Un vescovo tra gli ultimi: don Tonino Bello, nel dies natalis in cammino verso la beatificazione
A 28 anni dalla morte, si compiono passi importanti per la dichiarazione di venerabiltΓ di una figura straordinaria per la Chiesa giΓ ritenuta da molti un βsanto ferialeβ, vicino ai piΓΉ poveri e agli ultimi
da
Mariangela Musolino –
ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:01 Aprile 20, 2021
immagine da Puglia.com
Un anniversario che Γ¨ anche una festa. Ricorre oggi il 28Β° anno dalla scomparsa di don Tonino Bello, vescovo della diocesi di Molfetta tra il 1982 e lβanno della morte, avvenuta appunto il 20 Aprile 1993 a causa di una malattia incurabile. Don Tonino aveva 58 anni.
PerchΓ© una festa? PerchΓ© la presenza di don Tonino, che amava farsi chiamare βfratello vescovoβ dai suoi concittadini, Γ¨ viva e presente tra chi gli ha voluto bene e nella Chiesa.
Basti ricordare appena tre anni fa la visita ufficiale di papa Francesco sulla tomba del vescovo leccese, di cui il Pontefice ammira il carisma e la predilezione speciale per gli ultimi.
βAscoltino gli umili e si rallegrinoβ, recita il motto episcopale del servo di Dio, di cui si avvicina a grandi passi la dichiarazione di venerabilitΓ .
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Ma per tanti don Tonino Γ¨ giΓ santoβ¦
Il quadro ritraente don Tonino Bello nella sacrestia della Cattedrale di Molfetta
Il ricordo del nipote Stefano Bello
Cosa le rimane piΓΉ presente del carisma di suo zio, don Tonino?
βIo ho avuto la fortuna di vivere da vicino il suo ministero, in particolare la vicinanza ai poveri, lβimpegno per la pace e lβattenzione agli ultimi. I cardini del suo magistero. Senza dubbio mi restano impresse le virtΓΉ teologali che lui incarnava, cosΓ¬ come il suo di vivere il vangelo per la strada in modo pratico, piΓΉ che predicativo. Ho avuto modo di capire quello che lui chiamava βla chiesa del grembiuleβ, che ti fa capire che i cerimoniali e i paramenti sacri sono solo un contorno di quello che Γ¨ il messaggio evangelico. Zio Tonino predicava una chiesa che viaggia sullβonda del Concilio Vaticano Secondo. Lui traduceva in vita con gesti concreti quelle indicazioni date dal concilioβ.
Cosa pensa che oggi sia piΓΉ attuale del messaggio di don Tonino?
βZio Tonino aveva del profetico, il suo messaggio Γ¨ di una straordinaria attualitΓ , basti vedere quello che Γ¨ successo nel Mediterraneo, o quello che accade in Africa, con le guerre di potere; lui giΓ allβepoca Γ¨ stato un precursore di tanti argomenti, come ad esempio lβinformatizzazione la digitalizzazione, lui ci metteva in guardia da un utilizzo sconsiderato dei mezzi di comunicazioneβ.
Come parla oggi don Tonino Bello alla sua gente?
βSono gli ultimi i veri destinatari del messaggio evangelico, a cui si rivolge sempre don Tonino. Credo che questo sia stata la sua forza. Mi piace definirlo un santo feriale, non Γ¨ la classica statua da portare in processione, sulla quale recitare le preghiere, ma Γ¨ per noi come un esempio da seguire. Ho imparato tramite lui a vedere i santi come esempi, guide, fari, ai quali rivolgersi non perchΓ© si debba ottenere una grazia straordinaria, ma perchΓ© ci indichino la direzione da prendere quando non sappiamo come comportarci davanti a varie situazioni. Tutto parte dalla Parola di Dio, ma quella particolaritΓ della contemplazione unita allβazione, che come lui stesso diceva ci deve fare dei contempla-ttivi, Γ¨ il modo di interpretare nella maniera pratica e giusta ciΓ² che ci arriva da Dio, in gesti concretiβ.
Le celebrazioni odierne
Oggi, nella chiesa collegiata del Santissimo Salvatore ad Alessano, cittΓ natale di don Tonino, sarΓ il nuovo arcivescovo di Napoli mons. Domenico Battaglia a celebrare la santa messa in memoria del vescovo leccese, eucarestia concelebrata da mons. Vito Angiuli, vescovo di Ugento.
Unβoccasione per ricordare, ma anche per sottolineare β sebbene con numeri ristretti per le norme anti-Covid imposte dalla zona rossa β che la memoria di don Tonino Bello Γ¨ memoria di tutta la Chiesa.
Renato Brucoli, giornalista scrittore ed editore di molti libri e scritti sul vescovo leccese, Γ¨ stato a fianco di don Tonino negli anni del suo episcopato molfettese come direttore del settimanale diocesano Luce e Vita. Da cosΓ¬ vicino, ha avuto un punto di osservazione privilegiato della vita del presule, di cui finalmente, dopo ventotto anni dalla morte, si avvicina il momento della proclamazione di venerabilitΓ , si suppone entro lβanno in corso.
