Lo Slai cobas per il sindacato di classe aderisce allo sciopero del 12 dicembre indetto dalla Cgil, come aveva già aderito a quello del 28 novembre dei sindacati di base, contro la finanziaria del governo, una “manovra” contro lavoratori e masse popolari
La prima cosa deve essere la chiarezza! Circa la metà dei fondi previsti da questa finanziaria vanno ai padroni
Ben 8 miliardi vanno nelle tasche dei padroni, su una finanziaria di appena 18,7 miliardi! I nomi di questi AIUTI DI STATO sono: Super e iper-ammortamento: circa 4 miliardi di euro per le imprese che investono in beni strumentali 4.0 e in quelli legati alla transizione ecologica. Nuova Sabatini: 200 milioni nel 2026 e 450 milioni nel 2027 per sostenere l’acquisto di beni strumentali da parte delle Piccole Medie Imprese tramite finanziamenti bancari. ZES Unica: vengono rifinanziati i crediti d’imposta per gli investimenti nelle aree del Mezzogiorno, con un costo stimato di 1,8 miliardi per il 2026 e 2 miliardi per il 2027. Crediti d’imposta specifici: anche per il settore agricolo e della pesca (fino al 40% per l’acquisto di macchinari avanzati). Supporto alla competitività: il governo valuta di aumentare ulteriormente le risorse rivedendo i fondi di coesione.
E nonostante tutto questo si lamentano! Come fanno anche le banche perché dovrebbero “anticipare” circa 4 miliardi, mentre fanno profitti giganteschi (come le assicurazioni) per circa 50 miliardi nel solo 2024 (112 miliardi in tre anni!)… Per non parlare degli evasori fiscali che avranno pure i benefici del condono!
E cosa è previsto invece per chi produce realmente tutto in questo Paese, cioè gli operai, per i lavoratori? E cosa per i pensionati? le lavoratrici, le migliaia di precarie e precari, i giovani che sono costretti ad emigrare per la disoccupazione? NIENTE! Si parla e chiacchiera ma di briciole… e con la truffa! Perché il governo deve restituire i 25 miliardi di euro (secondo i calcoli della Cgil) in più che ci ha fatto pagare per l’aumento dei prezzi e delle tasse!
La truffa sulla sanità e sui salari
Sulla sanità e sui salari siamo alla truffa bella e buona, perché i 2 miliardi in più sul Fondo sanitario non scalfiscono neanche il definanziamento accumulato in tre anni, calcolato in 13 miliardi dalla Fondazione Gimbe, ed inoltre sono indirizzati per metà ad ingrassare la sanità privata, alla quale vanno già 42,6 miliardi di denaro pubblico l’anno, pari a circa il 25% del totale della spesa sanitaria nazionale, senza contropartita in termini di maggiori prestazioni, e non ci sono le 30 mila assunzioni di infermieri promesse.
La riduzione del 2% della seconda aliquota dell’Irpef e la detassazione degli aumenti da rinnovi contrattuali e da notturni e festivi, che già non recuperano l’inflazione accumulata dal 2022-23, sono taglieggiati in buona parte dal drenaggio fiscale, e non viene restituito quello già perso con le precedenti manovre. Per un salario da 30 mila euro l’anno lo sgravio Irpef sarà di appena 3 euro al mese, mentre negli ultimi 3 anni lo stesso reddito ha pagato 2 mila euro in più di fiscal-drag.
La manovra stanzia 2,9 miliardi per ridurre l’Irpef dal 35% al 33% ai redditi del secondo scaglione, quelli tra 28.000 e 50.000 euro, e ai 2,1 miliardi per il taglio dal 5 all’1% delle tasse sui premi di produttività (fino a 5.000 euro), per la tassa piatta al 15% per il lavoro notturno e festivo e per la tassa piatta al 5% sugli aumenti contrattuali sottoscritti nel 2025-2026. Quest’ultima vale per i redditi sotto i 28.000 euro e solo dei lavoratori dipendenti del settore privato. Il governo si vanta, ma di che? visto che i salari stanno ancora ben sotto il livello dell’inflazione patita nel 2022 (+8,1%) e nel 2023 (+5,7%), tanto che il loro potere d’acquisto resta più basso rispetto a quello prima del Covid. Per cui va a finire che gli aumenti salariali vengono rimangiati in tutto o in parte, o addirittura producono una perdita secca di salario. Secondo uno studio della Cgil, per esempio, un aumento salariale del 2%, al passo con l’inflazione, produrrebbe un drenaggio fiscale di ben 1.566 euro su un reddito di 35 mila, a fronte di 413 euro di aumento in busta paga; sarebbe di 513 euro su un reddito di 20 mila, a fronte di 345 euro in busta, e di 130 euro su un reddito di 15 mila euro, a fronte di 259 euro in busta.
