FOTOVOLTAICO, ORTO BOTANICO E CUCINA ANTISPRECO: LA SVOLTA GREEN DELL’ABBAZIA BENEDETTINA DI SAN MARTINO DELLE SCALE CON R MOTORS E TOYOTA
La concessionaria palermitana, con la casa madre giapponese, avvia un progetto di sostenibilità che unisce energia rinnovabile e cultura del riciclo: dall’impianto fotovoltaico da 4 kilowatt per illuminare il chiostro al sistema di microirrigazione per il Giardino dei Semplici, danneggiato da un incendio, fino al cibo del riuso ispirato alla tradizione monastica
PALERMO – Nel cuore dell’Abbazia benedettina di San Martino delle Scale prende forma un progetto che unisce sostenibilità ambientale, valorizzazione del patrimonio storico e tradizioni monastiche. L’iniziativa rientra nella Green Month Campaign 2025, collegata al programma internazionale Toyota Environmental Challenge 2050, e coinvolge la comunità benedettina insieme a dipendenti e famiglie legate alla concessionaria Riolo Motors di Palermo e alla casa automobilistica Toyota. L’obiettivo è promuovere tre principi fondamentali: ridurre il consumo di acqua, incentivare una società fondata sul riciclo e sviluppare un modello di convivenza armoniosa con la natura.
Il chiostro, cuore della vita del monastero
Il progetto si sviluppa principalmente nel Chiostro di San Benedetto, uno dei luoghi simbolo del monastero, progettato nel 1612 dall’architetto Giulio Lasso. Con le sue dimensioni di circa 20 metri per lato e la fontana centrale circondata da 36 colonne in marmo bianco, rappresenta uno dei punti più suggestivi dell’intera abbazia. “Un chiostro che è il centro nevralgico dell’intera abbazia, in quanto è qui che afferiscono gli ambienti principali e funzionali dell’abbazia, ovvero la chiesa, la stalla del capitolato, il refettorio e l’antico dormitorio” spiega l’abate rettore Vittorio Rizzone.
Oltre alla dimensione spirituale, il chiostro è anche uno spazio di incontro e di attività aperte al pubblico. “Qui si svolgono diverse attività, soprattutto nel periodo estivo, dagli incontri di carattere culturale e spirituale alla visione di film sotto le stelle, a piccoli concerti, al festival della birra”, racconta ancora Rizzone, sottolineando come l’abbazia sia diventata negli anni un luogo di aggregazione per famiglie, studenti e visitatori.
Energia rinnovabile per illuminare il monastero, l’impianto di microirrigazione
Tra gli interventi principali del progetto c’è l’installazione di un impianto fotovoltaico da 4 kilowatt con sistema di accumulo. L’impianto verrà collocato sulla copertura del complesso, nel rispetto delle indicazioni della Soprintendenza ai Beni Culturali della Regione Siciliana, e servirà principalmente per l’illuminazione dei chiostri e degli spazi destinati alle attività pubbliche. “Il contributo della Riolo Motors e di Toyota è un grande contributo che viene in maniera provvidenziale incontro alle esigenze dell’abbazia – precisa ancora l’abate Rizzone. Non solo dal punto di vista economico, ma anche dal da quello simbolico perché coglie in qualche modo il mood, lo spirito con il quale noi cerchiamo di agire nel territorio”.
Dal punto di vista tecnico a fargli da eco è l’ingegnere Andrea Montemedio. L’impianto infatti permetterà di alimentare l’illuminazione dei chiostri e di supportare altri servizi del complesso benedettino: “Sarà un impianto sponsorizzato dalla Riolo Motors in collaborazione con la Toyota e che sarà installato sulla copertura secondo le indicazioni della Sovrintendenza, con una potenza di 4 kilowatt che permetterà l’illuminazione del chiostro e permetterà anche la micro irrigazione nell’orto adiacente”. Accanto all’intervento energetico, il progetto prevede anche il ripristino del cosiddetto Giardino dei Semplici, l’antico orto botanico del monastero realizzato nel Settecento per lo studio delle piante medicinali. Il giardino, recentemente danneggiato da un incendio, verrà recuperato grazie a un nuovo impianto di microirrigazione e alla piantumazione di nuove essenze.
