Soccorso in mare: Cgil, politiche migratore del governo assumono tratto sempre più disumano
“Il governo valuti gli effetti delle scelte e faccia un passo indietro”
Palermo, 29 mag- “Le politiche migratorie vanno assumendo sempre più un tratto disumano. La repressione e le difficoltà imposte dal governo italiano alle ONG impegnate nei soccorsi peggiorano la situazione in un contesto in ci la pratica dei respingimenti, in mare e in terra, sta diventando sempre di più la politica che persegue l’Europa, basti vedere la proposta della Commissione su un regolamento comunitario per i rimpatri”. Lo scrivono in una nota Peppe Scifo del dipartimento Internazionale della Cgil nazionale e Francesco Lucchesi Segretario regionale Cgil Sicilia a proposito dell’ultimo episodio che ha visto nella notte tra sabato e domenica un’ imbarcazione di legno con a bordo 113 persone stremate in balia di onde alte , con 3 persone risultate poi disperse, soccorsa con grande difficoltà dalle Ong per essere dirottata per lo sbarco al porto di Livorno, secondo le indicazioni dello Stati italiano. Sono stati fatti sbarcare a Porto Empedocle (Ag) su ordine del tribunale di Palermo solo i minori e le loro famiglie. “Di fatto il governo- osservano Scifo e Lucchesi- ha voluto rendere difficili i salvataggi e le operazioni di soccorso assegnando porti lontani che mettono in difficoltà le navi di soccorso ma soprattutto le persone a bordo”. La Cgil lancia dunque un allarme sul rischio di gravi conseguenze in termini di incidenti e naufragi con l’approssimarsi della stagione estiva, quando le traversate si intensificano. “La Cgil insieme alla rete dei sindacati a livello euromediterraneo- prosegue la nota- è impegnata nell’azione di contrasto a queste politiche disumane costruendo alleanze con il mondo delle ONG e la società civile per ribaltare questo modello repressivo a livello nazionale e comunitario. Chiediamo al Governo Italiano. che ha la maggiore responsabilità sulla porta d’ingresso via mare in Europa, – concludono Scifo e Lucchesi- di fare un passo indietro e valutare seriamente l’ effetto delle scelte politiche che alimentano forse consensi sulla pelle dei più deboli ma determinano conseguenze drammatiche in termini di perdita di vite umane.


