Ieri è stato un incontro molto bello. Parlare, confrontarci, contaminarci, discutere.
Quando, qualche anno fa, abbiamo deciso di avviare il percorso di ARCI, sapevamo che la sfida sarebbe stata difficile. Avevamo l’ambizione di provare a invertire un percorso dentro una comunità che si stava impoverendo sul piano sociale, divisa – come spesso lo sono anche le sue famiglie – dalla crisi delle aree interne: tra chi restava a presidio dell’orto e chi, invece, fuggiva e andava via.
Eppure abbiamo sentito, e sentiamo tuttora, l’esigenza di andare davvero oltre.
Incontri, iniziative, spazi, progetti, manifestazioni: stiamo provando a rimettere in piedi un’idea di comunità, di solidarietà, di collettività quanto mai necessaria. Perché sentiamo l’urgenza di ricostruire un clima di fiducia, investire nel capitale sociale, spingere le persone oltre la sola difesa del proprio e riscoprire la dimensione dell’altro, dentro una logica di dialogo e confronto oggi più che mai indispensabile.
Abbracciare, includere, allargare, contaminarsi. Senza pregiudiziali, senza logiche divisive, senza infingimenti. Ma con la consapevolezza di volerci mettere la faccia, con coraggio e passione.
L’incontro di ieri, pensato con Enzo Cimino, aveva questo significato: il superamento di ogni steccato e la volontà di confrontarsi e riconoscersi. Incrociando testi, riflessioni, presente e passato. Tenendo insieme il tema del passaggio intergenerazionale, il modo in cui le comunità costruiscono valori e cose, patrimonio materiale e immateriale, relazioni, legami, reti e fiducia. Con Enzo Cimino, Anna Vasquez, Piergiovanni Zaffora (per Renzo Pintus, malato), Michele Sabatino, che ringrazio tutti, e la nostra presidente Federica Barbarino, in un discorso di altissima qualità moderato da un ottimo Manuel Cutaia.
Il punto centrale resta la costruzione della fiducia. Perché sullo scetticismo non si costruisce nulla. Incontrarsi, uscire dalle proprie case e dalle visioni parziali, discutere, fare comunità. Capire il passato, investire sul presente, immaginare il futuro.
Con la consapevolezza che parlare e incontrarsi serve. E perché ci si salva e si va avanti se si agisce insieme, non uno per uno.
Pagina Facebook Lillo Colaleo


