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Revoca della scorta a Gaetano Debole: Cgil Enna, Fillea Cgil Sicilia e Fillea Cgil Enna: “Un segnale devastante per la comunità”

Riccardo Aprile 18, 2026 4 minuti letti
Salvo Carnevale

Revoca della scorta a Gaetano Debole: Cgil Enna, Fillea Cgil Sicilia e Fillea Cgil Enna: “Un segnale devastante per la comunità”

“La notizia della revoca della misura di tutela nei confronti di Gaetano Debole ci lascia profondamente sorpresi e sinceramente interdetti. Debole non è soltanto un imprenditore ennese: è una figura che, negli anni, ha rappresentato con coraggio e responsabilità un presidio concreto di legalità nel territorio, impegnandosi contro racket ed estorsioni. È stato presidente dell’associazione antiracket Fai di Leonforte e coordinatore provinciale, oltre a essere attuale presidente della Cassa Scuola Edile di Enna; un impegno civile che gli è valso anche il titolo di Cavaliere della Repubblica”. Così Giovanni Pistorio, segretario generale Fillea Cgil Sicilia, Antonio Malaguarnera, segretario generale Cgil Enna e Salvo Carnevale, della segreteria regionale Fillea Cgil Sicilia
e segretario generale Fillea Cgil Enna, che spiegano: “Secondo quanto riportato nelle notizie di queste ore, la misura di protezione era stata adottata dopo gravi minacce ricevute da soggetti arrestati anche grazie alle sue denunce.
Proprio per questo, desta ancora maggiore sconcerto leggere le motivazioni e il contesto in cui questa decisione matura. Se pure vi sono valutazioni tecniche e procedurali alla base della revoca, resta una questione politica, istituzionale e morale che non può essere rimossa: i tecnicismi non possono sopravanzare il valore simbolico e sostanziale del messaggio che viene consegnato al settore produttivo e all’opinione pubblica. In una terra in cui denunciare continua a richiedere coraggio e sacrificio, revocare la tutela a chi ha scelto di stare apertamente dalla parte della legalità, a spese della propria libertà personale, produce un effetto pesantissimo”.

La Cgil di Enna, la Fillea Cgil Sicilia e la Fillea Cgil di Enna ritengono che questo sia un segnale devastante per ragioni fin troppo evidenti. “Perché rischia di alimentare sfiducia – elencano Pistorio, Malaguarnera e Carnevale – perché può insinuare, in chi subisce pressioni o minacce, l’idea che denunciare significhi essere lasciati soli proprio nel momento in cui si avrebbe più bisogno della presenza dello Stato; perché indebolisce, agli occhi del mondo del lavoro e delle imprese sane, il patto di fiducia tra cittadini, istituzioni e apparati di sicurezza. Non ci sfugge che le decisioni sulle misure di protezione rispondano a valutazioni competenti e formalmente codificate. Ma proprio per questo riteniamo che, in casi come questo, occorra tenere insieme la dimensione tecnica e quella pubblica, perché la lotta alla mafia, al racket e alle intimidazioni non è mai un fatto neutro o soltanto amministrativo: è anche una grande questione democratica, civile e sociale. E quando a pagare il prezzo dell’esposizione sono imprenditori, lavoratori, rappresentanti delle associazioni antiracket e testimoni di giustizia, lo Stato deve saper offrire non solo procedure, ma anche una percezione concreta, visibile e credibile di protezione. Le dimissioni di Debole dagli incarichi nell’associazione antiracket, maturate proprio alla luce della revoca della tutela, rendono questa vicenda ancora più grave e allarmante. Esse raccontano meglio di qualunque commento il livello di amarezza e di solitudine che una simile decisione può produrre in chi, per anni, ha scelto di esporsi in prima persona per affermare il principio che legalità e libertà d’impresa devono camminare insieme. La revoca arriva, inoltre, nel bel mezzo di un periodo di espansione delle attività edili che sono di per sé fragili e vulnerabili agli appetiti criminali, nel senso più ampio del termine. Come è noto, la questione mafiosa è molto piu’ complessa ed è da tempo evidente come sia una sommatoria di interessi trasversalidentro una comunità”.

Per queste ragioni, la Cgil di Enna e la Fillea Cgil Sicilia esprimono piena vicinanza e solidarietà a Gaetano Debole e rivolgono un appello forte alle istituzioni competenti affinché questa vicenda sia attentamente rivalutata. “Non si può chiedere a imprenditori, lavoratrici, lavoratori e cittadini di denunciare e di resistere ai condizionamenti criminali – concludono Pistorio, Malaguarnera e Carnevale – se poi il segnale che passa è quello di un arretramento della tutela pubblica”.

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Riccardo

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