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Troina 1943 – Robert Capa, la luce del genio nella battaglia – di Gaetano Cantaro

Riccardo Novembre 8, 2021 6 minuti letti
battaglia di troina

Troina 1943 – Robert Capa, la luce del genio nella battaglia.
Il 9 luglio 1943 scatta l’operazione Husky, le truppe anglo americane sbarcano in Sicilia con l’obiettivo di aprire un fronte nell’Europa meridionale, occupare l’Italia e concentrare in un secondo momento gli sforzi bellici contro la Germania nazista.
Quella stessa notte, un giovane ed intrepido fotoreporter ebreo di origini ungherese, Endre Ernő Friedmann (1913 – 1954), meglio conosciuto con lo pseudonimo “americanizzato” di Robert Capa, viene paracadutato da un piccolo aereo dell’aviazione americana ed atterra in Sicilia al fine di documentare le operazioni belliche. Durante l’atterraggio il suo paracadute si impiglia in un albero, ove rimane appeso per tutta la notte. Nel frattempo attorno a lui si scatena un conflitto a fuoco; come egli ebbe a raccontare “con il suo accento ungherese aveva le stesse possibilità di essere colpito da entrambe le parti”.
La 7^ Armata statunitense impiegò 38 giorni per conquistare la Sicilia ma rimase bloccata per sei lunghi giorni di durissimi combattimenti (1-6 agosto 1943) innanzi la roccaforte di Troina dove si erano insediate la 15^ Panzergrenadier-Division tedesca, la 28^ Divisione fanteria “Aosta” e la 26^ Divisione artiglieria “Assietta”.
Le truppe americane non appena avvicinatesi alla cittadina si arrestarono innanzi il poderoso fuoco di sbarramento dell’artiglieria Italo-tedesca. Dal giorno successivo le forze dell’Asse vennero sottoposte ad attacchi senza tregua dalla fanteria statunitense della 1st Infantry Division del generale Allen, e da due reggimenti della 9ª divisione sostenuti alle spalle da 9 battaglioni di artiglieria e dal sostegno aereo dei bombardieri.
La 15ª divisione tedesca e la divisione Aosta contrattaccarono non meno di 24 volte. A quel punto, l’aviazione americana non si fece scrupolo di lanciare centinaia di tonnellate di bombe su Troina, ancora abitata da migliaia di civili. I cannoni dell’artiglieria americana aprirono un intensissimo fuoco con granate al fosforo, trasformando l’intera valle in un inferno. Il 4 agosto sull’abitato vennero sganciate dai bombardieri alleati centinaia di bombe di oltre due quintali ciascuna, che distrussero completamente ciò che fino a quel momento era rimasto in piedi. Le truppe tedesche, dopo aver perso circa 1.600 uomini, abbandonarono il perno della cosiddetta “linea dell’Etna e si ritirarono verso Messina, il I° battaglione del V° Aosta era ridotto a 170 uomini. Moltissime furono anche le perdite della 1ª divisione americana. Troina contó 117 vittime, oltre un centinaio di feriti.
Il 25 aprile 2007 a Roma, dopo 64 anni, il Presidente della Repubblica Italiana ha consegnato alla città di Troina la medaglia d’oro al merito civile così motivandola: “Avamposto di notevole importanza strategica sulla “linea dell’Etna”, occupato dalle forze dell’Asse al fine di arrestare l’avanzata delle truppe anglo-americane verso il continente, si trovò al centro di violenti combattimenti, subendo atroci rappresaglie e rastrellamenti da parte dei soldati tedeschi e devastanti bombardamenti alleati che provocarono centinaia di vittime civili e la totale distruzione dell’abitato. La popolazione, costretta a trovare rifugio, tra stenti e sofferenze, nella campagna vicina e in alloggi di fortuna, si rendeva protagonista di eroici slanci di umana solidarietà verso quanti avevano bisogno di aiuto e si prodigava, col ritorno alla pace, nella difficile opera di ricostruzione morale e materiale del paese”.
