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Interris.it: Padre Federico Lombardi: una vita per la Verità al fianco di tre Papi

Padre Federico Lombardi: una vita per la Verità al fianco di tre Papi
L’intervista in esclusiva per In Terris dell’ex direttore della Sala Stampa Vaticana

da Milena Castigli

Padre Federico Lombardi

“Non concentriamoci troppo sulle ‘nuove forme’ della comunicazione, sul fascino delle tecnologie e degli strumenti, ma pensiamo che la cosa più importante nella comunicazione è quello che viene detto, e preoccuparsi di dire delle ‘cose’ che siano utili all’altro, che servano al suo bene, perché sono vere, buone, belle; perché esprimono sinceramente chi sono io e così lui possa incontrarmi e io possa incontrare lui e possiamo fare insieme qualche passo avanti”. E’ quanto afferma padre Federico Lombardi nella sua intervista in esclusiva a In Terris che oggi presentiamo ai nostri lettori quale Personaggio della domenica. Comunicazione intesa come “Bene, Verità, Incontro”: è questo il nocciolo dell’operato e della vita di padre Lombardi, dedicata al servizio di Dio, della Chiesa e del popolo attraverso la carta stampata, in tutte le forme e i mezzi che la modernità ha introdotto nel mondo della comunicazione, non senza qualche “pericolo”, quali le fake news (o per usare un termine più romano, le cosiddette “bufale”) e l’”informazione pornografica“, nel senso ampio del termine, che invece che innalzare lo spirito alla contemplazione/azione del Bene, lo degrada e lo spinge al vizio.

Biografia
Padre Federico Lombardi nasce a Saluzzo (in provincia di Cuneo) il 29 agosto 1942. Compie la propria formazione scolastica a Torino presso l’Istituto “Sociale” dei Padri Gesuiti. A 6 anni e mezzo vive la tragedia di Superga, l’incidente aereo avvenuto il 4 maggio 1949 quando, alle ore 17:03, l’aereo con a bordo l’intera squadra del Grande Torino e tre giornalisti si schiantò contro il muraglione del terrapieno posteriore della basilica di Superga, che sorge sulla collina torinese, a causa della fitta nebbia che impediva la visibilità. Le vittime del disastro furono 31. “Mi ricordo che era un giorno con un tempo pessimo, era pomeriggio e si diffuse come un lampo questa notizia drammatica”, racconterà padre Lombardi su Vatican News per i 70 anni dalla tragedia. “La costernazione della città – racconta – si mescolò rapidamente all’incredulità anche perché si pensava che la squadra del Torino calcio fosse invincibile”. Nel 1960, appena maggiorenne, entra nel noviziato della Provincia Torinese della Compagnia di Gesù ad Avigliana. Dopo gli studi filosofici presso la Facoltà filosofica “Aloisianum” dei Gesuiti a Gallarate (Varese), conclusi con la Licenza in Filosofia, dal 1965 al 1969 è assistente degli studenti del Collegio Universitario diretto dai Gesuiti a Torino; presso l’Università del capoluogo piemontese nel 1969 consegue la laurea in matematica. Nel 1972 è ordinato sacerdote e l’anno successivo consegue la licenza in Teologia presso la Facoltà teologica della Hochshule St Georgen dei Gesuiti a Frankfurt am Main, in Germania. Membro del Collegio degli Scrittori della “Civiltà Cattolica” dal 1973, nel 1977 padre Lombardi diviene vicedirettore della rivista. Nel 1984 è nominato Superiore Provinciale della Provincia d’Italia della Compagnia di Gesù; incarico che manterrà fino al 1990. Dal 2001 al 2013 padre Lombardi è anche direttore generale del Centro Televisivo Vaticano (Ctv), e direttore della Radio Vaticana dal 2005 al 2016. L’11 luglio 2006 Papa Benedetto XVI lo nomina direttore della Sala Stampa della Santa Sede in sostituzione di Joaquín Navarro-Valls, incarico che mantiene sino al 31 luglio 2016. Il 1º agosto 2016, con lettera del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, è nominato presidente del Consiglio di amministrazione della Fondazione vaticana Joseph Ratzinger – Benedetto XVI.

