Oggi è toccato alla Sicilia, dove per l’ennesima volta il maltempo ha messo in ginocchio l’isola, con nubifragi che hanno portato distruzione e vittime. Le piogge insistenti hanno sottolineato l’incapacità di mettere in sicurezza la popolazione. Tanti gli episodi che testimoniano il cattivo stato di salute e di manutenzione delle infrastrutture in Italia ed in Sicilia, che rilanciano l’allarme dei geologi sulla fragilità idrogeologica.
È indifferibile prendere coscienza dell’importanza della prevenzione dai rischi naturali, in un paese in cui si passa da un’emergenza all’altra: terremoti, frane, siccità, alluvioni.
È troppo facile invocare come unico capro espiatorio del disseto idrogeologico “i cambiamenti climatici”, quando invece lo stato di precarietà del territorio impera, come frutto di un dissennato abusivismo, di una cementificazione inarrestabile, di una scarsa manutenzione delle reti idrografiche e dei sistemi di drenaggio delle acque superficiali e di una conoscenza troppo spesso approssimativa degli aspetti geomorfologici che governano il territorio.
Era tutto prevedibile, tutto scritto; fiumi che straripano, massi che invadono le strade, coltivazioni distrutte da colate di fango, aree urbane allagate, sono episodi di quelle solite storie che fanno notizia per pochi giorni, ma che distruggono lavoro e sacrifici di intere comunità, per effetto di piogge della cui intensità dovremo abituarci. Gli eventi meteorici che si sono abbattuti sulla Sicilia orientale registrano elevati valori delle precipitazioni cumulate nelle 48 ore, ma che ripetendosi periodicamente, non possiamo permettere ci prendano alla sprovvista.
Ad ogni azione antropica sul terreno, corrisponde una reazione della natura, basti pensare alle migliaia di ettari nella nostra provincia, colpiti dagli incendi di questa estate, che oggi risultano molto più vulnerabili al dissesto idrogeologico, venendo a mancare una continua copertura vegetale. Infatti, dove la flora è più fitta, le precipitazioni meteoriche hanno una ridotta forza di impatto sul suolo, in quanto le foglie smorzano l’energia delle gocce d’acqua, riducendo i fenomeni di erosione superficiale.
Gli apparati radicali delle piante non potranno più assolvere al loro compito di trattenere i terreni ed attenuare gli scivolamenti superficiali, rendendo le aree distrutte dai roghi propense a fenomeni di instabilità.
Geol. Fabio Tortorici
Consiglio Nazionale dei Geologi


