestione delle risorse idriche sia a fini civili che industriali con i relativi interventi di manutenzione straordinaria e ordinaria delle reti di approvvigionamento e del sistema dei bacini rappresentano, attraverso l’Ambito Territoriale Ottimale. Si tratta di una risorsa sia ai fini di un loro utilizzo sia per l’accumulazione di risorse attraverso la vendita ad altre aree dell’isola.

La possibilità di ri-costituire una Agenzia Locale per l’Energia che, attraverso il concorso di risorse e soggetti pubblici e privati, possa sostenere, favorire e promuovere l’utilizzo delle energie alternative a partire delle neo esperienze relative alle biomasse ma altresì alle energie pulite (solare, eolica, ect…) può costituire, nel quadro del processo di liberalizzazione ed apertura oggi in atto in Italia e in Europa, una opportunità di sviluppo e di crescita anche e soprattutto occupazionale. In questo ambito le agro-energia costituiscono ancora un ulteriore ambito di investimento e di sviluppo sul quale varrà la pena di investire e di immaginare una progettualità più articolata con il concorso di operatori agricoli, singoli e associati, e di gruppi industriali e tecnologici, anche extra-territoriali. L’esperienza del Distretto delle energie rinnovabili e dei materiali per l’edilizia deve essere rilanciata e valorizzata, aggregando le migliori esperienze imprenditoriali nell’ambito delle energie rinnovabili, della ricerca e dell’innovazione, dell’università. Anche la questione dei rifiuti va trasformata da criticità ad opportunità. Si tratta di sviluppare un ciclo virtuoso di riciclo e riutilizzo alternativo dei rifiuti (economia circolare) dotando il territorio di tutte quelle iniziative, private e pubbliche, in grado di realizzare investimenti, progetti e impianti in grado di assicurare la valorizzazione delle materie secondarie. Tutto ciò potrebbe infine rappresentare un ulteriore modello produttivo in grado di ridurre il carico tributario ai cittadini e alle imprese.

Non c’è dubbio che in questo quadro il sistema delle risorse ambientali e naturali ha anche un carattere autonomo e rilevante, non solo conservativo, proprio delle riserve naturali e degli enti deputati a questo compito, ma anche di fruizione turistica ed economica. L’idea della Rete Ecologia Locale ha un valore autonomo e deve essere finalizzato sia alla protezione del patrimonio ambientale territoriale sia ad un suo utilizzo a fini produttivi ed occupazionali.

– Il sistema imprenditoriale e delle infrastrutture

Il rafforzamento del sistema e dei servizi alle imprese e altresì l’infrastrutturazione del territorio provinciale sono l’elemento qualificante di uno sviluppo ampio e consolidato. La rilevanza economica dei territori anche nel quadro della più ampia competizione globale apre il discorso dei sistemi di comunicazione materiali ed immateriali a partire dall’Asse viaria Nord/Sud. Senza un sistema di servizi è impossibile creare occasioni di sviluppo.

L’Area di sviluppo industriale e le altre aree attrezzate sono un punto di riferimento determinante. Completare l’incompleto, rafforzare l’esistente, qualificare il funzionante devono aggiungersi ad alcune ipotesi innovative. Non è possibile credere in uno sviluppo del sistema territoriale senza immaginare una struttura fieristica e commerciale di dimensioni significative che sfrutti la centralità geografica come occasione per erogare servizi magari allocandola in un contesto territoriale prossimo all’Outlet Village in grado così di coniugare alla tradizionale funzione commerciale quella fieristica e congressuale. Un Ente Provinciale Fieristico, a partecipazione pubblico privata, può intestarsi la realizzazione di un centro fieristico e congressuale sul quale fare convergere anche iniziative ricettive e di servizi che ne rafforzerebbero la ricaduta economica e commerciale. In questo senso dovrà poi essere cura dell’Ente sviluppare una adeguata programmazione in grado di fare convergere iniziative/eventi/appuntamenti fieristici/mostre di respiro regionale ed extra-regionale dal settore dell’agricoltura all’artigianato, dai servizi all’industria, dall’edilizia e all’energie rinnovabili, ect. Tale prospettiva risulta inoltre coerente alla nuova definizione di ZES – Zone Economiche Speciali dove appunto bisogna rilanciare l’ipotesi di un ZES Centro Sicilia in grado di costituire un0area di attrazione e di sviluppo delle aree interne dell’Isola.

