L’alternativa alla destra non può essere solo elettorale, ma deve essere democratica e culturale, fondata su una visione del futuro, sulla giustizia sociale, sull’inclusione e sulla capacità di offrire un orizzonte politico credibile alle nuove generazioni. E’ così che il Presidente l’associazione Italiani Europei e leader dell’ex PCI, PDS, DS, Massimo D’Alema ha concluso in un auditorium dell’università Kore di Enna sold out il suo incontro per la presentazione del suo nuovo volume. E maldrado ormai, non ricopra incarichi politici, D’Alema ha fatto confluire all’ateneo ennese centinaia di persone da tutta la provincia e non solo.
L’incontro è stato aperto dal presidente dell’Università Kore Cataldo Salerno che ha evidenziato un forte cambiamento nel clima generazionale rispetto a dieci-quindici anni fa e sottolineando la crescita dell’ansia e dell’incertezza tra giovani e studenti universitari. Ha richiamato inoltre alla crisi delle aspettative legate all’Europa e ai processi di internazionalizzazione ed evidenznando ancora una frattura profonda nella fiducia verso il futuro e verso il rapporto con gli altri popoli indicando la necessità di interpretare politicamente e culturalmente questo disagio generazionale.
La deputata nazionale del Pd Stefania Marino ha ripercorso il profilo politico e istituzionale di Massimo D’Alema e il ruolo della rivista Italianieuropei. Colloca il dibattito nel contesto della crisi europea segnata da guerre, instabilità e ascesa degli estremismi. Per la Marino, il campo largo è l’unico modello politico vincente, fondato sull’unità della sinistra e su valori condivisi richiamando alle esperienze elettorali regionali come prova della forza delle coalizioni ampie. Sottolinea infine la centralità di welfare, lavoro, giustizia sociale e inclusione come basi di una proposta progressista credibile.
Il Professore Raffaele Scuderi direttore del dipartimento di Scienze Giuridiche ed economiche dell’ateneo ennese, ha analizzato la trasformazione degli equilibri globali tra Europa, Stati Uniti e Cina evidenziando il ruolo centrale dell’innovazione e dell’intelligenza artificiale nei nuovi modelli economici. Ma descrive anche l’incertezza dei mercati e il superamento dei paradigmi tradizionali dell’economia di mercato. Ha sottolineato inoltre il rischio di marginalizzazione tecnologica dell’Europa. Indica nella ricerca, innovazione e investimenti pubblici come leve decisive per sviluppo, occupazione e competitività.
Nelle sue conclusioni il Presidente D’Alema ha inquadrato l’attuale fase storica come una crisi profonda dell’ordine internazionale, segnata dal ritorno della logica delle potenze e dall’indebolimento del diritto internazionale e delle istituzioni globali. Un mondo quello descritto da D’Alema dominato da conflitti, instabilità e competizione strategica tra grandi attori globali richiamando alla necessità del dialogo tra le grandi potenze, in particolare tra Stati Uniti e Cina, come condizione per la coesistenza pacifica. Denuncia la debolezza politica dell’Europa, incapace di esprimere una soggettività autonoma e condizionata da divisioni interne, populismi e leadership nazionaliste e sostiene che senza una vera unione politica l’Europa è destinata alla marginalità geopolitica ed economica. Evidenzia ancora il cambiamento irreversibile dei rapporti di forza mondiali, con l’ascesa delle potenze asiatiche e il declino del peso relativo dell’Occidente. Per D’Alema il tema demografico e migratorio rappresenta un nodo strutturale del futuro europeo, sostenendo che senza politiche intelligenti di integrazione l’Europa non potrà sostenere il proprio sistema economico e sociale. Critica le politiche fondate sulla chiusura dei confini e sulla propaganda identitaria, proponendo invece investimenti in integrazione, scuola, formazione e coesione sociale. Per D’Alema la crisi della democrazia e collegata alla crescita delle disuguaglianze, alla concentrazione della ricchezza, all’indebolimento dei sistemi fiscali e alla perdita di fiducia dei cittadini nelle istituzioni rappresentative. Denuncia il rischio di un controllo sociale esercitato dalle grandi piattaforme tecnologiche e dalla concentrazione del potere economico.