Papa Benedetto XVI e Padre Lombardi
I tre Papi
Nella sua carriera, padre Lombardi ha avuto modo di servire e lavorare al fianco di tre grandi Papi: San Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, prima da direttore di Radio Vaticana e poi da direttore della Sala stampa della Santa Sede. In una intervista al Sir dello scorso 18 maggio, ha definito Karol Wojtyla “Un maestro dei popoli la cui autorevolezza ha contribuito a cambiare la storia della Chiesa e del mondo”. “Ho seguito tutto il pontificato di Giovanni Paolo II. Fin da quando ero un giovane redattore di Civiltà cattolica, mi ha sempre colpito l’impegno e l’attenzione che metteva nel vivere il primo papato non italiano dopo tanti secoli. Quando poi l’ho accompagnato più da vicino come collaboratore di alcuni servizi in Vaticano nel 1991, a metà pontificato, sono stato subito impressionato dalla sua grandissima personalità, dal suo modo di fare nei rapporti personali”. Fortissimo anche il legame con l’allora cardinale Ratzinger che 11 luglio 2006, divenuto pontefice, lo ha nominato direttore della Sala Stampa della Santa Sede. Nei suoi 10 anni come “portavoce” di Papa Benedetto XIV, padre Lombardi ha seguito da vicino la vita della Chiesa e il ministero del successore di Pietro. Un rapporto di profonda conoscenza e stima reciproca – siglato con la nomina a presidente del Consiglio di amministrazione della Fondazione vaticana Joseph Ratzinger – che lo porterà a pubblicare il libro “In cammino con Benedetto XVI. Fede cristiana e vita nel mondo“, edito da Apostolato della Preghiera Edizioni nel 2011 e, nel 2017, “Cooperatores Veritatis. Scritti in onore del Papa emerito Benedetto XVI per il 90° compleanno” per la Libreria Editrice Vaticana. E’ stato padre Lombardi, dalla sala stampa vaticana, a raccontare il momento storico della “rinuncia di un Pontefice“: l’11 febbraio 2013 Benedetto XVI annunciò al mondo la sua rinuncia al ministero petrino a partire dal 28 febbraio successivo, aprendo le porte alla convocazione di un conclave per l’elezione del successore. Durante il pontificato di Francesco, padre Lombardi ha smentito il giornalista che accusò Bergoglio di collusione, negli anni 70, con il regime dittatoriale argentino definendo tali accuse “calunniose, diffamatorie e anticlericali”. Dai giornalisti vaticanisti è ricordato con grande stima e simpatia, sia per il suo stile rigoroso ma sempre educato, mai sopra le righe, sia per i suoi modi di fare affabili, semplici, come quando, l’8 marzo di qualche anno fa, si è presentato nella sala Giovanni Paolo II, tra gli applausi dei cronisti, con un mazzo di mimose da distribuire alle giornaliste in sala o come quando, sorridendo, ha elencato tutti gli elementi chimici che compongono la fumata bianca e la fumata nera del conclave che poi elesse Francesco.

Papa Francesco e padre Lombardi
Vatileaks
Al fianco del pontefice argentino, ha vissuto momenti non facili della Chiesa cattolica, come lo scandalo Vatileaks: il processo iniziato il 24 novembre 2015 davanti al Tribunale dello Stato Vaticano a monsignor Lucio Ángel Vallejo Balda e Francesca Immacolata Chaou accusati, insieme a un collaboratore e in concorso criminoso con i giornalisti Pierluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi, di aver divulgato notizie e documenti concernenti gli interessi fondamentali della Santa Sede e dello Stato Vaticano. In merito, padre Lombardi insieme a Massimiliano Menichetti ha pubblicato nel 2017 per le edizioni Rizzoli “Vatileaks 2. Il Vaticano alla prova della giustizia degli uomini“: “Un cammino faticoso – ha commentato padre Lombardi – verso la trasparenza, la verità e la giustizia, nell’umanissimo mondo vaticano”.

Lettere di Papa Francesco e Papa Benedetto XVI al Convegno Fondazione Ratzinger
La vita e l’opera di padre Lombardi sono state sempre al servizio della Verità quale missione apostolica. La Verità, secondo il sacerdote gesuita, deve essere al contempo il nocciolo e lo scopo della comunicazione la cui validità non dipende dai mezzi utilizzati, bensì dal fine, come si può capire dall’intervista esclusiva rilasciata per In Terris.

