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A Palermo gli Stati Generali della Cooperazione: motore di sviluppo, coesione sociale e sostenibilità. Un’unica voce: Confcooperative, Legacoop, UNCI e Unicoop

Riccardo Maggio 26, 2026 4 minuti letti

Non solo un settore produttivo, ma una vera infrastruttura economica e sociale che tiene insieme territori, servizi, lavoro e comunità.
La cooperazione richiede l’attenzione delle istituzioni regionali ponendosi al centro della scena politica ed economica dell’Isola attraverso gli Stati Generali della Cooperazione, che si terranno mercoledì 27 maggio a partire dalle 10:00 all’Hotel NH a Palermo.
Una grande manifestazione, che porterà nel capoluogo i rappresentanti delle imprese cooperative che aderiscono a Confcooperative, Legacoop, UNCI e Unicoop: un lavoro trasversale sul territorio che ha permesso alle quattro “Centrali” di organizzare un evento unico in cui sarà presentata una piattaforma programmatica.
Si tratta di un documento che punta ad aprire un confronto strutturato con il Governo e l’ARS sul futuro economico della Sicilia, dinanzi al quale il mondo cooperativo si presenta con un’unica voce.
Perché, mentre l’Isola perde cervelli, imprese e competitività, esiste un sistema produttivo che continua a generare occupazione, welfare, filiere agricole, servizi, innovazione e presidio sociale nei territori più fragili.
Ma che oggi denuncia il rischio concreto di un progressivo ridimensionamento, richiedendo – spiegano i quattro presidenti Gaetano Mancini per Confcooperative Sicilia, Filippo Parrino per Legacoop Sicilia, Felice Coppolino per Unicoop Sicilia e Andrea Amico per UNCI Sicilia – una strategia regionale chiara sui temi della cooperazione e dell’economia sociale.
I numeri raccontano infatti una realtà molto più ampia di quanto spesso venga percepito.
Ognuna delle quattro Centrali ha messo i suoi numeri sul tavolo, e la somma è impressionante: la Sicilia è la regione in cui operano più cooperative, 11.800, che producono un valore complessivo di circa 5 miliardi di euro.
Di questi, 1.8 miliardi sono riconducibili alle cooperative del settore primario – agricoltura, allevamento e pesca – che guidano la classifica per fatturato aggregato.
E se si considera il settore finanziario – banche di credito cooperativo, popolari cooperative e cooperative di garanzia fidi – si sfiorano i 17 miliardi di euro, ovvero oltre 3.500 euro di capitale investito per residente.
Questa grande realtà economica e sociale coinvolge oltre 100 mila soci e garantisce occupazione a oltre 55 mila lavoratori, molti dei quali soci.
Un sistema che attraversa comparti decisivi: cooperazione sociale, agricoltura, pesca, credito, servizi, cultura, turismo, logistica, innovazione, welfare territoriale.
La premessa è chiara: il contesto internazionale è mutato profondamente negli ultimi mesi.
Crisi energetica e tensioni geopolitiche si sono sommate a trasformazione digitale, cambiamenti climatici e ridefinizione delle catene produttive: questi cambiamenti impongono nuove politiche di sviluppo.
E in questo scenario la cooperazione – si legge nel documento – “non può essere considerata esclusivamente un settore produttivo, ma deve essere riconosciuta come una infrastruttura economica e sociale strategica per la Sicilia che merita attenzione per le sue caratteristiche di risposta ai bisogni”.
La piattaforma individua otto grandi assi strategici sui quali costruire il confronto con la Regione.
Al centro ci sono credito e finanza, con la richiesta di strumenti dedicati e di una piena operatività del credito agevolato alla cooperazione; energia e transizione ecologica, con lo sviluppo delle comunità energetiche rinnovabili e dei distretti cooperativi energia-produzione; rafforzamento delle filiere agroalimentari, ittiche, culturali e turistiche attraverso reti integrate e nuove strategie di export verso il Mediterraneo; attenzione al welfare territoriale e alla cooperazione sociale, che rappresenta uno dei pilastri del sistema regionale, e che attende risposte immediate.
Le richieste del mondo cooperativo riguardano il riordino normativo, la creazione di strumenti ad hoc, l’adeguamento delle tariffe ai costi reali dei servizi, il rispetto dei tempi di pagamento, l’attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali e il rafforzamento dell’amministrazione condivisa tra enti pubblici e cooperative.
L’obiettivo dichiarato è passare “da un welfare di prestazione a un welfare di comunità”.
Si discuterà di emergenza abitativa, rigenerazione urbana, sostegno alle cooperative di comunità nelle aree interne colpite dallo spopolamento, trasformazione digitale e recupero produttivo dei beni confiscati alla criminalità organizzata.
Una visione che punta a collocare la Sicilia dentro il nuovo scenario euromediterraneo attraverso un modello di sviluppo fondato su sostenibilità, inclusione e radicamento territoriale.
Gli Stati Generali del 27 maggio vogliono inoltre superare appartenenze e steccati associativi per costruire una voce comune del sistema cooperativo siciliano.
E chiedono alla Regione un cambio di metodo: l’istituzione di un tavolo permanente Regione-Cooperazione, strumenti di co-programmazione, la costruzione di una visione comune e di strumenti ad hoc per l’attuazione dell’Action-plan dell’economia sociale e un accordo stabile che coinvolga Enti locali, università e sistema finanziario.
Perché, come sostengono Confcooperative, Legacoop, UNCI e Unicoop, la cooperazione oggi non rappresenta una parte marginale dell’economia siciliana ma uno degli ultimi grandi sistemi capaci di redistribuire ricchezza, garantire servizi e mantenere vive intere comunità.
E indebolirla significherebbe impoverire ulteriormente un’Isola già attraversata da profonde fragilità economiche, sociali e demografiche.

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Riccardo

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