Mancato rilascio delle licenze musicali: il colpo di grazia in una città che si impegna a morire (con buona pace di chi resiste).
Ormai da qualche mese (più o meno da quando il rilascio delle licenze è diventanto di competenza comunale) fare eventi ad Enna è diventato impossibile. Praticamente tutte o quasi le attività comminciali ennesi si sono viste non rinnovate le licenze di pubblico spettacolo (dj set o live).
Risparmio qui le questioni tecniche e amministrative (ad esempio la differenza tra eventi da ballo e eventi che non prevedono “discoteca”), la questione è anzitutto politica.
È politica perché non ci si può sempre nascondere dietro al burocratese senza proporre soluzioni alle questioni. È politica perché non si può sempre fare a scarica barile. È politica perché anche in queste piccole cose si vede la differenza tra chi ha una visione di città moderna, universitaria, a misura di giovani e chi invece si adagia giocando anche col pane delle persone.
Signore e signori tutti, qui i punti sono due: o ci mettiamo in testa che le serate sono parte integrante del tessuto sociale di una città che vuole ambire ad essere viva o è inutile fare progetti e vendere fumo, ditecelo prima e tanto vale chiudere baracche e burattini, emigrare e rassegnarci al fatto che Enna deve cambiare denominazione e prospettiva, da città universitaria a città delle RSA e delle case di riposo.
Un abbraccio di solidarietà a tutte le organizzazioni giovanili che gratuitamente provano a creare movimento in una città sempre più vuota e tutte le attività commerciale che, da oggi, pare non potranno più fare neanche un live con chitarra pubblica. Spero che la prossima amministrazione sia più attenta e meno insensibile all’esigenza di non trasformare Enna nella città più desolata d’Italia.


