abbiamo discusso del presente e del futuro della Politica Agricola Comune, una sfida che parla di Europa, sovranità alimentare, coesione territoriale e dignità del lavoro agricolo.
La PAC 2023–2027, con i suoi oltre 37 miliardi di euro tra FEAGA e FEASR, rappresenta il cuore della politica agricola europea.
Un sistema ambizioso, basato sul Piano Strategico Nazionale (PSN), che unifica le 21 politiche regionali di sviluppo rurale in un quadro unico.
Ma serve una governance più semplice, stabile e coerente: l’autonomia non deve diventare frammentazione.
La nuova PAC non premierà più la spesa, ma i risultati concreti. E per ottenerli servono meno burocrazia, più innovazione, digitalizzazione e dialogo con i territori.
Guardando al futuro, le proposte per la PAC 2028–2034 ci preoccupano: una riduzione del budget complessivo da 386 a circa 300 miliardi di euro rischia di penalizzare anche l’Italia, che potrebbe perdere fino al 20% in termini reali.
Dobbiamo difendere il ruolo centrale dell’agricoltura europea, opponendoci ai tagli e tutelando la sostenibilità economica, ambientale e sociale del settore.
La PAC deve tornare a essere un patto di fiducia tra chi produce e chi consuma, tra agricoltura e ambiente, tra politica e comunità.
Un progetto politico capace di parlare di lavoro, innovazione, territorio e futuro.