Decisivo anche in questo quadro risultano i processi di aggregazione e di filiera delle produzioni esistenti. La nascita dei distretti si accompagna alla aggregazione orizzontale e verticale dei sistemi produttivi sia a valle che a monte della catena. Le iniziative imprenditoriali devono aggregarsi sia sul piano degli approvvigionamenti che su quello del know-how, del trasferimento tecnologico che del marketing e dell’export. Aggregare il territorio in alcune esperienze consortili e/o associative (Agro-alimentare, Tessile-abbigliamento, Gomma e plastica, Information Tecnology) è esigenza prioritaria per affrontare la sfida dei mercati nazionali ed internazionali. Partendo dalle esperienze passate dei Distretti produttivi o Aree di specializzazione produttiva si deve ampliare e rafforzare la presenza imprenditoriale. Favorire la nascita di nuove iniziative imprenditoriali giovanili e femminili è una priorità assoluta. Il Settore agricolo e della trasformazione e quindi l’intera filiera dell’agro-food e della agro-energie deve essere l’ambito privilegiato di qualsiasi azione di sostegno, valorizzazione e ampliamento della base produttiva. Lo sforzo deve essere quello di aggregare l’offerta, promuovere la trasformazione e commercializzazione dei prodotti, creare valore aggiunto, incrementare il grado di innovazione e apertura del sistema agricolo locale, orientarlo all’export. Non di meno risulta indispensabile scommettere sulle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione nonché sull’intelligenza artificiale per favorire lo sviluppo di un nuovo settore con un basso livello di investimento materiale ma con un’importante componente umana e tecnologica. Sarà necessario aggregare l’offerta, aumentare il grado di innovazione delle imprese, rafforzare le azioni di promozione e di export, migliorare il rapporto con il sistema del credito nonché qualificare le risorse umane e tecniche. Senza una serie di azioni orizzontali e di sistema sarà difficile creare condizioni di sviluppo e ampliamento della base produttiva e imprenditoriale. Anche il ruolo della contrattazione di secondo livello può contribuire a creare condizioni di vantaggio per il rilancio degli investimenti imprenditoriali con particolare riferimento alle start-up e ai nuovi investimenti produttivi. In tal senso azioni integrate saranno indispensabili sull’esempio del Pacchetto Agevolativo Integrato sperimentato in passato. Solo un territorio che sappia orientare le proprie produzioni locali ai mercati esteri può apportare il reale contributo necessario alla creazione di valore aggiunto e di nuova occupazione.

Sul fronte della promozione la strumentazione esistente deve trasformarsi in Agenzia di sviluppo e di marketing territoriale di alto livello, capace di implementare una azione di promozione del territorio, di attrazione degli investimenti pubblici e privati, di coordinamento degli interventi e delle procedure di insediamento.

– Cultura, turismo e formazione

Solo attraverso la valorizzazione del patrimonio umano, artistico e culturale è possibile immaginare per questo territorio una prospettiva sostenibile di crescita. La provincia rischia infatti di vivere una ulteriore stagione di depauperamento delle risorse umane e di degrado del patrimonio artistico e storico. Per invertire questo processo è necessario individuare una serie di iniziative capaci di ridare centralità alla cultura e al territorio.

La prima iniziativa concreta non può essere altro che una nuova Biennale di Archeologica. Si tratta di ricostituire un soggetto in grado di esercitare un ruolo di catalizzatore di manifestazioni culturali internazionali e nazionali, implementare laboratori di arte e culturale, favorire la formazione delle risorse umane, promuovere il patrimonio archeologico.

Per rafforzare tutto ciò il lancio di una Associazione e/o Fondazione culturale può estendere il settore di intervento dai beni archeologici all’intera offerta culturale e artistica della provincia di Enna. L’associazione dovrà promuovere attività culturali e di valorizzazione, teatro, cinema, spettacolo, beni culturali e quant’altro finalizzato ad una gestione unitaria della risorsa “cultura”. L’operazione deve tenere conto di tutti i soggetti, pubblici e privati, economici e finanziari, presenti sul territorio così da trasformarsi in uno strumento a servizio del patrimonio locale.

