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Ecco i costosissimi festival promossi dalla Regione Sicilia

Riccardo Ottobre 5, 2021 9 minuti letti

Ecco i costosissimi festival promossi dalla Regione Sicilia

Lo sfogo dei giovani imprenditori culturali della Rete Sicilia Festivals: “oltre 1,2 milioni di euro di affidamenti diretti, un enorme spreco di denaro pubblico per iniziative che non hanno portato nulla al territorio.”
Uno dei palchi del Sicilia Jazz Festival, costato 650 mila euro alle casse dell’Unione Europea

Sicilia Jazz Festival, BellininFest, Eolie Music Fest, cosa hanno in comune queste iniziative musicali? L’essere state ampiamente finanziate con (tanto) denaro pubblico.

Nello specifico i primi due con un milione e duecentomila euro stanziati dai Fondi Europei per lo sviluppo degli spettacoli dal vivo, mentre il terzo ha ricevuto 70 mila euro direttamente dal cassetto dell’Assessorato al Turismo della Regione Sicilia. Sostenere economicamente iniziative musicali e culturali rappresenta di per sé una misura politica nobile, la cultura più che mai in questo momento, e gli spettacoli dal vivo soprattutto, hanno bisogno di tutto il sostegno possibile da parte delle istituzioni.

Il punto è che, come spesso accade, a causa di una classe politica sconnessa dal tessuto socio-economico dell’isola e di un sistema, quello della Regione Siciliana, che continua a penalizzare i giovani imprenditori e farli fuggire dalla loro terra, quei giovani che dovrebbero rappresentare il nuovo management culturale, si finisce per sprecare una montagna di denaro pubblico.

Succede che l’Unione Europea, tra le sue misure preveda anche dei fondi per l’impresa culturale, la musica e gli spettacoli dal vivo, perché da qualche parte in Europa qualcuno deve aver compreso che queste forme di promozione culturale sono risorse utili per i territori economicamente depressi. Così nel febbraio del 2020 la Regione Sicilia, per volontà dell’ Assessore Manlio Messina, decide di investire (molto male) questo cospicuo fondo destinandolo a pochi senza alcuna evidenza pubblica. Qual è la visione strategica dietro questi investimenti così ingenti? Qual è il ritorno di operazioni del genere, che ci riportano dritti al modo in cui si finanziava la cultura ed i grandi eventi negli anni ottanta e novanta? All’Europa che ci chiede di innovare attraverso la cultura e di fare dell’indotto culturale e del turismo di qualità la nostra prima industria, con quali argomenti il governo regionale potrà spiegare queste spese e dimostrare una ricaduta positiva sul territorio e sulle comunità, di fatto inesistente ?

Succede però anche che in Sicilia da circa vent’anni esistono svariate realtà culturali, giovani, fresche e pulite che si impegnano per fare e fanno, con tutte le difficoltà del caso, impresa culturale in modo innovativo e che puntano alla promozione concreta dei territori grazie al successo dei loro festival musicali.

Non solo i festival della Rete Sicilia Festivals: FestiValle ad Agrigento, Opera Festival a Milo, Mish Mash a Milazzo, Djoon Experience a Favignana/Castellamare del Golfo, Mondo Sounds ma anche altre realtà che tanto hanno dato ai loro territori: basti pensare a Ypsigrock a Castelbuono, Beat Full a Palermo, Ricci Weekender a Catania, Alcart ad Alcamo, Indiegeno Fest tra Patti e Tindari.

Tutte realtà di produzione culturale consolidate che non solo esistono in Sicilia, ma operano già, rischiando quasi sempre tutto di tasca propria, che non godono di alcun sostegno da parte delle istituzioni regionali e che anzi, il più delle volte proprio con la lentezza e l’inefficienza della macchina burocratica amministrativa, devono lottare per portare ogni anno a casa la loro edizione.

Ed ecco come una visione politica europea lungimirante, come quella di destinare cospicui investimenti alle produzioni artistiche e culturali e agli eventi dal vivo, si trasforma nel solito pasticciaccio alla siciliana: un milione e duecentomila euro vengono destinati a due soli grandi festival, uno lirico in onore di Vincenzo Bellini a Catania e il Sicilia Jazz Festival a Palermo. A questi si aggiungono migliaia di euro stanziati per affidamenti diretti per eventi alla prima edizione direttamente dal fondo dell’Assessorato al Turismo come ad esempio Eolie Music Festival, il Festival sulle barche organizzato da Samuel dei Subsonica.

“I festival della Rete Sicilia Festivals, anche nel 2021, hanno saputo reinventarsi, innovare, riprogrammare in piena sicurezza, hanno messo in atto buone pratiche sulla sostenibilità, incrementato i progetti di inclusione sociale ed hanno saputo fare promozione del territorio generando un indotto turistico considerevole – dice Fausto Savatteri, Direttore artistico e fondatore di FestiValle e chiede: Perché i festival oggettivamente meritevoli organizzati dai giovani siciliani non vengono finanziati? Perché la Regione continua ad avere questo atteggiamento discriminatorio nei confronti della giovane classe imprenditoriale siciliana ostacolando il ricambio generazionale?”

Il ritratto che si tratteggia è quello di un’isola a due velocità: gli imprenditori culturali, giovani pieni di idee e con una visione concreta e innovativa dei propri progetti da una parte, e la classe politica dall’altra, incapace di cogliere il cambiamento. Il risultato è quello a cui siamo abituati e che ormai non scandalizza più nessuno, ma che fa e continua a fare tanta rabbia.