Quanto ai pensionati, si continua a trattarli come un bancomat da cui succhiare risorse e vita, cancellando Quota 103 e Opzione donna, allungando l’età pensionabile di tre mesi oltre i 67 anni, cosa che porterà ad un sempre maggior numero di morti sul lavoro. Occorre tornare alla pensione a 60 anni per i lavoratori e a 55 per le lavoratrici. E ci deve essere un aumento consistente delle pensioni minime e delle pensioni più basse.
Anche l’età pensionabile per la pensione di vecchiaia, attualmente a 67 anni con un minimo di 20 anni di contributi, salirà di un mese dal 2027 e di tre mesi dal 2028. La legge Fornero non solo è ancora presente ma viene peggiorata!!! Si ripete poi anche quest’anno la beffa dell'”aumento” delle pensioni minime, che per 1,1 milioni di pensionati sopra i 70 anni e altri in condizioni disagiate ammonta a 12 euro mensili lordi, che si vanno a sommare agli 8 euro della manovra precedente, consentendo al governo di rivendicare un aumento di “ben” 20 euro dal 2026.
Spese militari
In attesa del rientro dalla procedura di infrazione europea, per poter stanziare 12 miliardi presi a prestito agevolato dal fondo Safe previsto dal programma Rearm Europe, la manovra aggiunge intanto un altro miliardo alle spese militari per il 2026 (+3,5% sul 2025), portandole a sfiorare il tetto record di 35 miliardi l’anno. La cifra comprende ben 13,1 miliardi di investimenti per nuovi armamenti (+1,42% sul 2025), composta da circa 9,9 miliardi del ministero della Difesa e oltre 3 miliardi provenienti dai fondi del ministero delle Imprese e del Made in Italy: e cioè il Programma 1.9 per “Interventi in materia di difesa nazionale”, a cui vanno aggiunti 215 milioni per “Interventi nei settori industriali ad alta tecnologia”. E questo a prescindere dai 23 miliardi già stanziati per il prossimo triennio dal Documento di programmazione finanziaria pluriennale varato dal governo a inizio ottobre, nel quadro del programma di riarmo che prevede la spesa complessiva di 140 miliardi nei prossimo 15 anni. Il “capitolo” armi non finisce mai!
Tagli alla spesa
7,2 miliardi di tagli alla spesa di tutti i ministeri nel triennio 2026-2028 (quasi il 40% dell’intero ammontare), e che – attenzione – vanno ad aggiungersi ai 7 miliardi di tagli lineari dell’anno scorso: i danni maggiori ricadranno, tra tagli lineari e agli investimenti, su: gestione dei beni dello Stato, lotta all’evasione, fondi per i Caf, interventi per pubbliche calamità (Mef); Edilizia statale, trasporto marittimo, ferrovie e mobilità e sicurezza locale, in particolare metropolitane di Roma, Napoli e Milano (Mit); tutela e gestione delle risorse idriche e miglioramento qualità dell’aria (Mase); edilizia scolastica e sicurezza nelle scuole (Mim); aiuti alle piccole e medie imprese e interventi per le crisi industriali, tra cui il taglio di 300 milioni del fondo per i forni elettrici previsti dal piano di riconversione del polo siderurgico di Taranto (Mimit). Particolarmente odiosa è poi la cancellazione di 267 milioni per il 2026 dal “Fondo povertà”, con un taglio del 65% delle risorse per interventi e servizi sociali in favore dei beneficiari dell’Assegno di inclusione (Adi), quello che ha sostituito in peggio il Reddito di cittadinanza.
Per opporsi a questa finanziaria e alle “manovre” di padroni e governo che impoveriscono ogni giorno di più lavoratori e masse popolari, SERVE INNANZITUTTO L’UNITA’ DEI LAVORATORI, e quindi scioperi generali UNITARI, senza inutili settarismi, da qualsiasi parte vengano, che indeboliscono l’arma stessa dello sciopero, ma soprattutto indeboliscono la forza della classe operaia nel suo insieme!
Scioperiamo contro il governo che dà ai ricchi, toglie ai lavoratori e ai poveri e prepara la guerra a suon di miliardi, contro un governo complice del genocidio del popolo palestinese
Lavoriamo per uno sciopero generale unitario che coinvolga tutti i lavoratori
Organizziamoci e per difendere i diritti conquistati con la lotta!


