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Istituto Arrupe: si presenta il Rapporto Migrazioni Sicilia 2019

Sarà presentato il 18 giugno 2020 dalle ore 17.00 alle ore 19.00, il rapporto “Migrazioni in Sicilia 2019” (Mimesis, Milano), realizzato dall’Osservatorio Migrazioni dell’Istituto Arrupe.

Il rapporto, arrivato alla sua VII edizione, ha l’obiettivo di offrire temi, spunti e dati sulle migrazioni con particolare riferimento al territorio regionale.

L’evento di presentazione, organizzato insieme al Centro interdipartimentale di ricerca (CIR) “Migrare” dell’Università degli Studi di Palermo, si svolgerà al seguente indirizzo https://bit.ly/2k20migra e sarà presentato dai referenti delle sezioni del rapporto e discusso dai Coordinatori dei macro-ambiti del CIR Migrare.

Alla presentazione interverranno il magnifico rettore dell’Università degli Studi di Palermo, Fabrizio Micari, la direttrice dell’Istituto Arrupe, Nicoletta Purpura e il direttore del Centro interdipartimentale di ricerca (CIR) “Migrare”, Francesco Lo Piccolo. Modererà Fabio Massimo Lo Verde e concluderà Giusto Picone.

Il rapporto è scaricabile gratuitamente dal sito dell’Istituto Arrupe (https://istitutoarrupe.gesuiti.it/osservatorio-migrazioni/) a partire dal 19.06.2020.

VIIRapporto Migrazioni in Sicilia 2019, MimesisGiovedì18Giugno2019, ore 17:00-19:00SEZIONE POPOLAZIONEAspetti demografici.I residenti stranieri in Sicilia al 1°gennaio 2019 sono 200.022 e rappresentano solo il 4% dell’intera popolazione residente. Livelli inferiori si trovano solo in Puglia e in Sardegna mentre le regioni del centro nord Italia mostrano presenze più massicce, con in testa l’Emilia Romagna (12,3%) e la Lombardia (11,7%). La presenza straniera risulta condizionata dalle possibilità offerte dal territorio. Il rapporto mostra come essa sia cresciuta in modo significativo anche nelle cosiddette Aree interne, ambiti caratterizzati da riduzione di popolazione e distanza dai servizi pubblici basilari. Se tale fenomeno può rappresentare un effetto positivo, ad esempio di contenimento dell’abbandono demografico, potrebbe indicare uno spostamento delle forze lavorative straniere verso attività meno retribuite o più nascoste, come molte inchieste giudiziarie sembra stiano facendo emergere.La principale cittadinanza presente in Sicilia è quella dei rumeni (58.480) seguiti dai tunisini (20.839) e dai marocchini (15.457) mentre sempre più rilevanti si mostrano le presenze di singalesi e bangladesi, rispettivamente 13.691 e 9.063.La popolazione straniera in Sicilia è mediamente giovane: il 19% è ancora minorenne, ovvero oltre 38 mila ragazzini, molti dei quali frequentano le scuole italiane e, spesso, sono nati in Italia. Nel 2018 sono stati 2.408 i nati stranieri in Sicilia, con un trend costante di crescita nell’ultimo quinquennio in termini assoluti anche se, in termini relativi, ovvero come propensione alla procreazione, le famiglie di stranieri stanno, seppurlentamente, avvicinandosi ai più bassi tassi degli italiani: il tasso di natalità in Sicilia passa dal 12,9 per mille del 2014 al 12,3 per mille nel 2018.Permessi di soggiorno e acquisizioni di cittadinanza. Sono 14.815 i nuovi permessi di soggiorno rilasciati nel 2018 in Sicilia, un valore in crescita di quasi il 10% rispetto all’anno precedente. Ben il 56,2% di questi nuovi permessi di soggiorno sono rilasciati per asilo o motivi umanitari, a fronte “solo” del 26,8% a livello nazionale. Nelle province di Enna e di Caltanissetta, territori non particolarmente attrattivi per opportunità lavorative ma contenenti centri di accoglienza per migranti, le quote per quei titoli di soggiorno raggiungono l’80% dei permessi concessi.Poco più del 70% dei nuovi permessi di soggiorno vengono rilasciati a uomini. Nel 2018 sono appannaggio principalmente di cittadini del Bangladesh, della Nigeria e del Gambia anche se la situazione è molto differenziata a livello provinciale. Ad esempio a Trapani prevalgono i permessi rilasciati a tunisini, a Messina e Siracusa ai marocchini mentre a Palermo primeggiano i bangladesi. Unica provincia “anomala” nella narrazione sull’immigrazione straniera nell’Isola è quella di Catania dove oltre il 20% dei nuovi permessi di soggiorno vengono rilasciati a cittadini statunitensi che risiedono alla base
