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Una storia lunga 120 anni mortificata dal Cemento: è quella di un Cipresso sulla Pergusina a Enna bassa

Una storia lunga non meno di 120 anni che viene mortificata. E’ quella della vita di un Cipresso a Enna bassa oggi all’interno di una zona residenziale sulla Pergusina ma che ai tempi faceva parte di un contesto rurale oggi inghiottito dal cemento. Così Gianluigi Pirrera, ingegnere da tempo trasferito a Palermo ma che rimane fortemente legato alla sua città d’origine lancia un appello dalla sua pagina social affinchè chi di competenza difenda questo patrimonio storico.
UN PO’ DI RISPETTO per questo cipresso orribilmente mortificato. Presumibilmente fu piantato da mio nonno Angelo Vetri ben oltre 120 anni fa e segnava la proprietà su un vecchio muro a secco in una curva della vecchia Pergusina in quella che ora è Enna Bassa. Da bambini ci arrampicavamo all’interno. Lo ricorderanno Anna Rita Pirrera e Carla Vetri. Quando l’ “urbanizzazione”, da me mai condivisa in quella che oggi sarebbe stata una magnifica ruralità storica urbana, prese il sopravvento chiesi che venisse salvato. Non altrettanto fu per una decina di ulivi plurisecolari in uno dei quali all interno facevamo “riunioni” tra cugini.
Eccolo ora, scampato il pericolo, mortificato.
Non respira soffocato da asfalto transiti e parcheggi. L’aria non è più pura. Non vigila più la proprietà ma è considerato inutile. Se così non fosse non lo ridurrebbero così.
È offeso da inutili cartelli privati. L”aiuola” è piena di acetosella e gerani che nulla hanno a che fare con l habitat. Un patriarca come questo non lo merita. Rispetta i parametri per essere un albero monumentale. Merita di esser valorizzato.
La Città di Enna vigili e intervenga. Ne ha i poteri. Senza neanche dover ricorrere a leggi e regolamenti ad hoc. Basta applicare la logica e l’etica. Il buon senso.
Prima che qualche accidente, non voglio pensare cagionato ad hoc, ne “consigli” l’abbattimento per l’incolumità. Di chi? Non certo della nostra cultura dell’appartenenza. Anche “Kore”, lì sotto, ne piangerebbe. Bellissimo nome per un’Università: applichiamone il significato. Ps: Aggiungo 2 foto storiche, prima di mio nonno, postate da Marco Giannotti “L’antica casina con annesso “opificio per la fornace della calce” del mio trisavolo Sebastiano Bonaccorso (dal 1870 al 1914)”. Testimoniano l’affezione di più generazioni e di tanti. Il confronto con l’urbanizzazione successiva.

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