Negli ultimi anni l’economia delle piattaforme digitali ha visto una crescita esponenziale in Sicilia impiegando migliaia di lavoratori.
Tali lavoratori, i cosiddetti rider, operano spesso in condizioni di estrema precarietà, sotto il controllo di algoritmi che determinano turni e compensi senza alcuna trasparenza o reale contrattazione.
Alla luce di ciò, si stanno moltiplicando le denunce relative al cosiddetto “caporalato digitale”.
La Regione Siciliana, nell’ambito delle proprie competenze in materia di lavoro, ha il dovere di vigilare sulla dignità dei lavoratori e sulla regolarità del mercato occupazionale.
L’assenza di una regolamentazione regionale specifica e di un sistema di monitoraggio capillare favorisce l’insinuarsi di logiche di sfruttamento che danneggiano non solo i lavoratori, ma anche l’economia legale e il tessuto sociale.
“Altre regioni italiane hanno già avviato percorsi legislativi o protocolli d’intesa con le parti sociali per garantire standard minimi di sicurezza, compensi dignitosi e il divieto di pratiche di subaffitto degli account.
Nei giorni scorsi abbiamo presentato un’interpellanza parlamentare chiedendo al Governo regionale di promuovere la sottoscrizione di un “Protocollo regionale per il lavoro digitale dignitoso”, coinvolgendo i rappresentanti delle piattaforme, le organizzazioni sindacali e le prefetture, per contrastare l’illegalità e il lavoro nero e di impartire apposite direttive ai Centri per l’impiego e agli ispettorati del lavoro per intensificare i controlli specifici sulle modalità di ingaggio e prestazione dei rider nelle principali città siciliane.


