Le strisce gialle non bastano: a Enna i diritti delle persone con disabilità restano sulla carta
Credo che il grado di democrazia di un Paese si misuri anche dalla capacità di tutelare le minoranze e i cittadini più fragili. Se analizziamo alcuni fatti quotidiani, Enna non sembra ancora essere una città pienamente accessibile alle persone con disabilità.
Mi chiedo come mai le istituzioni non contrastino con maggiore determinazione la diffusa inciviltà dimostrata da alcuni cittadini e perché si debba assistere quotidianamente a comportamenti inaccettabili, quali l’occupazione abusiva degli stalli riservati alle persone con disabilità o i parcheggi selvaggi davanti alle rampe dei marciapiedi, senza che vi siano controlli costanti e sanzioni adeguate. Troppo spesso gli interventi avvengono soltanto a seguito delle segnalazioni degli stessi cittadini disabili.
A giustificazione di questa situazione viene spesso ripetuto che gli agenti in servizio sono pochi e impegnati in altre attività. Una motivazione che, pur potendo riflettere una reale carenza di organico, non può diventare un alibi per trascurare un problema che riguarda diritti fondamentali e il rispetto della legge. Se il personale non è sufficiente a garantire controlli efficaci, allora spetta all’amministrazione comunale adottare i provvedimenti necessari, anche attraverso l’indizione di nuovi concorsi e il potenziamento dell’organico della Polizia Locale.
Apprezzo la recente decisione del Consiglio comunale di istituire la figura del Garante per i diritti delle persone con disabilità, è un segnale importante e un passo nella giusta direzione. Tuttavia, perché questo impegno non rimanga soltanto simbolico, deve essere accompagnato da azioni concrete. Non possiamo parlare di nuovi strumenti di tutela se poi non riusciamo a garantire il rispetto delle regole più elementari, come la libera fruizione degli stalli riservati alle persone con disabilità. I diritti si affermano con i fatti, prima ancora che con gli atti amministrativi.
Le forze dell’ordine e le istituzioni dovrebbero fare di più, instaurando un dialogo diretto con le persone interessate, perché proprio questo dialogo rappresenta oggi una delle maggiori carenze.
La causa di tali comportamenti è certamente riconducibile all’inciviltà individuale, ma affonda le proprie radici anche in una cultura ormai superata, che deve essere definitivamente estirpata. Una cultura nella quale la persona con disabilità viene ancora vista come una vittima o come qualcuno da assistere, anziché come un cittadino con diritti, esigenze specifiche e il desiderio legittimo di vivere in un ambiente accessibile, inclusivo e rispettoso.
Spesso si ha la sensazione di essere percepiti come un fastidio, anziché come cittadini a pieno titolo. Una città veramente inclusiva non si misura dalle dichiarazioni d’intenti o dagli slogan, ma dalla capacità di garantire, ogni giorno, il rispetto delle regole e dei diritti di tutti.
Se la legge resta un principio astratto e chi è chiamato a farla rispettare non svolge fino in fondo il proprio dovere, allora diventa inutile persino tracciare le strisce gialle destinate ai parcheggi riservati.
Credo che la politica debba assumere un indirizzo chiaro nei confronti degli organi competenti, promuovendo controlli più frequenti e l’applicazione rigorosa delle sanzioni nei confronti di chi non rispetta le norme, in qualsiasi ora del giorno. Il rispetto delle persone con disabilità non può dipendere dalla sensibilità del singolo cittadino, ma deve essere garantito dallo Stato e dalle istituzioni attraverso la presenza, il controllo e l’applicazione della legge.
Confido in una presa di posizione dell’intera cittadinanza, affinché la nostra Enna possa finalmente diventare una città realmente fruibile da tutti, senza distinzioni e senza ostacoli. Il rispetto dei diritti delle persone con disabilità non è una concessione, ma un dovere civile che misura la qualità della nostra democrazia.
Il Vice Segretario MPA ENNA
Salvatore Astorina