“L’ennesima occasione persa – commenta Francesco Culcasi, presidente di Sicilia Festivals – manca una visione di ampio respiro e ad ampio raggio sul territorio, per giustificare uno stanziamento del genere di denaro pubblico. crediamo che quei soldi potessero essere investiti meglio, per finanziare i progetti davvero innovativi, come quelli di chi da anni opera sul territorio, soprattutto per aiutarli ad uscire fuori dal periodo di crisi, invece che finanziare iniziative musicali dalle scelte artistiche abbastanza scontate e a dir poco stantie.”

Chi sceglie di fare impresa culturale in Sicilia sa quello che rischia, eppure continua a farlo. In Sicilia si fa impresa culturale creando nuovi pubblici, nuovi interessi, nuove dinamiche, nuovi ponti con le realtà europee e mondiali più avanzate, e questo viene riconosciuto dalla stampa di settore nazionale e internazionale. (vedi QUI l’articolo di Damir Ivic). Un fenomeno, insomma, quello dei festival musicali e culturali siciliani, ormai apprezzato da tutto il panorama nazionale ed internazionale, ma inspiegabilmente ancora poco riconosciuto dalla Regione Sicilia.

La rete Sicilia Festivals, il network dei nuovi festival esperienziali siciliani, nasce anche per colmare questo gap e per cercare di portare avanti istanze e proposte innovative che possano sostenere il settore degli spettacoli dal vivo e delle manifestazioni culturali in Sicilia.

“L’atteggiamento della politica siciliana sorda alle richieste di una nuova generazione di imprenditoria culturale é ingiustificato – incalza Andrea Cavallaro, direttore generale di Sicilia Festivals – I nostri festival sono perfettamente in linea con gli obiettivi sia generali, sia strategici, citati nel D.A. del 27/07/2021 di sviluppo turistico regionale del triennio 2021/2023, eppure sono rimasti esclusi da qualsiasi forma di finanziamento. Abbiamo proposto – già nell’aprile 2020 – una mappatura degli eventi culturali siciliani per la nascita e tutela della categoria dei festival boutique, finalizzata alla creazione di un asset di intervento che consenta agli operatori di poter programmare le edizioni dei propri festival con sempre maggiore efficienza, un progetto rimasto nel cassetto ed incompiuto. Idem per le interlocuzioni avanzate sulla necessità di avviare un iter legislativo volto al riconoscimento dei nostri festival. Mentre in tutta Italia assistiamo ad una crescita di consapevolezza del valore della progettazione culturale, dei nuovi centri culturali, e dei festival come modello di promozione e innovazione del territorio, inspiegabilmente le nostre Istituzioni regionali non si accorgono del fenomeno dei festival boutique siciliani. E’ necessario avviare un tavolo tecnico e ragionare insieme sulla possibilità di adottare nuovi modelli di gestione per la promozione del settore dello spettacolo che possano dettare linee strategiche coerenti per uno sviluppo del sistema musicale regionale, sostenibile, innovativo ma soprattutto contemporaneo. Comprendere il cambiamento in atto ed avere una visione di medio-lungo periodo non può prescindere inoltre dal coinvolgimento del tessuto socio economico dell’isola e degli operatori che, più di altri, negli anni hanno dimostrato di saper comunicare i valori del nostro territorio e generare incoming turistico.”

Quello a cui si è assistito con i tristi accadimenti dei finanziamenti pubblici ai festival estivi siciliani non è solo uno scontro di natura generazionale, è una questione molto più grave e profonda che ha a che fare con quell’idea di immobilismo sociale, economico e culturale di cui la classe politica siciliana è da sempre campionessa olimpionica. Ovvero la straordinaria capacità di trasformare un’occasione in uno spreco.

“Quando hai un budget sicuro di 650 mila euro puoi davvero permetterti di fare innovazione culturale e cambiare con le tue iniziative il tessuto sociale che ti circonda – aggiunge Lucrezia Muscianisi, direttrice artistica di Mish Mash Festival – con queste cifre si può lasciare tanto al territorio in termini di esperienze, di rigenerazione urbana, di contenuti culturali veri e concreti, che non si possono ridurre ad un concerto di Alex Britti o Mario Biondi. I nostri piccoli festival questo ce lo insegnano da anni, passo dopo passo, edizione dopo edizione possiamo constatare con mano come alcuni messaggi, come ad esempio il rispetto per l’ambiente e per le differenze culturali e sessuali, siano passati dal pubblico dei nostri concerti alle comunità dei paesi e dei luoghi che ci ospitano. Cosa che siamo certi che i festival finanziati dalla Regione difficilmente siano riusciti a fare. Discutibile anche la loro comunicazione a mezzo social o stampa. Sicilia Jazz Festival e BellininFest sono stati addirittura in grado di promuovere sulle maggiori rete televisive nazionali i loro eventi con spot dai costi elevatissimi, in cui si propone solo un’idea stereotipata della nostra terra: mare, spiaggia e bella donna scollata.”

Il quadro che viene fuori da questa ultima estate culturale siciliana è davvero sconfortante: le istituzioni continuano a rimanere assenti anche quando investono denaro pubblico, incapaci di comprendere il cambiamento, assolutamente inadeguate a comunicare un’idea di Sicilia che è invece la migliore espressione di una terra che ha ancora tanto da dare in termini di proposte culturali e promozione territoriale.

Per il futuro sarebbe auspicabile un’inversione di rotta affinché il mondo dell’imprenditoria culturale siciliana e le istituzioni regionali, in primis l’Assessorato al Turismo, Sport e Spettacolo, possano interagire e ascoltarsi vicendevolmente, in modo da poter programmare e realizzare eventi culturali e festival che siano davvero occasioni di rigenerazione economica e urbana per il territorio e che possano costituire un investimento utile in termini di promozione turistica che abbia ricadute effettive sull’economia siciliana.

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