2aerea di Sigonella, dato che deve far ricordare costantemente che quando si parla di immigrazione non si sta considerando solo la migrazione dei poveri del mondo ma un fenomeno globale che, da sempre nella storia, ha coinvolto tutte le componenti sociali.Una caratteristica che evidenzia la maggior vulnerabilità degli extracomunitari presenti in Sicilia è la minor quota di permessi per lungo soggiornanti, ovvero quelli che, sotto alcune condizioni, permettono di mantenere la presenza sul territorio e di avere accesso a tutele di welfare, che rappresentano il 46,5% del totale, a fronte del 62,3% della quota nazionale.Considerando i permessi di soggiorno validi ma con scadenza (non di lungo periodo) al 1° gennaio 2019, mentre a livello nazionale il 48,3% è concesso per motivi di famiglia, il 32,7% per motivi di lavoro e solo il 13,1% per asilo o motivi umanitari, la situazione risulta speculare in Sicilia dove i motivi umanitari o di asilo rappresentano il 38,0%, quelli di famiglia il 32,2% e, infine, per lavoro il 24,0%.Nel 2018 sono stati 2.433 gli stranieri che hanno acquisito la cittadinanza italiana, in maggioranza donne (1.300 cittadine pari al 53%). La provincia con più “nuovi italiani” è Catania, con 790 nuovi cittadini, seguita a distanza da Palermo (390) e Ragusa (380). La caratteristica siciliana sta nella motivazione per l’ottenimento della cittadinanza più rilevante sia per matrimonio che per jus sanguinis. Quest’ultimo caso rappresentail 22,1% delle acquisizioni a fronte di solo l’8,6% a livello nazionale.Trasferimenti di residenza. Nel 2018 le persone cancellate dalle anagrafi siciliane per trasferimento sono 77,5 mila. Considerando i soli trasferimenti inter-regionali la perdita netta della Sicilia ammonta a circa 14 mila e 500 persone, di cui oltre 1.200 stranieri. il segno negativo risulta ormai costantemente negativo e il rapporto, analizzando l’ultimo decennio, conta in oltre 118 mila unità i trasferimenti netti complessive versole altre regioni. Nonostante il maggior numero di persone che si spostano siano di nazionalità italiana (circa 4 su 5) la propensione all’emigrazione verso altre regioni degli stranieri è il doppio di quella degli italiani: 30 per mille a fronte del 15 per mille. Le motivazioni sono certamente da ricercare nella maggiore precarietà delle condizioni di vita e di lavoro così come nella mancanza di radici parentali, che solitamente vincolano gli spostamenti. Costantemente negativo risulta anche il saldo con l’estero. In questo caso la presenza dei connazionali tra coloro che abbandonano l’Isola risulta ancora maggiore: nel 2018 su circa 12.600 emigrazioni verso l’estero, solo poco più di 1.100 sono rappresentate da stranieri, ovvero meno del 10%.Migrazioni ambientali.Nel dibattito recente, la relazione esistente tra lo studio dei movimenti della popolazione causati da mutamenti climatici o prodotti da ragioni di tipo ambientale ha acquisito una rinnovata centralità all’interno del mondo politico e mediatico.Èchiaro che il cambiamento climatico-ambientale e i potenziali impatti rappresentino delle minacce concrete che dovranno essere affrontare nel prossimo futuro. Si va affermandol’idea che il fattore climatico-ambientale possa causare una mobilità solo perle popolazioni provenienti da regioni vulnerabili socialmente ed economicamente, ovvero, da quelle regioni povere e sottosviluppate dove si suppone che non esistano misure sociali, politiche ed economiche in grado di mitigare gli impatti di un evento. Pertale motivo, l’analisi del fenomeno migratorio, la vulnerabilità dei territori, del tessuto socio-economico e i conflitti per l’accaparramento delle risorse rappresentano un’importante area di ricerca e di pianificazione politica.