L’intervista
Lei è un sacerdote gesuita; come questa sua ‘vocazione nella vocazione’ l’ha ispirata nella sua missione al servizio della Verità?
“Ogni gesuita sacerdote è una persona chiamata al servizio del Signore Gesù e del Suo Vangelo. Una persona che ha incontrato Gesù e desidera che Gesù sia conosciuto, amato, seguito. L’annuncio del Vangelo è ragione fondamentale della sua vita. Perciò è ‘naturalmente’ un comunicatore del Vangelo, anche se ciò può assumere forme diverse: la predicazione, le opere di carità, l’attività di studio e scrittura e così via. Con il passare degli anni mi sono reso conto che il lavoro nel campo della comunicazione, a cui ero stato assegnato dai miei superiori, doveva e poteva essere vissuto come una forma di vita apostolica se era sempre pensato – in modo a volte del tutto esplicito, a volte meno evidente ma sempre reale – come servizio di Dio e degli altri, operando per la verità, il bene, l’unione, la bellezza… Così alla fine mi pare di aver trovato una serena unità di vita interiore”.

Il mondo della comunicazione sta cambiando rapidamente: è sempre più veloce, si moltiplicano i canali di informazione (che oggi comprendono anche i social), dà voce anche a chi ‘non è del settore’. Ma aumenta al contempo la diffusione delle cosiddette fake news. Secondo la sua esperienza decennale, qual è l’antidoto alla cattiva informazione?
“Come ho accennato prima, quando mi viene fatta una domande di questo genere, invito sempre a non concentrarsi troppo sulle ‘nuove forme’ della comunicazione, sul fascino delle tecnologie e degli strumenti, ma a pensare che la cosa più importante è quello che viene detto, e preoccuparsi di dire delle ‘cose’ che siano utili all’altro con cui sono in comunicazione, che servano al suo bene, perché sono vere, buone, belle; perché esprimono sinceramente chi sono io e così lui possa incontrarmi e io possa incontrare lui e possiamo fare insieme qualche passo avanti. Mi deve fare ribrezzo dire delle cose false per ingannare per il mio interesse, cose che dividano e mettano uno contro l’altro, cose che attirino alla volgarità e alla dipendenza dal vizio. Confido che se coltiviamo questa passione di comunicare solo per il bene diventiamo anche quasi istintivamente capaci di “sentire”, di “discernere” quale è la cattiva informazione; quella inutile, ingannatrice, corruttrice della vita personale e comune”.

E’ stato nominato direttore della Sala Stampa della Santa Sede da Papa Benedetto XVI, poi divenuto Papa Emerito. Come ha vissuto quel passaggio storico senza precedenti nella storia della Chiesa moderna?
“A dire il vero, credo di averlo vissuto in grande serenità. Ho sempre avuto grandissima stima per Papa Benedetto, la sua fede, il suo spirito di servizio, la sua coerente testimonianza, la sua umiltà, la sua ragionevolezza umana e cristiana. Sono sempre stato convinto della assoluta verità di ciò che diceva. Perciò le motivazioni della sua rinuncia mi sono subito risultate del tutto chiare, vere e convincenti. Non mi è stato affatto difficile farle mie e cercare con tutto il cuore di spiegarne il senso, come decisione del tutto ragionevole, presa nella preghiera e nella responsabilità davanti a Dio e alla Chiesa. Ho avuto da soffrire nel comunicare a proposito di scandali, peccati ed errori nella Chiesa, ma non per il grande atto libero e coraggioso della rinuncia di Benedetto, ben maturato nella sua profonda vita di fede di servitore di Dio e della Chiesa”.

Ha poi vissuto in prima persona l’elezione al soglio di Papa Francesco. Ha un ricordo speciale di quei giorni?
“L’elezione di un nuovo papa è sempre un momento profondamente emozionante, soprattutto per chi lo vive non tanto con l’occhio della curiosità, ma con quello della fede ecclesiale, e si prepara ad accogliere nella sua vita con disponibilità di mente e di cuore colui che guiderà la comunità cristiana nel cammino attraverso la storia dei nostri giorni… Ricordo l’attesa intensa che mi circondava, che era particolare anche perché per molti era mista a un certo disorientamento dovuto alla rinuncia inusuale di Benedetto e a momenti difficili passati negli anni precedenti. Ricordo la grande sorpresa – in particolare per me – che si trattasse di un mio confratello, cosa che mai avrei immaginato… Ricordo la gioia con cui sperimentai la buona accoglienza delle novità che egli portava fin dal primo momento, nel rapporto con la gente, nello stile di vita, nel linguaggio di misericordia… Insomma il Signore dimostrava ancora una volta di accompagnare la sua Chiesa e di volerle bene”.

