Da mesi dopo la segnalazione di diversi cittadini la gestione dei centri anziani di Enna e l’applicazione del Codice del Terzo Settore restano in una fase di incertezza. È giusto però chiarire un punto fondamentale: il tema non è “contro il Comune”, ma riguarda prima di tutto la posizione delle associazioni che operano con la Pubblica Amministrazione e il rispetto delle regole previste dalla legge.
Ricordiamo che con determina dirigenziale n. 475 del 14.06.2021 il Comune ha previsto che potessero partecipare al bando per la gestione dei centri anziani solo Associazioni di Promozione Sociale – ETS – adeguate al D.Lgs. 117/2017, cioè al Codice del Terzo Settore. La norma è chiara: senza iscrizione al RUNTS non si è giuridicamente ETS. Lo stabiliscono gli articoli 4 e 45 del D.Lgs. 117/2017, mentre l’articolo 56 consente convenzioni con la Pubblica Amministrazione soltanto con enti regolarmente iscritti. Richiamando espressamente tali disposizioni, il Comune si è auto-vincolato al rispetto dei requisiti previsti dalla legge, che non possono essere disapplicati o considerati facoltativi nella fase di gestione.
Eppure, ad oggi, nessuna delle associazioni che gestiscono i centri anziani di Enna risulta iscritta al RUNTS. L’assessore le aveva già diffidate ad adeguarsi e, con un comunicato ufficiale, le stesse associazioni avevano dichiarato pubblicamente la propria mancata iscrizione. Questo passaggio è centrale: non si parla di chiudere servizi, ma di chiedere agli enti che collaborano con la Pubblica Amministrazione di mettersi in regola, come la legge impone.
Non è solo una questione politica, ma giuridica. Per il Comune, proseguire rapporti in assenza dei requisiti previsti dal Codice del Terzo Settore può comportare profili di illegittimità degli atti, con possibilità di intervento in autotutela ai sensi degli articoli 21-quinquies e 21-nonies della Legge 241/1990. Per le associazioni, invece, gli articoli 91 e 92 del D.Lgs. 117/2017 prevedono la perdita dei benefici e anche sanzioni amministrative pecuniarie in caso di utilizzo irregolare della qualifica di ETS.
In questo contesto il Comune non è privo di strumenti: può intervenire in autotutela, riesaminando i propri atti per adeguarli all’interesse pubblico. Ciò può tradursi in una ricognizione delle posizioni delle associazioni, nella richiesta formale di adeguamento al RUNTS entro termini certi, oppure nella predisposizione di un nuovo avviso che garantisca parità di trattamento e certezza delle regole. Un percorso che non blocca i servizi, ma li mette in sicurezza.
È bene chiarirlo con un pizzico di scaramanzia tutta siciliana: i problemi lasciati troppo a lungo nel cassetto non spariscono, anzi crescono. Anche la vicenda dei centri anziani di Enna segue questa logica: più si rinvia l’adeguamento, più la soluzione diventa complessa per tutti.
E sia chiaro: nessuno vuole chiudere i centri anziani. Il valore sociale delle associazioni non è in discussione. Ma chi sceglie di operare con la Pubblica Amministrazione deve obbligatoriamente adeguarsi alla legge. Il Codice del Terzo Settore non è un’opzione, è una tutela per Comune, enti e cittadini. Essere in regola significa proteggere prima di tutto le stesse associazioni e i servizi offerti agli anziani.
Uno sguardo va infine alla nascita del Forum delle Associazioni di Enna che, stando ai comunicati apparsi sui social, dovrebbe vedere presto la luce. L’auspicio è che il Forum sappia farsi promotore di un confronto costruttivo e contribuire a sbloccare questa vicenda, favorendo una soluzione chiara e condivisa. Allo stesso tempo, è auspicabile che il Comune, attraverso l’assessore competente, i dirigenti e il segretario comunale, assuma una decisione finale, trasparente e pubblica, capace di dare certezze sia alle associazioni sia ai cittadini.
Un ringraziamento alle testate che vorranno dare spazio a questo tema, contribuendo a mantenere vivo il dibattito su una questione che riguarda l’intera comunità ennese.
Boris Dibilio