3SEZIONE LAVOROLavoro dipendente e autonomo.L’occupazione straniera in Sicilia è misurata attraverso le posizioni di lavoratori dipendenti tratte dagli archivi dell’Inps per le nazionalità di Paesi extracomunitari e dei Paesi UE dell’Europa dell’Est. Le oltre 72 mila posizioni lavorative in Sicilia nel 2018, quasi 46 mila extracomunitari e 26,2 mila dei paesi dell’est Europa, risultano sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente. Nell’ultimo decennio mostrano solo una perdita di circa mille lavoratori, ma la leggera riduzione nel dato totale nasconde la diversa distribuzione delle provenienze dei lavoratori, con una crescita dei lavoratori extracomunitari (oltre 3,5 mila unità in più) e una contestuale contrazione dei cittadini dell’Europa dell’Est (oltre 4,5 mila in meno). Alla diversa composizione delle presenze per area geografica si affianca una sostanziale ridistribuzione dei settori in cui viene utilizzata la manodopera. Crescono le posizioni nel settore agricolo che raggiungono le 27,7 mila posizioni (quasi 9 mila in più dal 2009) mentre calano a 19,3 mila i lavoratori domestici con una perdita di oltre 11 mila posizioni lavorative. Nel 2018 la componente del lavoro autonomo, almeno per la parte rilevata dall’osservatorio dell’Inps limitata agli artigiani,ai commercianti e ai lavoratori agricoli autonomi, mostra una forte crescita nel decennio osservato superando le 13 mila posizioni (di cui 12 mila di cittadini extracomunitari) dalle 8 mila del 2009.Prestazioni assistenziali.Nel 2018 i soggetti che hanno avuto accesso a prestazioni di sostegno al reddito da parte dell’Inps sono stati 7.477, quasi tutti accedendo alla Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego (7.105) e i rimanenti 363 alla disoccupazione agricola. Le altre forme di sostegno possono essere reperite nella disponibilità di pensioni assistenziali e indennitarie: complessivamente, sempre con riferimento al 2018, gli assegnatari sono 5.269 con un importo medio per pensione di poco più di 7 mila euro annui. Gli ostacoli ad accedere ad un lavoro continuativo e quelle ancora maggiori per ottenere un assegno di sostegno al reddito a causa delle molte condizioni richieste per la documentazione necessaria, pone in una posizione di forte debolezza il cittadino straniero nel mercato del lavoro. Questa situazione di vulnerabilità alza enormemente il rischio per il lavoratore di cadere in una situazione di irregolarità. Rimesse.Nel 2018 gli stranieri residenti in Sicilia hanno inviato all’estero 223,6 milioni di euro, il 3,8% delle rimesse inviate dall’Italia. Rispetto al 2017, si registra un incremento pari al 9,2%. Come accaduto al livello nazionale, anche in Sicilia il 2018 è stato caratterizzato dal crollo delle rimesse cinesi. Si èpassati dai 7,04 milioni inviati nel 2017a circa 1,3 milioni di euro inviati nel 2018. I dati relativi al contributo dei singoli paesi di destinazione sul denaro complessivamente risparmiato nell’Isola, indicano che la prima posizione della graduatoria regionale nel 2018 èoccupata dalla Romania, con 42,4 milioni di euro (19,0% del totale delle rimesse inviate dall’Isola) e un decremento rispetto al 2017 pari a -6,4%. Seguono il Bangladesh (34,4 milioni di euro inviati, il 15,4% sul totale) e lo Sri Lanka (26,8 milioni di euro inviati, il 12,0%del totale). Dalla provincia di Palermo, con 58,8 milioni di euro e il 26,3% del totale, si inviano i risparmi più cospicui. Seguono Catania (51,3 milioni di euro, il 22,9% dell’ammontare complessivo) e la provincia di Messina (36,3 milioni di euro, il 16,2% del totale delle rimesse). Il Bangladesh, con 20,1 milioni di euro (il 9,0% del totale) èla comunità straniera che invia le rimesse più consistenti dalla provincia di Palermo. Segue lo Sri Lanka che ha ricevuto dalla provincia di Catania 9,5 milioni di euro (il 4,2% dell’ammontare complessivo delle rimesse e una variazione percentuale 2018/2017 pari a
4+10,4%) e, sempre in provincia di Catania, la Romania, ma con una flessione rispetto all’anno precedente del 4,3% (8,7 milioni di euro, con un peso sul volume complessivo delle rimesse del 3,9%). Aumenta la quantità di denaro inviato all’estero dai cittadini del Bangladesh residenti nella provincia di Catania (3,5 milioni di euro, +18,4% rispetto al 2017) e dai lavoratori dello Sri Lanka residenti nelle province di Messina (8,6 milioni inviati, +17,1% la variazione 2018/2017) e Palermo (5,3 milioni inviati, +17,3% la variazione 2018/2017). I cittadini stranieri provenienti dalle Filippine confermano anche per il 2018 la loro posizione in graduatoria, inviando dalla provincia di Messina 5 milioni di euro, pur con una crescita percentuale di gran lunga più contenuta rispetto all’anno precedente (+1,5 per cento la variazione 2018/2017; +30,3 per cento la variazione 2017/2016). Con riferimento ai luoghi di destinazione, in cinque delle nove province siciliane le rimesse vengono inviate in Romania. Le rimesse delle province di Catania, Messina e Siracusa sono dirette invece verso lo Sri Lanka. Infine, il primo paese di destinazione