IVA sui prodotti igienici femminili, Ternullo: “Dal 10% al 5% e nel welfare aziendale. Una battaglia di dignità e giustizia sociale”
Roma, 22/05/2026: È stato appena depositato in Senato un disegno di legge a prima firma della senatrice Daniela Ternullo, insieme ai colleghi del gruppo di Forza Italia, in merito alla riduzione dell’aliquota IVA applicata ai prodotti per l’igiene femminile e l’inserimento degli stessi nei piani di welfare aziendale.
“Il provvedimento nasce da una constatazione difficile da ignorare: in Italia gli assorbenti igienici, i tamponi, le coppette mestruali e i prodotti analoghi sono attualmente gravati da un’aliquota IVA del 10% – afferma la senatrice Ternullo – la stessa riservata ai beni non di prima necessità. Eppure i numeri parlano chiaro: nel corso della propria vita fertile, una donna affronta mediamente 450 cicli mestruali, acquistando tra le 10.000 e le 14.000 unità di prodotti igienici, per una spesa complessiva stimata tra i 2.500 e i 5.000 euro. Un costo obbligato, non discrezionale, che colpisce con particolare durezza le fasce di reddito più vulnerabili, alimentando il fenomeno della cosiddetta period poverty, ovvero la povertà” mestruale”.
“Pertanto la proposta è chiara: IVA al 5%. La misura comporta un minor gettito IVA stimato in circa 41,69 milioni di euro annui, coperto attraverso il Fondo speciale di parte corrente del MEF. Parallelamente, il provvedimento modifica l’articolo 51 del TUIR per inserire i prodotti per l’igiene femminile tra le voci ammesse ai piani di welfare aziendale, consentendo ai datori di lavoro di erogarli in esenzione fiscale alla generalità dei dipendenti – continua.
“L’Italia non può continuare a essere fuori passo rispetto ai suoi partner europei – conclude la Senatrice azzurra. La Germania per esempio ha ridotto l’aliquota al 7% già dal 2020. Tale iniziativa non è una bandiera ideologica. È un intervento concreto, tecnicamente solido, economicamente sostenibile, che restituisce dignità a milioni di donne. Non si può continuare a tassare una necessità biologica come fosse un bene di lusso”.


