Conflavoro Sicilia: “Un patto regionale per trasformare l’innovazione in lavoro qualificato: più opportunità per i giovani e nuove competenze nelle PMI”
Pullara: “Le imprese siciliane sanno innovare, ma serve un legame più forte con università e ricerca per creare occupazione qualificata e trattenere i giovani laureati”.
Più lavoro qualificato per i giovani laureati, nuove competenze digitali e di intelligenza artificiale per i dipendenti e gli imprenditori delle PMI, tirocini e percorsi di formazione costruiti insieme alle aziende. Sono gli effetti concreti che Conflavoro Sicilia si attende dal patto regionale per l’innovazione e la competitività delle piccole e medie imprese, con l’obiettivo di rafforzare il collegamento tra sistema produttivo, università, centri di ricerca e formazione, trasformando le capacità innovative delle aziende in sviluppo economico e occupazione.
È la proposta di Conflavoro Sicilia che nasce dall’esigenza di affrontare una delle principali sfide del sistema produttivo siciliano: valorizzare i progressi già raggiunti dalle imprese e, allo stesso tempo, intervenire sulle criticità che continuano a limitare il potenziale di crescita dell’Isola.
Il quadro emerge dal capitolo dedicato a innovazione, ricerca e creatività del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (BES) 2026 dell’Istat.
Secondo i dati riportati nel rapporto, il 59,5% delle imprese siciliane con almeno dieci addetti ha svolto attività innovative nel triennio 2022-2024, un valore prossimo, ma ancora inferiore, alla media nazionale del 62,9%. A fronte di questo segnale incoraggiante, la spesa in ricerca e sviluppo si attesta allo 0,93% del PIL, la capacità di brevettazione rimane limitata e la partenza dei giovani laureati continua a rappresentare una perdita di competenze per il territorio.
“La Sicilia può contare su imprese che innovano e che dimostrano capacità di adattamento. Adesso dobbiamo creare le condizioni perché questo dinamismo produca risultati più ampi e duraturi. Proponiamo un patto regionale che metta in relazione le imprese con il mondo della ricerca e della formazione, favorisca la diffusione delle nuove tecnologie e contribuisca a creare opportunità professionali qualificate per i giovani. Per un laureato significa poter trovare un impiego all’altezza dei propri studi nella propria terra; per un’impresa, poter contare su competenze aggiornate per crescere”, dichiara Giuseppe Pullara, vicepresidente nazionale vicario di Conflavoro e segretario regionale della Sicilia. Il patto dovrebbe svilupparsi lungo tre direttrici, con ricadute dirette sul lavoro: progetti condivisi tra imprese e centri di ricerca, che possono tradursi in nuove posizioni per ricercatori, tecnici e laureati all’interno delle aziende; accesso delle PMI alle competenze digitali e alle applicazioni dell’intelligenza artificiale, con percorsi di aggiornamento per imprenditori e lavoratori; rafforzamento del rapporto tra formazione e lavoro, attraverso tirocini e percorsi costruiti con le imprese, affinché i giovani possano trovare in Sicilia prospettive professionali coerenti con le proprie competenze.
Conflavoro Sicilia propone, inoltre, di definire obiettivi misurabili e momenti periodici di verifica, così da valutare l’effettivo impatto delle iniziative sulla competitività delle imprese, sulla diffusione dell’innovazione e sull’occupazione qualificata.
“Non basta innovare: bisogna riuscire a trasformare l’innovazione in valore economico, nuove competenze e possibilità di crescita. La Sicilia – conclude Pullara – deve mettere le proprie energie produttive nelle condizioni di competere e offrire ai giovani motivi concreti per costruire qui il proprio futuro”.