Se dovesse descrivere questi due grandi Pontefici in poche parole, come li dipingerebbe? Quali le loro diversità principali?
“Credo che la diversità delle personalità e degli stili di rapporto con la gente e di espressione sia molto chiara e che tutti, in oltre sette anni di tempo, se ne siano fatta un’idea. Non ripeto quindi cose ovvie. Dico solo che per me è stata una grazia conoscere e servire da vicino tre papi, aggiungendo anche Giovanni Paolo II e i 15 anni del suo pontificato in cui sono stato alla guida della Radio Vaticana e poi anche del Centro Televisivo Vaticano. Sono stati per me grandi maestri e modelli di fede e di vita cristiana. Penso che la Chiesa debba ringraziare Dio per il dono dei papi del nostro tempo (anche i loro predecessori), personalità cristiane e umane di statura straordinaria, anche se diverse l’una dall’altra. Anche questa è una fortuna, perché permette una maggiore ricchezza sia umana sia spirituale”.

Qual è l’impegno nel mondo contemporaneo della Fondazione Ratzinger di cui Lei è presidente del Consiglio di amministrazione dal 2016?
“L’idea della Fondazione nasce concretamente dalla disponibilità di un ‘fondo’, cioè di una somma di denaro, proveniente dai ‘diritti d’Autore’ dei libri scritti da Joseph Ratzinger come teologo (non i suoi documenti magisteriali come papa!). Una somma che Ratzinger non poteva non ricevere, perché gli spettava per diritto, ma che non voleva usare per suo beneficio personale, e che quindi è stata da lui destinata per favorire gli studi teologici, la ricerca e le attività culturali in modo coerente con l’ispirazione del suo pensiero. L’idea è semplice: un bene che è frutto dello studio e dell’attività culturale di Ratzinger viene messo a frutto per nuovi studi e attività culturali coerenti con il suo spirito. Le attività principali della Fondazione sono perciò – per Statuto –: convegni e pubblicazioni
nella teologia e scienze affini; borse di studio per dottorandi in tali materie; premi e riconoscimenti a studiosi e opere particolarmente meritevoli… La manifestazione più significativa e più nota è il ‘Premio Ratzinger‘, che viene attribuito ogni anno a due importanti studiosi che si siano segnalati per i loro meriti e la loro attività scientifica, nella teologia o nello studio della Sacra Scrittura o nelle arti cristianamente ispirate. In questi ultimi anni la consegna viene fatta solennemente in Vaticano da parte dello stesso papa Francesco di solito nel mese di novembre. Lo scorso anno, i vincitori della IX edizione sono stati il filosofo canadese Charles Taylor per i suoi studi sulla secolarizzazione e il teologo gesuita africano padre Paul Béré per il contributo che ha apportato allo sviluppo della teologia in Africa”.

Lei è nipote di padre Riccardo Lombardi, anch’egli gesuita, soprannominato “il microfono di Dio”. Come ricorda suo zio? In che misura la vita, la fede, l’opera di suo zio hanno poi influenzato la sua missione e il suo lavoro di giornalista?
“Il padre Riccardo è stato un grande predicatore, un precursore e poi un promotore dello spirito del Concilio Vaticano II, con una visione molto intensa della comunione ecclesiale – la sua era una spiritualità fortemente comunitaria – e un desiderio appassionato di annunciare il Vangelo nel mondo di oggi. Negli ultimi anni ha allargato la sua visione e la sua esperienza al dialogo con le altre religioni nella prospettiva del servizio della Chiesa al Regno di Dio. Oggi giustamente ci sono iniziative per riscoprirne il ruolo importante nel cammino della Chiesa del Novecento e anche io vi collaboro per quanto possibile. Ma a dire il vero la mia esperienza personale giovanile e la mia vocazione non sono state molto influenzate da lui. Abitavo in Piemonte e non avevo praticamente occasione di incontrarlo. Ho conosciuto i gesuiti piuttosto andando a scuola da loro a Torino. Anche la mia successiva destinazione all’attività di comunicazione ha avuto altri motivi. Ma – come dicevo all’inizio – ogni gesuita, in un modo o in un altro, si sente chiamato a qualche tipo di comunicazione per servire il Vangelo”.

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