Seguendo le indicazioni in sede comunitaria non si può fare a meno di pensare che la valorizzazione del patrimonio culturale deve coniugarsi con la questione del turismo e della fruibilità dei territori. Sarà indispensabile promuovere e quindi implementare, attraverso una determinante azione di concertazione una Offerta Turistica Integrata che tenga conto sia del rafforzamento della capacità ricettiva alberghiera ed extra-alberghiera, dei servizi di incoming e di animazione, della definizione di piani turistici in collaborazione degli enti pubblici locali. La creazione di un soggetto deputato alla redazione di tale pacchetto turistico – Promo Enna – può sovrintendere tale metodologia e costituire l’elemento catalizzatore di attività imprenditoriali ed occupazionali.

Infine l’Università – The last but not the least. La risorsa umana è il patrimonio più grande che questa terra possiede. La scommessa dell’università deve trovare la giusta dimensione ed estensione attraverso il suo potenziamento e attraverso la creazione di tutte quelle strutture di servizio e di crescita culturale e professionale che si appartengono ad un polo universitario di dimensione regionale o internazionale. L’ambizione è quella di avere a disposizione una struttura universitaria che sappia aggregare risorse umane provenienti anche da altri paesi del mediterraneo consegnandoci una dimensione di cooperazione transnazionale a tutti i livelli umana, culturale, economica e sociale.

Ma questo non basta per legare il mondo accademico con l’economia è necessario che la ricerca e lo studio accademico si trasformino in creazione di impresa, in ricerca applicata, in sviluppo imprenditoriale. Solo attraverso la nascita e creazione un Centro di Ricerche e di Innovazione Tecnologica, coerente all’Università e ad essa collegata, localizzato presso l’area di sviluppo industriale, si potranno rafforzare le iniziative didattiche e ordinarie che già si esercitano collegandole con il territorio. É necessario collegare l’Università con il mondo dell’impresa e del lavoro. Dal Centro si potranno immaginare azioni di spin-off in grado di generare impresa, innovazione tecnologica, valorizzazione delle risorse umane. Attraverso una cooperazione forte tra istituzioni locali, Università, Parco Scientifico e Tecnologico della Sicilia, Area di sviluppo industriale e sistema imprenditoriale sarà possibile creare tale Centro di Innovazione tecnologico di respiro regionale.

In definitiva la nascita dell’Università degli Studi di Enna rappresenta un importante potenziale di trasformazione urbana ed economica dell’area interna dell’isola ma soprattutto del contesto urbano di Enna concorrendo alla messa in discussione del paradigma della dominanza e della leadership delle aree costiere in una lettura del territorio in cui alcuni centri intermedi possono assolvere a funzioni specializzate pur non avendo ancora quella massa critica di popolazione e reddito considerate indispensabili pre-condizioni. Già alcuni Atenei italiani hanno sperimentato, insieme all’adattamento al nuovo modello formativo, la costruzione di un diverso modello di insediamento territoriale, nell’autonomia delle proprie decisioni e nella capacità di mettersi in relazione con energie nuove del territorio.

Sarebbe necessario quindi condividere l’idea della necessità del potenziamento dell’Università degli Studi Kore di Enna nella trasformazione urbana e nell’identificazione della città di Enna quale centro urbano intermedio di servizi in grado di riconoscere e valorizzare una vocazione e una funzione territoriale nuova e innovativa. L’università, come istituzione autonoma e catalizzatrice di interessi produttivi di alto livello cognitivo, è in grado di mettere a sistema tre fattori quali creatività, innovazione e capacitazione, costituendo di per sé una vantaggiosa risorsa per lo sviluppo territoriale e per la promozione di quello che viene riconosciuto come “distretto culturale”. Per far crescere la new economy di un territorio occorre pertanto creare o rafforzare le istituzioni che aiutino le nuove imprese a nascere, espandano l’educazione e i saperi tecnici, assistano le imprese nell’adozione di tecnologie di rete e nell’accesso al web, costruiscano collegamenti con altre località in ambito regionale per una fertilizzazione incrociata reciprocamente vantaggiosa.

