LA NUOVA EUROPA
Speriamo?
I primi effetti positivi del cosiddetto recory fund in questo particolare momento, mi hanno fatto ricordare i benefici accordati all’Italia nell’immediato dopoguerra dal Piano Marshall, creato dagli Stati Uniti per contribuire alla ricostruzione degli enormi danni causati dalla guerra.
Piano Marshall gestito in Italia da una classe politica di primissimo ordine, che realizzò la ricostruzione del paese e, specialmente, il rilancio della nostra economia e quella stabilità monetaria che creò le condizioni, nel 1959, per l’assegnazione alla nostra lira dell’Oscar da parte dell’importante rivista americana Financial Times. Nel 1978, alla vigilia delle prime elezioni europee, in occasione di una mia conferenza al Lions Club di Enna dal titolo “Ipotesi di una nuova realtà siciliana” riportata alle pagine 53/59 del mio libro “Il Lions International compie cento anni”, così mi esprimevo:
“Oggi siamo alla vigilia di eventi tali che coinvolgeranno anche la Sicilia e porranno fine alla ipotesi di una nuova realtà siciliana. Mi riferisco, in termini politici, alla realizzazione dell’Unione Europea con le elezioni che dovranno tenersi contemporaneamente in tutti i Paesi dell’Europa occidentale, nella prossima primavera. Quali le prospettive della Sicilia a seguito di tale evento?
Da anni seguiamo l’attività degli organi dell’Unione che hanno avuto sul tavolo delle discussioni, i problemi connessi alle zone sottosviluppate dell’Europa, con decisioni che vengono sistematicamente criticate e ritenute sempre inadeguate da tutti i paesi destinatari. Abbiano seguito in particolare i provvedimenti in favore della nostra agricoltura, che sono stati in gran parte utilizzati per agevolare notevoli fasce di speculazione.
Abbiamo rilevato che il cosiddetto “mezzogiorno”, mezzogiorno come sinonimo di sottosviluppo, non è soltanto un problema italiano bensì un problema generale. L’Inghilterra ha il suo mezzogiorno, la Francia ha il suo mezzogiorno, la tanto decantata Germania ha pure il suo mezzogiorno.
Ed è proprio questa nuova dimensione del problema meridionale che deve turbare i nostri sonni perché, se in una dimensione ridotta quale quella italiana il problema meridionale ha soltanto consentito agli storici, agli economisti ed ai sociologi di scrivere volumi ed ai politici di dissipare ricchezze per fini provinciali e clientelari, se non addirittura speculativi, nella nuova realtà europea sarà completamente ignorato, per il divario tra il nostro sud e quello delle sopraddette nazioni europee, che è notevole.
Tutto ciò premesso, sarebbe opportuno sensibilizzare l’opinione pubblica a dibattere tutti i problemi connessi alla scelta obbligata che lo Stato Italiano ci imporrà con le elezioni del Parlamento europeo.
Ciò non tanto per contrastare la scelta già fatta, ma per valutare in via preventiva gli effetti, in modo da poterne accettare coscientemente le conseguenze.
Nel contesto della nuova realtà europea, infatti, ci sarà riservato un ruolo sempre più mortificante, che ci relegherà in un ghetto nel quale non faremo certo la figura che la nostra storia e le nostre tradizioni meritano.” Esperienza ampiamente vissuta nel passato che è stata oggi superata con la presenza attiva, speriamo di lunga durata, di Mario Draghi Presidente del Consiglio.
angiolo alerci