delle rimesse inviate dalla provincia di Palermo èil Bangladesh.SEZIONE MINORI E ISTRUZIONE Minori. I minori presenti in Sicilia al 1° gennaio 2019 sono 38.264 e costituiscono il 19,1% della popolazione straniera residente nell’Isola (+3,4 l’incremento percentuale rispetto al 1° gennaio 2018). Il 52,9% dei minori stranieri è costituito da maschi e il restante 47,1% da femmine. La maggiore incidenza di minori sui residenti stranieri si registra a Ragusa (22,3%). Seguono le province di Agrigento (20,1%), Caltanissetta e Palermo (18,9%). I dati relativi alla distribuzione sul territorio regionale dei 35.948 minori stranieri evidenziano una maggiore concentrazione nelle province di Palermo e Catania (18,3%). Seguono Ragusa (17,3%) e Messina (14,3%).Istruzione. Nell’A.s. 2017/2018, nonostante un leggero incremento rispetto all’annoprecedente, il dato sulla presenza di studenti con cittadinanza non italiana (26.432) apparestabile. È la scuola primaria l’ordine che accoglie in Sicilia il numero maggiore di alunni con cittadinanza non italiana (33%); aquesta segue la scuola secondaria di secondo (26,4%) e di primo grado (17,4%).Anche per l’A.S. 2017/2018, si evidenzia un’eterogeneità nelle provenienze presenti: più significativa è la presenza da Paesi Ue(74,5%), rispetto alresto.La quota dei nati in Italia sul totale degli studenti con cittadinanza non italiana è del 45,3%, rappresentando una delle trasformazioni demografiche più rilevanti nella popolazione scolastica.Mentre, la presenza di studenti stranieri èmaggiore nelle aree dove vi èun’alta concentrazione straniera ossia nelle province di Palermo, Catania, Ragusa e Messina.L’andamento nell’ultimo anno, conferma che gli alunni con cittadinanza non italiana sono una componente stabile degli Istituti tecnici (2.687) nella provincia di Palermo edi Messina; mentre i Licei nella provincia di Palermo e di Catania; e, infine, gli Istituti Professionali nella provincia di Palermo, Catania a Ragusa.Emergela necessitàdi fronte a nuove sfide formative, di ripensare il sistema formativo e di affiancare ai modelli consolidati di formazione nuovi approcci transnazionali. Atenei.Quest’anno viene inserita una riflessione sugli studenti universitari prendendo spunto da un lavoro che analizza le carriere universitarie degli studenti stranieri nell’ultimo decennio distinguendo gli studenti stranieri con diploma di maturità conseguito in Italia (ES-IT) con quelli che hanno conseguito il diploma all’estero (ES-ES). I gruppi coprono il 5% del totale degli immatricolati con una lieve prevalenza del gruppo IT-ESe hanno dei tassi di conseguimento della laurea triennale entro 4 anni di circa 20 punti percentuali in
5meno rispetto agli italiani. La “destinazione” Siciliasembra interessare pochissimi studenti stranieri e il gruppo ES-ES che sceglie un ateneo siciliano è numericamente inferiore a 100. Anche la quota del gruppo ES-IT è molto ridotta sia numericamente, sia in rapporto al resto d’Italia. Ciò è certamente dovuto alla grande differenza della presenza straniera tra Nord, Centro e Mezzogiornoead un tasso di proseguimento all’università del gruppo ES-IT differenziato nelle macroregioni.SEZIONE SALUTEFormazione consapevole.Il contributo riflette sui processi di produzione delle disuguaglianze di salute che coinvolgono la popolazione migrante e di come sia necessario calibrare le proposte formative sulla scia delle consapevolezze a loro associate. Il processi formativi in quest’ottica, dovrebbero aver l’obiettivo di sviluppare una competenza culturale che sia accompagnata dal processo di acquisizione di una consapevolezza critica che porti il professionista a saper analizzare il peso che le intersezioni esistenti tra lo statusdi migrante e altri determinanti sociali della salute -come il genere, la classe sociale, l’appartenenza etnica, l’età e le altre distinzioni sociali -possono esercitare sulla salute dell’individuo e delle comunità. La dimensione formativa, e l’articolazione delle sue componenti, deve svolgersi attorno ad alcune direttrici (impianto partecipativo, coinvolgimento di tutti gli attori come soggetti, passaggio dalla cultural competence alla sensibilità verso le differenze) a partire dalle quali la formazione dei professionisti della salute può realmente essere una strategia di promozione della salute.Società Italiana di Medicina delle Migrazioni. La storia della medicina delle migrazioni in Italia è la storia di un impegno per far emergere diritti e dignitàe per un’inclusione ordinaria dell’immigrato nel nostro sistema di servizi e di diritti.