IL TEATRO NEL TEMPO DEL COVID19 di Salvatore Presti
Enna, una città sospesa… Si deve al coronavirus se si è fermata la vita sociale e in parte anche le relazioni interpersonali. Se prima ci si poteva dare la mano in segno di amicizia e abbracciarsi con i più intimi, adesso il saluto consiste nello sfiorarsi col braccio e il gomito. Un grido di dolore si leva in tutti noi e gli avvertimenti dei media “restate a casa” rende ancor più frustante il non poter più condurre una vita normale.
Hanno chiuso i battenti i cinema, i teatri e tutti i luoghi frequentati dal pubblico dove vengono rappresentati eventi dal vivo e non solo. Sono vietate persino le riunioni in famiglia al di sopra di 6 persone. Da molte parti abbiamo sentito che non esiste una data certa per la riapertura dei luoghi pubblici d’intrattenimento. Se ne riparlerà, forse, a fine 2021 o anche nel 2022 inoltrato. Tutto ciò ha generato un blocco di un intero settore che produce arte, bellezza e alimenta l’economia, tutte cose che aumentano l’attrattiva dei territori, l’offerta culturale e turistica”.
Il coronavirus19, oltre a causare centinaia di morti, mettendo a dura prova il nostro sistema sanitario, (che fortunatamente ha retto), ha corroso in un attimo “il senso delle relazioni umane”, colpendo soprattutto “tutte quelle realtà che trasmettono e concorrono a elaborare sapere, cultura e arte come le scuole, le biblioteche, i musei e gli spazi teatrali”. Anche il disagio economico che coinvolge tutte le maestranze, attori, sceneggiatori, costumisti, registi (a parte le compagnie e gli artisti più noti) che ruotano attorno al mondo dello spettacolo è venuto drammaticamente alla luce, con il fermo imposto dalla pandemia. Ciò che ha proposto il ministro della cultura e dello spettacolo Franceschini di una piattaforma on line a pagamento per trasmettere spettacoli in streaming è alquanto azzardato, secondo il parere di molti ‘addetti ai lavori’. “Il teatro si fa dal vivo – afferma Salvatore Spedale, interpretando il disagio delle tante persone legate al mondo dello spettacolo – “tutto il resto non è che un pallido surrogato – ha concluso – che diverte a metà, che commuove a tratti, né lascia il segno come succede quando ci si trova in una sala teatrale”. Adesso occorre pensare ad altro, a luoghi più ampi, a cominciare da quelli in cui il teatro è nato 2500 anni fa, i “Teatri di Pietra”. La Sicilia ne è piena, il nostro territorio possiede il Teatro Ellenistico di Morgantina e gli spazi dei cortili interni del Castello di Lombardia, che fu Teatro Lirico sin dagli anni ’40. Nei sagrati delle chiese con nello sfondo le facciate dei monumenti ecclesiali della città del Quattrocento e del Seicento, come pure nei bagli e nei cortili delle antiche masserie, nei giardini, nei parchi privati e pubblici, “si può fare teatro”, afferma ancora Salvatore Spedale. Esempi già sperimentati nel recente passato sono state le scalinate della Matrice e della chiesa di San Cataldo. L’utilizzo di spazi così ampi consentirebbe l’attuazione delle norme della sicurezza, in termini di distanziamento, igiene e sanificazione, emanate in questi ultimi mesi per contenere la propagazione del virus Covid-19.
Salvatore Presti