La cucina dei monaci e la lotta allo spreco
Il progetto ha anche una forte componente culturale e formativa. I dipendenti di R Motors, infatti, in una seconda fase del progetto parteciperanno a incontri nelle cucine dell’abbazia per scoprire la tradizione gastronomica monastica e imparare tecniche di cucina antispreco. “È la cosa più importante, il saper riciclare e quelle cose che sembrano scarto” racconta Don Riccardo, il più giovane tra i 12 monaci che vivono all’interno dell’abbazia di San Martino delle Scale che, in quanto foresterario, ha il compito di accogliere gli ospiti. “Se noi riusciamo a non buttare niente, cioè rivalorizzare anche quella cosa che sembra inutile, quel piccolo riutilizzo può dare molto, può cambiare il mondo”.
Un principio che affonda le radici nella tradizione monastica e che oggi torna di grande attualità. “Io ricordo una delle ricette di don Salvatore, il pane cotto e tante volte a casa si compra il pane, ma poi il pane non si mangia e diventa duro e a volte va a finire anche nell’immondizia. Questo no. Questa ricetta, il pane cotto, è proprio il riutilizzo del cibo che resta, degli scarti”. Ecco allora che la cucina del monastero diventa un laboratorio di sostenibilità quotidiana, dove la semplicità delle ricette incontra l’attenzione per il territorio e per le risorse. Non si tratta soltanto di recuperare ingredienti, ma di trasmettere una filosofia di vita. “Oggi si parla tanto di riciclo. Perché si parla di riciclo? Per poter conservare il mondo… L’antispreco serve per salvaguardare il nostro pianeta. Noi siamo chiamati a essere custodi del mondo e possiamo farlo anche riciclando un po’ di pane duro, la pasta che si è mangiata ieri… Che poi fritta in padella può essere anche più buona”.
Ma la tradizione gastronomica dei monaci non si limita ai piatti: “All’interno dell’abbazia nel 2009 è nata l’associazione Hora Benedicta, fatta di laici e monaci, per realizzare una birra scura, che nel 2011 ha vinto un premio nazionale come birra artigianale. Poi nel 2017 è nata la birra bionda, più beverina. La produzione avviene in laboratorio interno, ma per questioni di spazio ci appoggiamo a birrifici esterni. Ciò che conta è che la vendita e la degustazione avvengano qui, perché a noi interessa creare rapporti e relazioni tra le persone e la comunità monastica”.
Così, le ricette della tradizione benedettina, preparate dai monaci e rese note anche attraverso libri e programmi televisivi in cui lo stesso Don Riccardo è protagonista, diventano uno strumento per diffondere una cultura del riuso e del rispetto delle risorse. Un messaggio che va oltre la cucina e si lega alla dimensione comunitaria del monastero: “Condividere il cibo – spiegano i monaci – significa soprattutto creare relazioni e riscoprire il valore dello stare insieme”.
Un modello di comunità aperta
Oggi l’abbazia non è soltanto un luogo di preghiera, ma anche uno spazio di incontro tra storia, cultura e territorio. Visite guidate, degustazioni, festival e iniziative per famiglie contribuiscono a mantenere vivo questo patrimonio. “Il target è piuttosto ampio: si va dalle scuole alle famiglie, poi naturalmente quelli che sono interessati alla cultura e all’arte e innanzitutto chi cerca momenti di spiritualità” sottolinea l’abate Rizzone. “Guardando al futuro – conclude – la speranza della comunità monastica è che questi progetti possano contribuire a costruire un modello di sviluppo più sostenibile e condiviso. Quello che più mi preme è che l’abbazia svolga nel territorio un ruolo che sia un segno di una società altrimenti possibile, di un modo di vivere diverso”.


