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NIENTE FESTA PER 201 MILIONI DI DONNE NEL MONDO

Riccardo Marzo 7, 2026 6 minuti letti

NIENTE FESTA PER 201 MILIONI DI DONNE NEL MONDO

Sono 144 milioni le donne adulte e 57 milioni le minori di 15 anni che nel mondo subiscono almeno un livello alto di discriminazione e persecuzione a causa della loro fede cristiana, secondo i dati della World Watch List 2026 di Porte Aperte/Open Doors, il che significa che oltre 201 milioni di cristiane nel mondo non hanno molto da celebrare per la Festa delle donne o Giornata Internazionale della donna istituita dalle Nazioni Unite. L’anno precedente erano 196 milioni, quindi si registra un aggravamento del fenomeno persecutorio nei confronti delle donne.

I tratti caratteristici di questo fenomeno sono: i matrimoni forzati, la violenza sessuale, la violenza fisica e psicologica, fino ai terribili rapimenti a scopo di riscatto o per alimentare il lucroso business della tratta degli esseri umani e quindi la riduzione a schiavitù.

Tutti questi sono i cosiddetti punti di pressione della persecuzione religiosa specifica di genere, che si presentano come sottili filamenti di una ragnatela che intrappola nel terrore, nella minaccia e nella violenza la vita di milioni di donne nel mondo. Va sottolineata la difficoltà di raccogliere dati su questi fenomeni dovuti all’omertà e alla cultura della vergogna/onore tipiche di certe culture, che condannano le donne a subire in silenzio e non denunciare mai i reati subiti, anche per la diffusa e venefica impunità che spesso ammanta chi perpetra questi crimini. Ciò che denunciamo dunque è la punta di un iceberg di un fenomeno assai più massivo e permeante.

Nei primi 50 paesi della World Watch List (WWL) di Porte Aperte, scopriamo che il matrimonio forzato è riportato dall’84% dei paesi, la violenza sessuale dall’82% dei paesi, la violenza fisica dal 72% dei paesi, la segregazione in casa dal 62% dei paesi, mentre la violenza psicologica dal 62% dei paesi[ Questi dati sono relativi al Report sulla Persecuzione Religiosa Specifica di Genere 2024.].

Colpire la donna per colpire la comunità

Secondo le nostre ricerche relative all’anno scorso, i matrimoni forzati salgono da 821 a 1.147 casi denunciati, un nulla rispetto alla realtà del fenomeno. Pakistan, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, India e Nigeria, sono i paesi dove questa pratica distrugge di più la vita delle donne, spesso minorenni, e altrettanto spesso il matrimonio forzato è strettamente connesso a un rapimento: quindi si rapiscono ragazze cristiane forzandole a sposare un uomo musulmano o il membro di un particolare gruppo estremista, anche per indebolire e spaventare l’intera comunità cristiana dell’area.

“Se non fosse morta, la sua storia non sarebbe mai venuta alla luce”.

“Se non fosse morta, la sua storia non sarebbe mai venuta alla luce”, sono queste le parole di Hoinu (pseudonimo), partner di Porte Aperte nel Manipur, rispetto alla morte di una giovane donna di 20 anni lo scorso 10 gennaio.
La giovane, appartenente alla minoranza cristiana Kuki-Zo, era stata vittima delle violente rivolte del 2023 nel Manipur, in India.
Ciò che ha vissuto è troppo brutale per poter essere compreso: abusi fisici, botte e ripetuti stupri da parte di un gruppo di estremisti indù. Purtroppo, non avendo potuto accedere a cure adeguate per guarire dalle ferite e dal trauma psicologico, dopo 30 mesi dall’accaduto, la giovane è morta.
Nonostante il dolore, era riuscita a presentare una denuncia preliminare (FIR) alla stazione di polizia del distretto di Kangpokpi il 21 luglio 2023. Il caso era stato successivamente trasferito all’Ufficio centrale di investigazione (CBI). Secondo l’agenzia di stampa India Express: “Dopo la registrazione di una denuncia preliminare Zero
FIR, due imputati sono stati arrestati ma
successivamente rilasciati su cauzione senza alcuna accusa o azione legale”.
Nonostante la sopravvissuta abbia fornito una testimonianza chiara e dettagliata delle violenze subite, non è stato effettuato alcun arresto nemmeno dopo 30 mesi. Questa prolungata inazione da parte del sistema ha aggravato le sofferenze sia della vittima che della sua famiglia. I responsabili sono tutt’oggi a piede libero.

Lo stupro come arma di guerra

Donne e ragazze sperimentano la persecuzione nella sfera privata, spesso proprio dentro le mura di casa e proprio da parte di coloro che conoscono bene. In particolar modo, nei contesti di insicurezza, la violenza sessuale viene utilizzata come una vera e propria “strategia di guerra”, perpetrata con lo scopo ultimo di punire ed umiliare le comunità sotto attacco. Allo stesso tempo, però, può essere riscontrata anche nell’ambiente domestico, in quanto i conflitti violenti possono portare a una visione sempre più normalizzata della violenza. Se questo può colpire le donne in generale, è altrettanto fattuale che le donne cristiane risultino doppiamente vulnerabili, soprattutto nei casi di conversione al cristianesimo, quindi di donne che abbracciano una fede (quella cristiana) diversa da quella dei familiari o della società che le circonda.

Secondo i dati della WWL 2026, esclusi i matrimoni forzati, salgono ad almeno 4.055 le vittime cristiane di violenza sessuale, con la Nigeria scenario principale di questi abusi, ma anche la Repubblica Democratica del Congo, la Siria, il Sudan, il Pakistan, il Myanmar e una sequela di nazioni dell’Africa Subsahariana, regione dove lo stupro viene maggiormente utilizzato come arma di guerra.

La persecuzione di donne e ragazze cristiane, infatti, mira a renderle oggetti sessuali e portatrici di vergogna. In diverse regioni del mondo la violenza sessuale, i matrimoni forzati e il traffico di esseri umani opprimono donne e ragazze cristiane, diventando spesso mezzi per punire e disonorare famiglie e comunità cristiane. Diffusamente considerate di valore inferiore, le donne vengono colpite nella loro capacità di procreare e nell’idea di purezza sessuale. Come si diceva, esse sono ulteriormente vulnerabili ad essere rapite e vendute come spose, in particolare nei paesi asiatici o a diventare schiave sessuali di gruppi estremisti in Africa, considerate da questi ultimi come trofei di guerra in grado di generare futuri combattenti.

Contesti insicuri aumentano violenza contro le donne

L’insicurezza, proveniente da fenomeni come disastri naturali, conflitti interni, instabilità politica e deficit economico, può incitare nuove forme di violenza, arrivando a forme di “insicurezza violenta”, così come esacerbare pattern violenti già esistenti, come gli spostamenti forzati e, di conseguenza, plasmare il modo in cui le persone vengono perseguitate in situazioni di instabilità. In queste situazioni i cristiani emarginati, in particolar modo le donne, sono ancora più vulnerabili e divengono i soggetti sui quali si riversa l’insicurezza violenta.

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Riccardo

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