Èstata ed è unprocesso culturale che fa degli immigrati i “nuovi cittadini” in un’ottica di reciprocità e corresponsabilità. Già nel 1995, “la medicina delle migrazioni non vuole e non può essere una nuova branca della medicina perché sempre di più l’immigrato diventerà presenza ordinaria del nostro tessuto sociale… occasione per riscoprire come il nostro “ovvio” non sia assoluto, come le nostre strutture sanitariesi siano progressivamente allontanate dai bisogni reali delle persone, sommerse di burocrazia, affollate di false esigenze… occasione per migliorare il nostro essere medici, infermieri, operatori sanitari nel rapporto con il malato o con chi pone una domanda di salute e di benessere…”. L’impegno è spesso stato vanificato o reso debole da politiche di accoglienza incerte ed in alcuni casi ostili -non a caso gran parte delle problematiche sanitarie degli immigrati sono imputabili a ciò che è statodefinito “condizione di fragilità sociale” che con chiarezza indica la strada da percorrere per pianificare interventi sociali e sanitari adeguati in un’ottica di equità intesa come dare a tutti le medesime possibilità di sviluppo e benessere”.SEZIONE VITA QUOTIDIANA, CONSUMI E STILI DI VITAConsumi culturali e tempo libero.La partecipazione alla spesa per i consumi culturali da parte dei cittadini stranieri costituisce un fattore strategicopercomprendere il grado di emarginazione ed auto-emarginazione socialedegli stessi.Assuntodi base èche maggiore è la partecipazione alle diverse attività che rientrano nei consumi culturali in una data regione, più elevato è il livello di “riflessività sociale” di quell’area, ovvero la capacità di porsi domande che riguardano la collettività. Contemporaneamente, si ritiene che maggiore sia il consumo di cultura fra i cittadini stranieri residenti in Italia su giudizi più elevati si
6collocherà la valutazione della qualità dellavita da parte loro, cosa che riduce il senso di “emarginazione sociale” con effetti di segregazione o autosegregazione spesso conseguenza della differenza nei consumi culturali fra le diverse popolazioni che insistono in un territorio.L’analisi dei dati ufficiali vede un sostanziale allineamento della spesa tra famiglie italiane e straniere. Con specifico riferimento alle seconde generazioni, emerge una interessante dinamica di omologazione degli stili di vita. In questo senso, Millennials e Z generation si somigliano negli stili di consumo e nelle pratiche deltempo libero molto più di quanto non accadesse agli appartenenti alla X generation. Tutto ciò è reso possibile dalla vasta diffusione di consumi online e comportaun sostanziale livellamento delle differenze etniche con sensibili mitigazioni e riduzioni degli effetti sociali legati alla marginalizzazione.Braccianti metropolitani e caporalato digitale.Tema di attuale interesse è lo sfruttamento subito dai ciclofattorini impegnati nelle consegne di cibo a domicilio tramite le piattaforme di food delivery. Specificamente si fa riferimento ai cosiddetti braccianti metropolitani migranti. Tali rider, come evidenziano diverse inchieste, anche durante l’emergenza pandemica da coronavirus, sono stati vittime di abusi lavorativi. Il fenomeno, più in generale, si iscrive nel contesto della nuova economia digitale e si caratterizza per una sorta di neo-schiavismo,per l’inasprimento del precariato e per la pressoché totale assenza di tutele e protezioni.SEZIONEVULNERABILITÀSbarchi. Nel 2019, i migranti arrivati in Italia via mare sono stati 11.471 ossia il 49,1% di quelli arrivati nel 2018 (23.370)mentre rispetto al dato del 2017, il calo rilevabile è del 90,4%.Rispetto agli ultimi anni la contrazione in termini numerici èlampante. Guardando alle nazionalità dichiarate, il dato più significativo rimane la crescita del numero di migranti che arrivano dalla Tunisia (23%). 91.421 sono i migranti inseriti nei circuiti dell’accoglienza nel territorio nazionale. La Sicilia è la sesta regione con 6.307 immigrati in accoglienza. In base ai dati del Ministero dell’Interno, già nel corso del 2018 era diminuito il numero dei richiedenti asiloe nel 2019, sono stati 43.783 imigranti che hanno fatto domanda di asilo, ossia il 18% in meno rispetto all’anno precedente. MSNA. Al 31 dicembre 2019, 6.054 sono i minori stranieri non accompagnati presenti in Italia registrando un decremento rispetto al 31 dicembre 2018 (10.787) del43,9%. Anche nel 2019, la componente maschile si conferma preponderante (5.737 pari al 94,8%) rispetto a quella femminile (317, 5,2%).Il 61,5% dei MSNA ha 17 anni, il 26,1% ha 16 anni, il 7,2% dei minori ha 15 anni e il 4,5% ha meno di 15 anni, da 0 a 6 anni lo 0,7%. Al 31 dicembre 2019, la geografia dei Paesi di provenienza è diversa rispetto all’anno precedente. I principali Paesi di provenienza sono l’Albania (1.676 minori), l’Egitto (531), il Pakistan (501), il Bangladesh (482), il Kosovo (328), la Costa d’Avorio (286),la Tunisia (278). Considerate congiuntamente, queste sei cittadinanze rappresentano più della metàdei MSNA presenti in Italia (52%). Nel 2019 gli irreperibili, cioè i minori stranieri non accompagnati segnalati alle autorità competenti alla Direzione Generale perché si sono allontanati arbitrariamentesono stati complessivamente 5.383 (nel 2018,5.229; nel 2017, 5.828). La Sicilia è come per gli anni passati la regione dove è presente il maggior numero di MSNA (1.164, ossia il 19,2% del totale), provenienti dal Bangladesh, dalla Costa d’Avorio, dalla Guinea, dall’Eritrea, dal Mali, dal Gambia, dal Senegal, dalla Nigeria, dalla Somalia e dalla Tunisi.
