L’associazione antiviolenza Sandra Crescimanno sempre in prima linea per la difesa dei diritti delle donne. E per sabato prossimo 29 ottobre dalle 16,30 al locale Stranizzadamuri di Piazza Armerina organizza un incontro per spiegare ancora una volta quale sarà la propria attività. A tal proposito questa una dichiarazione della presidente dell’associazione Maria Grasso.
“Le operatrici del centro antiviolenza DonneInsieme Sandra Crescimanno in questi anni hanno continuato a lavorare nonostante la pandemia e la solitudine che abbiamo sperimentato.
Riprendere le attività interrotte e domandarsi quali progetti poter condividere ha fatto sì che tante di noi ,me per prima, ci interrogassimo sulla necessità di parlare di femminismo alle ragazze e ai ragazzi . Siamo partite dall’idea di promuovere i diritti, la cultura e i saperi femministi in uno spazio fisico che potesse diventare laboratorio di idee, un luogo di incontro e condivisione . Un luogo dove confrontarci e capire come affrontare le sfide che ci attendono in un mondo sempre più violento e virulento
Abbiamo sentito forte la necessità di discutere con le giovani e i giovani per capire se quel “famoso” cambiamento culturale può essere attuato. Il cambiamento culturale che cambia le relazioni e il modo di approccio alla violenza.
Chi ,come me, ha una storia di femminismo e di battaglie civili come formazione -dal divorzio alla 194 al referendum sulla legge 40- ha sempre avuto in mente un progetto come quello che stiamo per presentare
In realtà il movimento femminista non è morto come qualcuna o qualcuno dice e non è morto per il semplice fatto che non è un fenomeno isolato , né nel tempo né nello spazio. Quello relativo agli anni
sessanta è solo un segmento .Un periodo che contempla un discorso storico molto più ampio ed articolato che coinvolge tantissime donne nel tempo.
La rivoluzione femminista è stata una rivoluzione culturale di portata immensa perché ha riguardato oltre la metà del genere umano ,le donne appunto che hanno affrontato battaglie immani per dare alle donne di oggi quello che abbiamo. Ma i diritti non sono per sempre ed è per questo che serve l’anticorpo giusto. La conoscenza. In questo progetto di cui non abbiamo neanche scritto il nome noi saremo solo delle facilitatrici . Ascolteremo cosa hanno da dirci i ragazzi e le ragazze. Cosa cercano. Quali sono le loro difficoltà o quelle dei loro coetanei e delle loro coetanee. Cosa vogliono . Come vivono da cittadini e da cittadine nelle nostre comunità. Cosa conoscono del femminismo le giovani donne e cosa di queste battaglie civili i ragazzi. Vorremmo un collettivo femminista plurale . In cui uomini e donne cercano risposte a domande antiche. Non so se ci riusciremo ma vale comunque la pena di provarci per noi e per loro. E saranno loro a dirci come chiamare questo progetto


