DDL Immigrazione, duro affondo di Don Bosco 2000: “Si colpiscono i più fragili”
Piazza Armerina (EN)
28 aprile 2026
L’attuale dibattito sul disegno di legge in materia di immigrazione, ora all’esame del Senato, ci pone di fronte a una questione di gravità eccezionale che tocca il cuore pulsante della nostra missione: la dignità inalienabile dei minori stranieri non accompagnati.
“Osserviamo con profonda preoccupazione il tentativo di spostare il baricentro decisionale sui rimpatri dall’autorità giudiziaria minorile alla discrezionalità amministrativa dei prefetti. Questa scelta non è un semplice aggiustamento burocratico, ma rappresenta una ferita al principio di tutela della “persona” a favore di una gestione dell’ “individuo” come mero corpo estraneo da amministrare” spiega Agostino Sella.
Infatti sostituire lo sguardo specializzato di un giudice con quello del Ministero dell’Interno significa privare i più fragili della garanzia di un esame giurisdizionale che valuti, caso per caso, il superiore interesse del fanciullo e la sua effettiva volontà di rientro.
“Risulta inoltre drammaticamente contraddittorio, quasi “schizofrenico”, l’approccio di un sistema che da un lato lamenta una cronica carenza di forza lavoro — stimata in centinaia di migliaia di unità necessarie per sostenere l’economia nazionale — e dall’altro agisce per espellere proprio quei giovani che hanno già iniziato un faticoso percorso di inclusione. Mentre si firmano protocolli per flussi migratori regolari dai paesi africani, si sceglie di interrompere bruscamente le tutele per chi è già qui, riducendo i percorsi di integrazione dai 21 ai 19 anni. Questo taglio netto non solo vanifica gli investimenti educativi e sociali profusi finora, ma espone i ragazzi al rischio concreto di cadere nelle maglie della criminalità o dello sfruttamento, trasformando una risorsa per la comunità in una nuova marginalità” aggiunge ancora Agostino Sella.
Come Associazione che ogni giorno opera a stretto contatto con giovani migranti non possiamo dimenticare il carico di sofferenza che questi ragazzi portano con sé: hanno attraversato deserti, carceri libiche e l’orrore del Mediterraneo, sopravvivendo a traumi che nessun adolescente dovrebbe conoscere. Trattare il loro destino attraverso procedure di rimpatrio accelerate e cariche di pressioni amministrative significa ignorare il dettato di quell’umanesimo integrale che dovrebbe guidare ogni prassi politica.
“La protezione dei minori non può essere sacrificata sull’altare della propaganda; essa deve rimanere un impegno civile volto a garantire che ogni giovane, indipendentemente dalla sua provenienza, possa vedere riconosciuto il proprio diritto a un futuro sicuro e dignitoso” conclude Agostino Sella