7Il benessere psicologico dei minori migranti. A partire da una sintetica presentazione dei fattori di rischio e protezione del disagio psicologico, il contributo offre una panoramica di alcune criticità rilevate a livello regionale rispetto ai servizi di cura dedicati ai minori migranti. Oltre a mettere in rilievo l’importanza di rendere maggiormente uniformi gli standard della presa in carico sull’intero territorio, viene condiviso l’invito a considerare l’impatto che il contesto esercita nel promuovere benessere o nel favorire l’emersione di disagio e vulnerabilità. Infine, viene auspicato l’abbandono di logiche emergenziali nella gestione della salute mentale dei minori migranti a partire da una prospettiva che considera l’impatto, nel tempo e attraverso le generazioni, della mancata presa in carico di difficoltà emotivo-relazionali connesse alle esperienze di migrazione forzata.Rappresentazione del benessere nei MSNAnel sistema di accoglienza. Esplorare la concettualizzazione del benessere e delle sue dimensioni principali nell’esperienza dei minori stranieri non accompagnatiè un altro dei focus da analizzare. Le informazioni raccolteattraverso un metodo misto con approccio partecipativosono state organizzate, ai fini dell’analisi, nelle dimensioni risultate cruciali per la definizione di benessere da parte dei minori: relazioni sociali e personali; speranza e aspirazione; trauma/traumi; noia e rischi.Le interviste con i minori hanno sottolineatola centralità di elementi chiave quali: appartenenza, amore, affetto, attaccamento, nostalgia e temporalità. Il processo di istituzionalizzazione della Tutela dei MSNA. La tutela dei minori stranieri non accompagnati mette a fuoco delle questioni maggiormente problematiche e allo stesso tempo rilevanti nel percorso di accoglienza e inserimento dei minori stranieri non accompagnati.Specificamente si tratta della dimensione giuridico-normativa della tutela (legge n. 47/2017), del ruolo che la figura del tutore può assumere nelle sue differenti articolazioni sul territorio siciliano e della selezione e della formazione dei tutori volontari. Il tutore volontario è l’espressione in un processo di cittadinanza attiva e di vera democrazia partecipata. Sistema anti-tratta nel catanese. Il contributo costituisce il prosieguo della ricostruzione del sistema di contrasto alla tratta di minorenni che si è attivato nella Sicilia orientale, tema di cui ci si era occupati già nel rapporto dell’anno precedente. L’esperienza catanese, che ha assunto rilevanza anche oltre i confini nazionali, si basa sulla messa a sistema di forme di collaborazione sinergica tra attori istituzionali e attori sociali del territorio.LGBT.La condizione LGBT (di lesbiche, gay, bisessuali e transgender) rende ancora più fragile e potenzialmente vulnerabile quella dei/delle migranti. Spesso in fuga da Paesi che criminalizzano la loro condizione, rischiano di trovarsi doppiamente esclusi in Italia. Complessi appaiono infatti i loro rapporti con la comunità migrante di appartenenza (a causa della loro condizione LGBT) così come con le associazioni e le comunità LGBT occidentali (dove potrebbero riprodursi pregiudizi xenofobi, forme di reificazione esotistica o di sfruttamento). Il nascondimento identitario è quindi uno dei rischi collegati, così come quello di essere coinvoltiin attività prostitutive a rischio di marginalità e violenze. Problematico appare infine l’interazione con i servizi che, anche quando benintenzionati, condividono una concezione occidentale di ciò che significa essere LGBT che può provocare fraintendimenti, riduzionismi teorici e, in ultima analisi, una forma di imperialismo culturale ai danni di chi non ha le forze o le competenze per opporvisi.SEZIONE DIRITTO E DIRITTIUn anno dopo il “decreto sicurezza”.La comparazione dei dati sui richiedenti asilo e sul sistema di accoglienza forniti dal Ministero dell’Interno dimostrano come, a distanza di un
8anno dalla approvazione del decreto-legge “sicurezza” n.113 del 2018 poi convertito nella legge n.132 del dello stesso anno, sia drasticamente calato il numero dei riconoscimenti dello status di protezione. Mentreè aumentato il numero di persone che si ritrovano sulterritorio senza prospettive di vita e prive di una qualsiasi forma di accoglienza.Le prospettive di uscita dal sistema di accoglienza, che si profilano per i titolari di protezione umanitaria e per i richiedenti asilo denegati, che hanno proposto un ricorso giurisdizionale, sono sempre più preoccupanti.La cancellazione dell’istituto della protezione umanitaria ha comportato un forte aumento dei casi di mancato riconoscimento di uno status legale, con una percentuale di dinieghi adottati dalle Commissioni territoriali ormai attorno al 70-80% sul totale delle domande, ed ha avuto come conseguenza una impennata dei ricorsi giurisdizionali. Anche per l’abolizione del grado di appello, stabilita nel 2017, si registra un aumento esponenziale dei casi di