Capita da qualche settimana che, volente o nolente, la categoria dei docenti di sostegno sia al centro dei riflettori per delle battute o delle considerazioni che ne sviliscono il ruolo. È successo a “La Ruota della Fortuna” su canale 5 qualche settimana fa, quando il conduttore Gerry Scotti, che poi si è scusato di persona e in prima serata successivamente, ha intervistato una concorrente che, sebbene docente curriculare di lettere, presta quest’anno servizio come docente di sostegno alle scuole “medie”. Il conduttore ha a suo modo esternato che i giovani docenti di oggi si devono “sacrificare” facendo sostegno e un po’ di gavetta così, per passare poi al posto comune e alla materia disciplinare . Una gavetta da un posto più umile a un ruolo migliore per capirci. È successo nuovamente lunedì sera quando, nell’atteso ritorno della serie “I Cesaroni”, il ruolo del giovane Mimmo , docente di sostegno, figura forse ancora non rappresentata in serie TV, è stato minimizzato in uno scambio di battute , in quanto docente di un solo alunno: un ruolo minore, di cui bisogna accontentarsi.
Bene , penso che ciò non sia un caso, ma sia la cartina al tornasole di un grande pregiudizio che attanaglia la scuola italiana in primis, perché sono i docenti curriculari i primi a sminuirne il ruolo, alimentando questo errato pensiero comune , e che va prontamente smontato, perché non è giusto, perché è svilente per una categoria portante del nostro ordinamento scolastico.
No, il docente di sostegno non è un insegnante di serie B. È un docente, è un insegnante, è un professionista con anni di studio, di formazione e aggiornamento. Il docente di sostegno è spesso oggetto di questo grande equivoco culturale: quello di essere considerato un “aiutante” o una figura di supporto di secondo piano. Al contrario, questa figura rappresenta uno dei profili professionali più complessi, sfaccettati e moderni dell’intero sistema scolastico. È il principale artefice dell’inclusione dell’alunno con disabilità in classe, e no…non è un docente che ha un solo alunno, e l’alunno non è solo il suo, ma di tutto il corpo docente. Vi dirò di più, nella mia seppur breve esperienza di docente ho conosciuto tantissimi docenti di sostegno che sono stati davvero essenziali per me e la mia formazione , ma sono stati soprattutto nevralgici nel contesto classe in cui sono inseriti e i ragazzi non ne vogliono fare a meno. Aiutano , spronano, accompagnano tutti, nessuno escluso. E svolgono il proprio lavoro con professionalità, zelo, abnegazione senza pari. Ci vorrebbero davvero in ogni classe; perché dovete sapere che il docente di sostegno è l’antenna della classe .
Egli è assegnato alla classe, non solo all’alunno. È contitolare a tutti gli effetti. La sua presenza eleva la qualità didattica per tutti gli studenti, non solo per chi ha una certificazione.
Contrariamente alla credenza comune, per fare il docente di sostegno non basta solo “essere portati”, serve soprattutto un bagaglio tecnico vastissimo, fatto di anni di formazione e continuo aggiornamento, oltre che di
competenze; quelle psicopedagogiche, la conoscenza dei processi di apprendimento, delle dinamiche relazionali e delle diverse disabilità; capacità di adattare i contenuti ministeriali (semplificazione, facilitazione, scomposizione) senza svuotarli di significato, competenze giuridiche e organizzative.
È il “regista” dell’inclusione. Deve saper coordinare il lavoro con i colleghi curricolari ( per molti casi delle vere barriere ancora , purtroppo) gli assistenti all’autonomia e le famiglie.
Il docente di sostegno è il garante del diritto costituzionale all’istruzione per tutti.
Se la scuola è il laboratorio della società futura, il docente di sostegno è colui che assicura che nessuno venga lasciato fuori dal perimetro della cittadinanza. Senza questa figura, il sistema scolastico crollerebbe sotto il peso dell’esclusione, creando una società più povera, meno empatica e meno democratica.
Ecco perché ho scelto di conseguire l’abilitazione su sostegno, nonostante fossi un insegnante curriculare , perché quelle competenze li devono essere di ogni insegnante.
Capite bene che, sebbene molti ne facciano abuso, scegliendo questa professione come un ripiego, sebbene lo stigma sia ancora vigente, sebbene molti pensino che basta essere ” portati”, che sia roba da tutti, il docente di sostegno non è un accessorio della didattica, ma il cuore pulsante dell’inclusione. È un professionista di alto profilo che trasforma il limite in risorsa e l’ostacolo in un percorso di crescita collettiva.
Una risorsa essenziale a cui davvero, senza se e senza me, dovrebbe giungere il nostro supporto, oltre che il nostro più grande ringraziamento. Non solo di quelle famiglie che vi si interfacciano quotidianamente, ma della nostra società tutta.
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