Ponte Stretto: Cgil, non è l’opera necessaria per il rilancio dello
sviluppo calabrese, siciliano e del Mezzogiorno
Roma, 4 giugno – “Non è il Ponte sullo Stretto, opera inutile e
dannosa, l’infrastruttura necessaria a rilanciare lo sviluppo della
Sicilia, della Calabria e dello stesso Mezzogiorno. Occorre un
intervento dello Stato per costruire una programmazione mirata e
coerente e disegnare un nuovo piano di sviluppo industriale”. È
quanto dichiarano il segretario confederale della Cgil Pino Gesmundo e i
segretari generali della Cgil Calabria, Angelo Sposato, e della Cgil
Sicilia, Alfio Mannino.
I dirigenti sindacali sottolineano che “il progetto lacunoso del
Ponte, che ha come presupposto un’analisi costi-benifici irrealistica,
comporterebbe gravi impatti ambientali, paesaggistici e naturalistici,
determinati anche dall’enorme problematicità della gestione dei
cantieri disseminati in tutta l’area, e che metteranno in crisi per
anni le città di Messina, Reggio Calabria e Villa San Giovanni”. Vi
è poi un ulteriore aspetto che rende lo rende “dannoso ancor prima di
essere realizzato”, ossia “l’esecuzione di espropri di case,
terreni, immobili di privati cittadini, investiti dai disagi e costretti
a lasciare l’abitazione per andare non si sa dove e neppure con quale
indennizzo”.
Per Gesmundo, Sposato e Mannino “è un grave errore considerare la
realizzazione del Ponte l’elemento strategico della modernizzazione
infrastrutturale del Mezzogiorno. Riteniamo invece prioritarie “la
realizzazione dell’alta velocità Salerno-Reggio Calabria, che rischia
di fermarsi a Romagnano; il completamento dell’elettrificazione e
messa in sicurezza della ferrovia jonica Sibari-Reggio Calabria; il
miglioramento del sistema di mobilità dell’area centrale dello
Stretto; il completamento della Messina-Catania-Palermo e il raddoppio
della Messina-Catania-Siracusa che continuano a procedere a rilento.
Indispensabile è poi la messa in sicurezza del sistema autostradale
Siciliano e Calabrese, portando a compimento la realizzazione dell’E90
(Ss 106), meglio conosciuta come la ‘strada della morte’”.
Per i segretari della Cgil “è essenziale riaprire una nuova stagione
di programmazione per le due regioni, le cui potenzialità di sviluppo
socio economico sono frenate dall’involuzione delle politiche messe in
atto dal Governo nazionale e dai Governi regionali, colpendo le
popolazioni e indebolendo lo stesso sistema produttivo”. Tra queste,
“la centralizzazione delle Zes, lo smantellamento del Reddito di
Cittadinanza, la revisione del Pnrr che definanzia molte opere
strategiche, il blocco del Fondo di Sviluppo e Coesione e la sottrazione
di 2.100 milioni alle due regioni, lo svuotamento del Fondo perequativo
infrastrutturale, tutto in una logica neocentralistica che annulla il
ruolo della Autonomie, soprattutto dei Comuni”.
“Occorrono un piano industriale di sviluppo per le due regioni –
proseguono – che incentivi la produzione di energia, con investimenti
nelle rinnovabili e portando a compimento le bonifiche dei siti
contaminati; una politica dei trasporti che privilegi il trasporto
pubblico locale e regionale; inhterventi radicali che affrontino
decisamente le problematicità inerenti il dissesto idrogeologico e
l’endemico disservizio della rete idrica”.
“Le ingenti risorse finanziarie disponibili tra Pnrr, Pnc, Fondi
strutturali europei, Fondi nazionali vanno spese nei tempi dovuti e in
modo corretto e trasparente, sottraendole al pericolo di una gestione
clientelare che possa aprire il varco a fenomeni corruttivi e di
penetrazione delle mafie nel sistema degli appalti pubblici”,
aggiungono infine. Su tutte le questioni evidenziate – concludono
Gesmundo, Sposato e Mannino – è indispensabile esercitare
un’attenzione continua che promuova un controllo sociale assieme alla
capacità di mobilitazione e d’iniziativa del movimento sindacale”.


