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Prostata: dalla prevenzione alla cura. Medici di medicina generale e specialisti a confronto all’Ordine dei Medici di Enna

Riccardo Febbraio 2, 2026 5 minuti letti
Foto gruppo Relatori

Prostata: dalla prevenzione alla cura.

Medici di medicina generale e specialisti a confronto all’Ordine dei Medici di Enna

Il carcinoma della prostata rappresenta oggi una delle principali sfide sanitarie per la popolazione maschile. È il secondo tumore più diagnosticato negli uomini nel mondo, con circa 1,4 milioni di nuove diagnosi, e costituisce una delle prime cause di morte oncologica maschile a livello globale. In Italia è la neoplasia più comune nella popolazione maschile, con oltre 40.000 nuovi casi l’anno.

Si tratta inoltre del tumore a più alta prevalenza: oltre 560.000 uomini convivono in Italia con una diagnosi di carcinoma prostatico, un dato in costante crescita anche in relazione all’aumento dell’aspettativa di vita e al miglioramento delle strategie diagnostiche. Un’incidenza che cresce progressivamente con l’età, ma che oggi interessa fasce di popolazione sempre più giovani, rendendo fondamentale il ruolo della prevenzione, della diagnosi precoce e di percorsi di cura condivisi.

Proprio su questi temi si è concentrato l’evento formativo “Prostata: dalla prevenzione alla cura. Approccio per il Medico di Medicina Generale”, svoltosi sabato 31 gennaio presso la Sala Convegni dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Enna, con il patrocinio dell’Università Kore e della S.I.M.G, la Società italiana di Medicina Generale.

L’incontro ha avuto come relatori: Ippolito; Torre; Lizzio; Malacasa; Lavalle; Privitera; Grimaldi; Marino; Quattrocchi; Di Franco; Bologna; Rinaldi; urologi, oncologi, radioterapisti, radiologi, andrologi e medici di medicina generale, con l’obiettivo di fornire una visione completa e condivisa delle principali patologie prostatiche, dalla prevenzione alla diagnosi fino alle più moderne opzioni terapeutiche.

Ad aprire i lavori è stato Giovanni Bologna, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Urologia dell’Umberto I che ha chiarito lo spirito dell’iniziativa: «Non vogliamo entrare in ambiti troppo specialistici, ma offrire una panoramica chiara e concreta di ciò che oggi l’urologia mette a disposizione, dalla patologia benigna a quella maligna, per una presa in carico comune e condivisa del paziente».

Ampio spazio è stato dedicato all’ipertrofia prostatica benigna (IPB), una condizione che interessa una larga fetta della popolazione maschile sopra i 55-60 anni, e ai suoi trattamenti, dalla terapia medica fino alle opzioni chirurgiche tradizionali e laser. Ma il focus principale è stato inevitabilmente il carcinoma della prostata, una patologia ad elevata incidenza e forte impatto sulla qualità della vita dei pazienti.

«Il tumore della prostata rappresenta oggi un vero macigno per la popolazione maschile», ha sottolineato Bologna. «Fortunatamente i progressi scientifici e tecnologici ci permettono di offrire risposte concrete e, in molti casi, di guarigione, purché la diagnosi sia tempestiva e il percorso terapeutico sia personalizzato».

Nel corso dell’incontro è stato ribadito come non esista, allo stato attuale delle evidenze scientifiche, un’indicazione allo screening di massa con PSA nei soggetti asintomatici. Centrale resta invece il ruolo del Medico di Medicina Generale, primo interlocutore del paziente, nella valutazione del rischio, nell’indirizzo agli accertamenti appropriati e nella gestione dei percorsi diagnostico-terapeutici.

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Su questo aspetto si è soffermato il presidente dell’Ordine dei Medici di Enna, Renato Mancuso, evidenziando l’importanza della collaborazione tra professionisti: «Ringraziamo l’Unità Operativa di Urologia dell’Ospedale Umberto I, l’Università Kore e la S.I.M.G per questa sinergia. Il confronto tra specialisti e medici di medicina generale, è essenziale e deve diventare sempre più strutturato e continuo».

Un contributo sempre più importante è fornito – sia ai Medici di Medicina Generale che agli specialisti – dalla diagnostica per immagine, come è stato evidenziato dal professore Salvatore Lavalle, docente del corso di laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Kore. Nel suo intervento è stato evidenziato come l’utilizzo appropriato della risonanza magnetica multiparametrica rappresenti oggi uno strumento fondamentale per migliorare l’accuratezza diagnostica, selezionare correttamente i pazienti da avviare ad agobiopsia e ridurre esami inutili, contribuendo a una gestione più mirata e sostenibile della patologia.

Uno dei momenti centrali dell’evento, molto partecipato, è stato l’approfondimento sulle opzioni chirurgiche per il trattamento del tumore prostatico, illustrato dell’urologo, Enrico Grimaldi ricercatore presso l’Università Kore.
Dalla chirurgia open, storicamente gold standard, si è passati alla laparoscopia fino alla chirurgia robotica, oggi largamente diffusa nei centri dotati di questa tecnologia. «La prostatectomia radicale resta il gold standard nei pazienti con rischio intermedio-alto e un’aspettativa di vita superiore ai dieci anni», ha spiegato Grimaldi. «La chirurgia robotica consente maggiore precisione, minori perdite ematiche, riduzione del dolore post-operatorio e degenze più brevi».

Grazie al supporto dell’Università Kore, l’Ospedale Umberto I di Enna è oggi dotato di un robot chirurgico Hugo (sistema Ras), permettendo ai pazienti del territorio ennese, quando vi sono le indicazioni cliniche, di accedere a trattamenti avanzati senza doversi spostare fuori provincia.

Un messaggio condiviso da tutti i relatori è stato quello della centralità del paziente, che deve essere parte attiva nelle scelte terapeutiche, in particolare nei casi di sorveglianza attiva per i tumori a basso rischio. «La scelta terapeutica deve nascere da una discussione multidisciplinare e da un confronto trasparente con il paziente», hanno convenuto i relatori in sala. «Ogni trattamento deve essere cucito su misura, tenendo conto dell’età, delle comorbidità e delle aspettative di vita».

L’evento si è concluso confermando il valore di iniziative formative condivise, capaci di rafforzare il dialogo tra ospedale e territorio e di migliorare la qualità dell’assistenza ai pazienti affetti da patologie prostatiche.

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