diniego che arrivano all’esame della Corte di Cassazione.Irretroattività della legge e dei diritti fondamentali.Rilevante è la questione dell’irretroattività della legge relativamente al c.d. ‘decreto sicurezza’ attraverso l’analisi della recente pronuncia delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. Evidenziando il carattere di diritto umano fondamentale sotteso all’istituto della protezione internazionale, la sua natura di diritto soggettivo e, dunque, la necessità -avvertita sia a livello costituzionale, sia comunitario -che esso sia salvaguardato sin dal primo momento della sua richiesta, a prescindere da successive modificazioni in itinere della legislazione relativa.Il caso Rackete e la politica dei “porti chiusi”.Il 12 giugno 2019 la nave Sea Watch 3 effettua il soccorso di 53 persone migranti presenti su un natante in pericolo di naufragio a 47 miglia dalle coste libiche. Il comandante della nave, Carola Rackete, dopo una lunga ed estenuante interlocuzione con le autorità italiane voltaa ottenere l’autorizzazione allo sbarco in un place of safety, dirige l’imbarcazione verso la banchina e fa ingresso nel porto di Lampedusa, di fatto superando e speronandouna motovedetta della Guardia di finanza. Ormeggiata la nave, la comandante CarolaRackete viene immediatamente arrestata dalla Guardia di finanza, ed il giorno successivo la Procura della Repubblica di Agrigento chiede la convalida dell’arresto e la contestuale applicazione della misura cautelare del divieto di dimora.Due sono i reaticontestati a Carola Rackete: i) il delitto di «violenza contro nave da guerra», di cui all’art. 1100 cod. nav.); ii) il delitto di «resistenza a un pubblico ufficiale», di cui all’art. 337 c.p.Il GIP di Agrigento non convalida la richiesta di arresto e rigetta l’applicazione della misura cautelare personale dell’obbligo di dimora. Il giudice agrigentino ritiene che la condotta di ingresso forzoso nel porto –che di per sé configurerebbe il reato di resistenza a pubblico ufficiale –è in concreto non punibile ai sensi dell’art. 51 c.p., giacché realizzata nell’adempimento di un dovere di soccorso: dovere che, alla luce del quadro normativo internazionale e delle stesse norme interne, non si esaurisce nella mera presa a bordo dei migranti-naufraghi in pericolo di vita o di grave danno, ma si estende fino al loro trasporto e sbarco in un posto sicuro, in cui possano ricevere adeguate cure, assistenza e una valutazione serena del loro status.Dal punto di vista giuridico, la questione non è priva di profili di complessità interpretativa. Illegittimità dei respingimenti collettivi.Nel 2019,la Prima Sezione Civile del Tribunale di Roma ha condannato il governo italiano a risarcire e riammettere nel territorio italiano, al fine di poter presentare domanda di protezione internazionale, i migranti respinti in Libia, nel giugno 2009, dalla Nave Orione della Marina militare italiana.La sentenza, che
9si basa principalmente sull’interpretazione dell’art. 10 della Costituzione italiana, ha riconosciuto il diritto dei migranti al risarcimento del danno per aver subito il respingimento, nei casi in cui risulti violato il diritto di accedere nel territorio italiano allo scopo di presentare domanda di riconoscimento della protezione internazionale ovvero di protezione speciale, nelle forme individuate dalle autorità amministrative.Tratta di esseri umani e sfruttamento lavorativo. Attenzione èrivolta all’analisi del fenomeno della tratta di esseri umani e dello sfruttamento lavorativo in agricoltura inSicilia, prendendo in esame il caso recente dei “boschetari” ossia diun gruppo criminale composto da cittadini di nazionalità rumena e finalizzato all’inserimento della manodopera in contesti di sfruttamento sessuale e lavorativo nelle serre del Ragusano. Molte delle persone reclutate, tra le quali anche minori, si trovavano in condizioni di vulnerabilità e di estremo bisogno. Da qui il temine «boschetari», ovvero senzatetto. Il contributo offre alcune riflessioni sulla Decisione dell’Udienza Preliminare del Tribunale di Catania (del 20 dicembre 2019) che ha portato alla condanna di tre persone di nazionalità rumena per i reati di associazione per delinquere, riduzione in schiavitù, tratta di essere umani, anche di minori, e sfruttamento pluriaggravato dellaprostituzione, anche minorile.Violazione dei diritti umani. La decisione della Corte di Cassazione Civile, Sezione IV, 08 Gennaio 2019, n. 231,affronta una questione molto dibattuta: se la generale violazione dei diritti umani nel Paese di provenienza risulti di per sé sola sufficiente per accogliere domande di protezione internazionale e quale sia il difficile equilibrio legato all’esame del caso concreto del singolo richiedente asilo.Diritto all’unità familiare e il superiore interesse del minore.Nel contributo vienecommentatauna decisione delle Sezioni Unite civili del giugno del 2019 (Cass. Civ., SS.UU., 12 giugno 2019, n. 15750) relativaalla portata