Tra i fatti che danno speranza di questo ai tanti che lo reputano giΓ santo, la recente donazione da parte della famiglia Bello delle spoglie mortali alla Chiesa di Ugento, che le collocherΓ in una chiesa, dopo le dovute ispezioni e verifiche del caso.
La collocazione attuale delle spoglie mortali di don Tonino, nel cimitero comunale di Alessano (Le)
βIo credo e mi auguro β afferma Brucoli β che vengano poste nel santuario mariano di Santa Maria di Leuca, per tanti motivi: la radice mariana profondissima di don Tonino Bello, poi perchΓ© lui aveva espresso la volontΓ di essere sepolto nella sua terra dβorigine, che non vuol dire necessariamente Alessano. Poi perchΓ© questo santuario si affaccia sul Mediterraneo, che don Tonino ha sempre pensato come un mare di pace e luogo di accoglienza, che potesse essere solcato da arche di paceβ.
La bandiera portata durante la Marcia per la Pace a Sarajevo, nel 1992, pochi mesi prima della morte
Cosa significa questo per la causa di beatificazione?
βMi accorgo che la Chiesa italiana e non solo Γ¨ sempre piΓΉ attenta alla figura di don Tonino, ne Γ¨ capace di recepire il messaggio. Anche la presenza oggi ad Alessano di mons. Battaglia, che porta da quando Γ¨ diventato vescovo la croce pettorale di don Tonino, cosΓ¬ come mons. Lorefice e lo stesso cardinale Bassettiβ¦ Questo significa al di lΓ dei simboli che cβΓ¨ molta attenzione alla figura di don Tonino e al suo magistero. Poi cβΓ¨ lβassonanza sempre piΓΉ acclarata di questa figura con quella di papa Francesco, e unβaltra cosa che mi fa molto piacere, don Tonino Γ¨ ulteriormente rivalutato come vescovo conciliare, perchΓ© il tentativo in atto Γ¨ quello di rendere la Chiesa sempre piΓΉ conforme al concilioβ.
Quali sono gli elementi della vita di don Tonino Bello che le sono rimasti piΓΉ impressi?
βAvevo colto immediatamente il suo tratto di santitΓ , legato alla testimonianza di caritΓ che ha offerto in diocesi, mente la maggior parte delle persone attorno a lui non lo coglievano affatto. Dico questo perchΓ© sotto il profilo della caritΓ egli non ha delegato nulla gli altri, perchΓ© in tanti modi si Γ¨ dato da fare. Basti pensare a tutte le circostanze che lo hanno visto attivo. Mi ha colpito sempre il profilo della santitΓ legato alla sua caritΓ cristiana, non come assistenzialismo ai poveri, ma come capacitΓ di riscattarli dalla loro condizione, come capacitΓ di servire il mondo nei percorsi di emarginazione. Questa caratteristica che io di lui colsi immediatamente, spesso veniva commentata come la ricerca di un protagonismo da parte sua, di un volersi mettere in mostra. Ma questa capacitΓ caritativa come dono della sua persona, come oblazione piena, io lβho percepita nella sua natura ed essenza. Ed ero certo che nel tempo sarebbe emersa in tutta la sua evidenzaβ.
La testimonianza di un sacerdote
Mons. Antonio Ruccia, parroco di Bari e docente della FacoltΓ Teologica Γ¨ autore di ben tre libri sulla figura del vescovo Servo di Dio, cosΓ¬ commenta lβereditΓ di don Tonino Bello:
βPer me rappresenta il massimo, nel senso che Γ¨ lβicona piΓΉ bella della chiesa del concilio che ancora una volta risplende anche in questa situazione assurda della pandemia. Don Tonino ha cercato di comunicare agli altri lβamore di GesΓΉ Cristo, parlando con le cose del mondo e con il linguaggio del mondo. Se ad esempio i Beatles sono stati la chiave di volta della musica, segnando il passaggio da quella classica a quella melodica, don Tonio Γ¨ colui che ha dato la svolta per sapere leggere la storia secondo le pagine dellβattualitΓ . Eβ la sintesi culturale e umana del vangelo di oggiβ.
Uno dei libri su don Tonino Bello di mons. Ruccia, edizioni Tau
Come si relazionerebbe secondo lei don Tonino con la situazione attuale in cui ci troviamo?
βOggi ci avrebbe stimolato a non avere paura della pandemia e ci avrebbe anche richiamato a non aggirare le croce, ma a danzare con Maria sotto la croce per cantare il magnificat della liberazione. Si sarebbe rivolto, come allora, a quanti oggi hanno perso il lavoro, alla gente ha dimenticato lβamore di Dio. Oggi don Tonino ci avrebbe tirato su, dicendo βForza Γ¨ il momento di esorcizzare la pandemia, non attraverso le diavolerie odierne, ma attraverso il combattimento della fraternitΓ β. PerchΓ© la pandemia ci a fatto tornare tutti uguali davanti a un nemico comune. Don Tonino ci avrebbe ricordato che la fraternitΓ Γ¨ la risposta alla pandemiaβ.


