OB Italia contesta il Cnel: “Sui contratti di lavoro si sta premiando la quantità, non la qualità”
L’Organizzazione Bilaterale Italiana lancia l’appello in vista della conversione in Senato: “Basarsi solo sui dati quantitativi rischia di legittimare i contratti pirata e penalizzare la contrattazione di qualità”
12 giugno 2026 – Alla luce del recente voto di fiducia espresso dalla Camera dei Deputati sul Decreto Lavoro, Ob Italia esprime forte preoccupazione per le modalità con cui è stata strutturata la riforma dell’archivio nazionale dei contratti collettivi da parte del Cnel. Sebbene il provvedimento normativo nasca con l’intento condivisibile di contrastare il dumping contrattuale e garantire un “salario giusto”, i criteri tecnici scelti per la catalogazione rischiano di trasformare la riforma in un’occasione sprecata. “Così come è configurata oggi – si legge nella nota diffusa da OB Italia – la nuova catalogazione predisposta dal Cnel, con l’istituzione di più sezioni dell’archivio non fondate sul criterio di promozione del lavoro di qualità, crea soltanto confusione tra gli operatori e un’arbitraria selezione dei contratti. Il Cnel ha scelto di pesare i contratti basandosi esclusivamente su un criterio quantitativo, ovvero sui numeri di applicazione estratti dai flussi UniEmens dell’INPS. Si tratta di un errore logico e strutturale”.
Secondo l’Organizzazione Bilaterale, questo meccanismo produce un paradosso inaccettabile sul mercato del lavoro: “CCNL che registrano una più limitata applicazione numerica, ma che garantiscono ai lavoratori elevati standard di Trattamento Economico Complessivo, rischiano di essere ingiustamente screditati o declassati. Di contro, alcuni cosiddetti contratti pirata – che non offrono un adeguato livello di tutela e generano una concorrenza sleale nei confronti delle imprese virtuose – ricevono una legittimazione ufficiale e l’inserimento nella sezione principale dell’archivio solo perché, sfruttando il basso costo del lavoro, registrano alti numeri di diffusione”. “Il Decreto Legge potrà effettivamente ordinare l’attuale giungla contrattuale solo se il Senato, nella delicata fase di conversione a Palazzo Madama in vista della scadenza del 29 giugno, avrà il coraggio di correggere la rotta”, – prosegue OB Italia -. “La metrica dell’Archivio va ribaltata: la classificazione e il filtro d’ingresso dei contratti devono essere impostati sul valore reale del TEC e non sui meri numeri di applicazione. È il valore economico e normativo della tutela che deve qualificare il contratto come leader, non la quantità di adesioni raccolte al ribasso. Solo spostando il baricentro sul TEC si cambierà il bacino contrattuale di riferimento delle associazioni, svuotando di significato le sigle di comodo”.
OB Italia, a nome delle organizzazioni datoriali e sindacali che rappresenta, chiede pertanto “un intervento urgente e un confronto con il legislatore per istituire un archivio dei contratti collettivi che sia davvero unico, trasparente e pienamente accessibile anche alle Software House. Uno strumento digitale moderno che, mettendo al centro il principio del ‘salario giusto’ calcolato sul TEC, offra parametri oggettivi e automatizzabili per azzerare le sperequazioni e difendere la reale democrazia nel mondo del lavoro”, conclude l’Organizzazione bilaterale italiana.
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