In quello scenario di morte e distruzione si trovò ad operare il giovane fotoreporter “Robert Capa”, il quale era già famoso per una fotografia scattata nel 1936 a Cordova raffigurante un miliziano dell’esercito repubblicano, con addosso una camicia bianca, ripreso nell’attimo in cui veniva colpito a morte da un proiettile sparato dai franchisti. Questa immagine divenne tra le più famose fotografie di guerra allorché venne pubblicata il 12 luglio 1937 dalla rivista americana “Life”, per la quale Robert Capa fu assunto dopo i fatti di Troina.
Tra le isolate montagne di Troina Capa realizzò le fotografie più importanti della sua carriera.
Una delle più celebri foto fu quella scattata al termine della battaglia, il 6 agosto 1943, in contrada Ponte Capostrà; essa raffigura un imponente soldato americano accovacciato, intento a seguire le indicazioni di un minuto pastore siciliano, poi identificato in “massaru Cicciu”, al secolo Francesco Coltiletti, che gli indica la strada per Sperlinga (sul luogo è stata posta una targa commemorativa).
Da un lato il “gigante americano”, bello, giovane, con braccialetto e anello al dito, ben vestito nonostante le circostanze, dall’altro, un minuto contadino siciliano “armato” di bastone, con il viso bruciato dal sole e scavato dalla fatica del duro lavoro nei campi, vestito di berretta, gilè, pantaloni di fustagno e scarpe “quazate”, testimone di una dignitosa povertà.
La foto divenne un simbolo, quasi un suggello dello stretto legame tra la piccola Italia e la grande America, come se quel piccolo uomo rappresentasse il “vecchio, saggio continente” che indica la strada al “nuovo continente” che da lì a poco sarebbe stato vincitore di una Guerra Mondiale divenendo il paese più potente del mondo.
Oltre alle stupende immagini che oggi è possibile ammirare nel museo di Troina, Robert Capa ci ha lasciato un diario del 1947, dal titolo emblematico: “Leggermente fuori fuoco”, in cui mette a nudo la crudezza della guerra, così descrivendo l’angoscia vissuta durante i combattimenti dello sbarco in Sicilia: “Era la prima volta che seguivo un attacco dall’inizio alla fine, ma fu anche l’occasione per scattare ottime foto. Erano immagini molto semplici. Mostravano quanto noiosa e poco spettacolare fosse in verità la guerra. Il piccolo, bel paese di montagna, era completamente in rovina. I tedeschi che lo avevano difeso si erano ritirati durante la notte abbandonando alle loro spalle molti civili italiani, feriti o morti. Ci eravamo distesi per terra nella piccola piazza del paese, di fronte alla chiesa, stanchi e disgustati. Pensavo che non avesse alcun senso questo combattere, morire e fare foto”.
Robert Capa maturò in Sicilia la sua amara conclusione sulla natura della guerra: “un inferno che gli uomini si sono fabbricati da soli”. Dopo aver raccontato e documentato cinque conflitti in varie parti del mondo la sua passione per la fotografia lo condusse alla morte nel 1954, durante la Prima Guerra di Indocina. Salí su un terrapieno per fotografare un convoglio in avanzamento nella radura allorquando posò il piede su una mina antiuomo che lo uccise. Aveva appena 40 anni e nessun fotografo di guerra avrebbe mai dato prova di maggior coraggio o di una tale capacità empatica di vivere il suo tempo. L’opera di Capa è in se stessa la fotografia di un grande cuore e di un’empatia irresistibile, egli era un “testimone” e riusciva a mostrare l’orrore di un intero popolo attraverso il viso di un bambino o di un vecchio.
Oggi parte del suo archivio fotografico si può ammirare nel museo dedicatogli dalla Città che lo rese famoso, Troina. Quella stessa città che nel 1062 il Gran Conte Ruggero il Normanno liberò dal dominio arabo proclamandola prima capitale della Contea di Sicilia…ma questa è un’altra storia, un’altra guerra.

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