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La pandemia chiede alla sanità maggiore digitalizzazione

La pandemia chiede alla sanità maggiore digitalizzazione

per una migliore presa in carico dei pazienti

Sempre più persone adottano nuove soluzioni tecnologiche per stare in salute

I medici saranno propensi al loro utilizzo anche nella fase post Covid

26 Gennaio 2021 – Il periodo emergenziale che il mondo sta vivendo ha evidenziato la necessità che il

servizio sanitario nazionale e regionale abbia una rete vera che sia in grado di mettere a sistema

l’interdisciplinarietà fra tutti gli attori che intervengono nel percorso di cura e di prevenzione al fine di

predisporre un equilibrato rapporto tra medico, strutture sanitarie ed ospedali che abbia come obiettivo la

salute del paziente/assistito/cittadino. La digitalizzazione è un importante strumento di trasformazione in

questo senso e i dati oggi dimostrano che c’è una grande richiesta da parte dei medici e del paziente stesso.

Se oggi il paziente è informato, è caratterizzato da un sufficiente livello di Health literacy, consapevole del

proprio stato di salute e capace di fare self monitoring, l’emergenza ha indotto molti medici all’utilizzo di

soluzioni digitali per assicurare la comunicazione con l’assistito e gestire i processi di cura. Secondo

l’Osservatorio Innovazione digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano sono il

35% i cittadini tra i 15 e i 44 anni che utilizzano app per aumentare l’attività fisica, il 28% dei cittadini

dai 25 ai 34 anni utilizza app per migliorare l’alimentazione; il 60% ha cercato on-line informazioni su

corretti stili di vita; il 5% ha condiviso i dati raccolti con il proprio medico, percentuale che sale al 10%

per gli under 25, mentre il 12% avrebbe voluto inviare i dati ma il medico non ha mostrato interesse nel

riceverli; infine il 25% dei cittadini monitora i dati raccolti tramite app e li utilizza per prendere decisioni

sul proprio stile di vita. Sul fronte medico è del 62% la percentuale di medici di medicina generale che

non utilizzava soluzione di telemedicina prima della pandemia ma che le utilizzerà in futuro, sono il 22%

quelli che pensano di poter svolgere da remoto il 50% delle visite per pazienti cronici e il 72% quelli

favorevoli all’utilizzo di multicanali per comunicare con gli assistiti, e sono il 56% quelli che hanno

utilizzato piattaforme digitali per gestire la relazione con gli informatori medico scientifici. L’utilizzo di

tali tecnologie ha portato ad un cambiamento delle preferenze e molti medici saranno propensi a loro utilizzo

anche nella fase post pandemica.

Questo è il quadro emerso durante l’Academy di Motore Sanità Tech: ‘SANITÀ E DIGITAL TRANSFORMATION’,

in collaborazione con Medex Italy e con il contributo incondizionato di PWC.

“L’interesse dei medici e degli infermieri verso i dati specifici dei pazient summary è in crescita così come

l’importanza del teleconsulto e della collaborazione tra professionisti sanitari – ha spiegato Andrea Mantovani,

Director PwC -. È sempre più forte la richiesta di semplificare l’accesso al fascicolo sanitario elettronico e di

migliorare la user experience. Emergono come aspetto determinante l’integrazione con i software aziendali, la

completezza dell’informazione, le funzionalità di classificazione e ricerca dei dati e l’utilizzo dispositivi mobili.

Questa è la grande sfida”.

“La sfida passa attraverso una modernizzazione del sistema tecnologico, una agenda politica che deve strutturarsi

per riorganizzare il proprio modello e portare i cittadini al centro delle cure e dell’assistenza, e far partecipare le

associazioni, ai fini di semplificare la burocrazia, riorganizzare la vicinanza dei servizi, riuscire a portare avanti un

modello di informazione capillare. Come associazioni siamo pronte per questa sfida” ha spiegato Lorenzo Latella,

Segretario Regionale Cittadinanzattiva Campania

“Il futuro della salute e della cura della salute si basa su sistemi di erogazione delle cure sanitarie – spiega Giulio

Fornero, Direzione Scientifica Motore Sanità –. Sono necessarie forme più innovative di erogazione delle cure per

ampliare l’accesso alle cure, stanno avanzando soluzioni digitali, molti paesi in via di sviluppo stanno sperimentando

un’impennata nell’uso di internet e dei telefoni cellulari e hanno cercato di trarne vantaggio aumentando l’accesso

del pubblico alle app sanitarie. Un nuovo campo di azione è programma nuovi modelli organizzativi ospedale-territorio

e l’alfabetizzazione all’uso del digitale per contrastare le disuguaglianze e per non lasciare nessuno indietro”.

“Sappiamo bene che il paziente che entra attivamente nei propri percorsi di cura raggiunge il livello adeguato di

cura e di assistenza – ha sottolineato Gabriella Levato, MMG Milano – e le nuove tecnologie digitali permettono

tutto questo. Dobbiamo cercare di diffonderli. In Lombardia dal 2010 proprio attraverso l’impiego di strumenti

tecnologici di presa in carico della cronicità e il coinvolgimento dei medici di medicina generale, Regione

Lombardia e Ats che ci hanno permesso di stratificare la popolazione lombarda sui bisogni sanitari e di creare

percorsi di cura. All’interno di questi percorsi avevamo già attivato un sistema di telemonitoraggio per pazienti

complessi, in epoca Covid abbiamo attivato anche il teleconsulto”.

“Frenano la trasformazione digitale della sanità la pressione normativa, prototipi che non scalano sulla vasta

popolazione dei potenziali utilizzatori, attenzione ai processi interni piuttosto che all’esperienza dei percorsi

cittadini, forte It legacy e basso livello di adozione delle tecnologie mobili e Cloud – ha spiegato Ettore Turra,

Direttore Dipartimento Tecnologie e Responsabile della transizione al digitale – APSS Trento che ha presentato

il proprio modello digitale -. Il Covid ha fatto riscoprire la telemedicina. Nella prima fase della pandemia abbiamo

consentito di svolgere 2500 televisite a settimana per assicurare un minimo di continuità dei servizi. Da questa

estate abbiamo strutturato meglio le nostre applicazioni per un migliore servizio. L’emergenza covid 19 ci ha

insegnato ad evitare le attività focalizzandosi sui dati presenti nei sistemi, sviluppare le soluzioni in modo agile

attraverso rilasci quindicinali e affinamenti successivi, interagire continuamente con gli utilizzatori, puntare su

soluzioni e piattaforme che scalano sulla vasta popolazione degli utenti, l’integrazione tra front end e back office,

tra servizi a cittadini e processi interni”.

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