ho inviato una nota alla Segreteria generale dell’ARS per comunicare la mia rinuncia all’aumento dell’indennità parlamentare di 890 euro al mese in seguito all’adeguamento ISTAT. La mia coscienza e la mia storia politica mi hanno imposto questa scelta, in coerenza con il voto contrario rispetto all’aumento già espresso in Aula insieme ad alcuni miei colleghi parlamentari lo scorso 10 febbraio. Rispetto chi la pensa diversamente e non voglio fare demagogia, ma per me è immorale parlare di aumenti in un momento storico in cui dilaga il disagio sociale, ci sono famiglie che tirano la cinghia per arrivare a fine mese e pensionati che sono costretti a scegliere se pagare le bollette, comprare le medicine o fare la spesa. Provengo da una famiglia che conosce bene la fatica del lavoro e il senso del sacrificio e ringrazio i miei genitori per avermi fatto dono di questi valori che valgono più di qualsiasi somma di denaro. Un collega oggi mi ha deriso dicendomi che sono stato uno stupido a rinunciare a circa 40 mila euro da qui ai prossimi cinque anni; probabilmente lo sono, ma preferisco, alla materialità del dio denaro, la forza dei principi che hanno da sempre animato il mio impegno in politica che considero – come disse Paolo VI – la “più alta forma di carità”; ma soprattutto preferisco continuare a guardare negli occhi i miei concittadini e i miei elettori senza avere l’imbarazzo di abbassare lo sguardo. E questo per me non ha prezzo!