della norma di cui all’art. 31, comma 3, T.U. che -in presenza dei gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico del minore -configura il rilascio dell’autorizzazione alla permanenza o all’ingresso del familiare come possibile anche in deroga alle altre disposizioni del (…) testo unico. Secondo il Supremo Consesso tale deroga riguarda tutte le disposizioni che nel testo unico limitano l’ingresso degli stranieri nel territorio italiano o il rilascio del permesso di soggiorno o il suo rinnovo, anche avuto riguardo ai soggetti con precedenti penali, in alcuni casi più gravi condannati con sentenza non definitiva o che siano considerati una minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato. Secondo le Sezioni Unite l’autorizzazione, ai sensi dell’art. 31, comma 3, T.U., non può essere negata automaticamente, in base al solo rilievo della subita condanna per determinati reati.I beni giuridici coinvolti sono fondamentali, per cui la valutazione non può essere frutto di una generalizzatae automatica presunzione astratta di pericolosità assoluta, stabilita dallo stesso testo unico con riguardo alla disciplina dell’ingresso e del soggiorno nel territorio nazionale, senza lasciare spazio a un circostanziato esame della situazione del minoree del familiare richiedente. La decisione pone al centro del percorso interpretativo l’interesse superiore del minore facendolo prevalere sulle ragioni dell’espulsione e realizza al contempo i migliori principi di garanzia, espressi nelle Carte dei diritti e vivificati dalla giurisprudenza europea, costituzionale e di legittimità.Risocializzazione e tutela della dignità.Una recente decisione della prima sezione della Corte di Cassazione che affronta e risolve il quesito inerente all’applicazione dell’art. art. 16, comma 5 D.Lgs. n. 286 del 1998 sull’espulsione dello straniero minorenne, assegnando prevalenza alle istanze risocializzative rispetto alle pretese di stampo securitario.
10Attraverso un’analisi del dibattito giurisprudenziale, si mettono in evidenza significativi segnali di attenzione verso la gravosa condizione in executivis dello straniero, in piena rispondenza ai valori costituzionali e convenzionali. Nel respingere la visione afflittiva della espulsione dello straniero minore, si problematizzanole questioni sottoposte alla Suprema Corte, individuando i migliori valori del sistema penitenziario e i princìpi di tutela dei minori stranieri affermati in sede europea, esi evidenzia come sia necessario realizzare in concreto «quell’esigenza di specifica individualizzazione e flessibilità del trattamento che l’evolutività della personalità del minore e la preminente funzione educativa richiedono».Rivolta dei “nuovi siciliani”. I bengalesi presenti a Palermo sonoriusciti ad integrarsi e a creare attività economiche nel centro storico della città. Qui hanno dovuto fare i conti con uno gruppo criminale, radicato nel quartiere di Ballarò, che si è avvalso dei metodi classici dell’intimidazione mafiosa, con l’aggravante della discriminazione razziale. I commercianti, che vivevano in una condizione di paura, soggetti a quotidiane minacce e vessazioni, nel 2016 hanno deciso, per la prima volta, di denunciare i loro aguzzini.SEZIONE RADICALIZZAZIONERadicalizzazione. Il termine “radicalizzazione” rimanda al processo che spinge l’individuo e/o il gruppo ad azioni violente, ma anche alla diffusione di idee radicali in nome di un’ideologia estrema sia essa di matrice politica, religiosa, sociale. Non è facile proporre una definizione del fenomeno che risulti esaustiva poiché diverse sono le teorie, le fasi e i fattori che concorrono alla sua determinazione. L’analisi del fenomeno rimanda ad una relazione tra la dimensione soggettiva che è connessa all’individuo, alla sua dimensione psicologica, ai valori di riferimento, alla sua storia e scelte, e ad una dimensione oggettiva che è connessa all’esclusione sociale, al conflitto tra le culture, alle politiche internazionali.Il caleidoscopio. Uno dei modelli che sintetizzano le varie dimensioni della radicalizzazione e consentono di studiarlaèil Caleidoscopio dei fattori di rischio, protezione e promozione RAN(Radicalisation Awareness Network) che ha il pregio di provare a mettere insieme in un unico modello i risultati di contributi interdisciplinari differenti, fornendo una sintesi teorica ed elementi utili per l’analisi sul campo funzionali a possibili interventi di policy. Oltre. “Oltre l’orizzonte. Contro-narrazioni dai margini al centro”, è un progetto cofinanziato dalla Commissione Europea,che ha l’obiettivo di comprendere il fenomeno e immaginare strumenti di prevenzione dalla radicalizzazione. All’interno del progetto,insieme alle seconde generazioni di giovani italiani con background islamico ed ai loro coetanei tra i 18 e i 30 anni, è stataideatauna campagna di contro-narrazioniper prevenire la radicalizzazione islamica e l’islamofo

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