4. Il percorso metodologico e le risorse

I processi di trasformazione economica e produttiva e di sviluppo sociale ed urbano non dipendono mai da un singolo attore istituzionale ma principalmente, a livello strategico, dalle azioni promosse nei territori dai vari corpi intermedi (associazioni di categoria sindacati, partiti politici, forse sociali e culturali), dalle amministrazioni locali e altresì da istituzioni non governative, informali, in grado di produrre beni comuni (come le università). Avviare un processo virtuoso di trasformazione produttiva e territoriale, frutto dell’auto-organizzazione sociale ed economica, riferita all’area interna dell’isola e in particolare della Provincia di Enna, significa individuare un nuovo protagonismo di alcuni soggetti sociali, sindacali, economici ed istituzionali in grado di ri-articolare il territorio in base ad un’attrattiva differente, basata su funzioni economiche, sociali e culturali di rango superiore e su istituzioni innovative. Tale capacità sembra comporre anche oggi, con le dovute differenziazioni, le dinamiche economiche più avanzate in merito all’innovazione e alla competitività territoriale di aree emergenti in Italia ed in Europa. Di tutto questo abbiamo bisogno.

A tal proposito è indispensabile promuovere una vera e propria Conferenza Programmatica Provinciale che sappia coinvolgere l’intero partenariato pubblico e privato e adottare le Linee strategiche di intervento e di azione così da aprire da un lato un ampio dibattito e coinvolgimento del territorio e dall’altro avviare una nuova stagione di partecipazione e programmazione “dal basso”. Le Linee programmatiche potranno rappresentare la base di un Accordo di Programma che prenda spunto da esperienze similari come quelle indicate nelle azioni di riqualificazione industriale. Si tratterebbe in pratica di sottoscrivere un Accordo programmatico di rilancio e sviluppo del territorio dell’interno dell’isola, con la partecipazione anche delle istituzioni nazionali e regionali, che possa attivare risorse pubbliche e private, anche mediante cofinanziamento nazionale e regionale e con l’utilizzo di tutti i regimi d’aiuto disponibili per cui ricorrano i presupposti, investimenti produttivi anche a carattere innovativo, la riqualificazione delle aree interessate, la formazione del capitale umano, il rilancio dell’aree industriale e delle aree artigianali, il recupero ambientale e l’efficientamento energetico dei siti e la realizzazione di infrastrutture strettamente funzionali agli interventi. A questo proposito la nuova fase di programmazione comunitaria relativa al periodo 2021-2027 appare assolutamente propizia per un nuovo protagonismo e partecipazione dei territori anche ai fini dell’attivazione delle nuove risorse comunitarie e nazionali.

Resta inteso che in questo sforzo di programmazione e di rilancio dello sviluppo delle aree interne deve contribuire anche il sistema regionale nel quadro di una nuova rideterminazione dei rapporti tra le tre aree metropolitane e le aree interne. Se si continuerà infatti a concentrare le strutture, i servizi, i sistemi di livello regionale solo nei grandi centri urbani di Palermo, Catania Messina (nella sanità come nella logistica, nei trasporti come nello sviluppo industriale) difficile risulterà qualsiasi azione in controtendenza ai processi in atto. In questo senso non può essere quindi dimenticato il ruolo che la Regione Siciliana deve esercitare in termini di riequilibrio delle funzioni tra Aree Interne e Periferiche e Aree Metropolitane.

La prospettiva di fondo è quindi quella di “fare sistema” a livello locale, dove le politiche si “territorializzano” e producono effetti di integrazione reale sulla collettività di riferimento. Tutto ciò al fine di intervenire sulle dinamiche territoriali ed in risposta alle tendenze demografiche, sociali ed economiche attualmente in atto, ridimensionando i processi di desertificazione produttiva e demografica. Si deve ritornare a “fare progetto”. A questo impegno è chiamata anche la politica – nel senso più ampio – che deve riuscire a immaginare per il prossimo decennio un rilancio del sentiero di sviluppo e di crescita di questo territorio. Senza nulla togliere ai numerosi bisogni del quotidiano che costituiscono spesso le strozzature peggiori allo sviluppo economico e che costringono la politica e l’amministrazione a competere sul piano dell’ordinario oggi più che mai bisogna farsi carico di un nuovo disegno strategico che sappia promuovere degli elementi di novità e di innovazione.

Nell’auspicio e in attesa di una nuova politica per il Mezzogiorno indotta e promossa “dall’alto” lo sviluppo c.d. “dal basso”, endogeno e autocentrato, passa attraverso la capacità propositiva e progettuale di una intera classe dirigente politica, amministrativa, sindacale ed economica. Solo se si saprà ricreare un clima favorevole e di fiducia con lo sforzo e l’intraprendenza di tutte le energie locali questo territorio tornerà a vivere una stagione di vitalità e di partecipazione.

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