Il 7 novembre a Palermo torna Sherbeth con il Premio Procopio Cutò
In gara gusti di gelato inediti e creativi, per celebrare l’eccellenza e l’innovazione
Palermo, 4 novembre 2025 – Il capoluogo siciliano è pronto ad accogliere la 17ª edizione di
Sherbeth, il Festival Internazionale del Gelato Artigianale, in programma da venerdì 7 a
lunedì 10 novembre 2025.
“L’innovazione è una tradizione” è il payoff dell’edizione 2025, che racconta il rispetto per
le radici e la cultura artigianale, ma con lo sguardo rivolto a tecniche innovative,
contaminazioni culturali e nuove frontiere del gusto.
Ed è proprio in questo filone che si inserisce uno dei momenti più attesi del Festival, il Premio
Procopio Cutò, riconoscimento che celebra ogni anno l’eccellenza, la creatività e
l’innovazione nel mondo del gelato artigianale.
Un’eredità che attraversa i secoli
La figura di Francesco Procopio Cutò è profondamente legata alle origini del gelato artigianale
e alla sua diffusione in Europa. Nato a Palermo nella seconda metà del Seicento, Procopio
portò la sua arte a Parigi nel 1686, dove aprì il celebre Café Le Procope, luogo in cui rese il
gelato, fino ad allora dolce dei ricchi, un dolce democratico e alla portata di tutti.
Grazie al suo talento Procopio ottenne dal “Re Sole” Luigi XIV la “patente reale”, che lo rese
produttore esclusivo di gelato artigianale. La capitale francese divenne così la culla europea
del gelato, ereditando una tradizione che affonda le radici nella Sicilia del Seicento.
È proprio a questo legame storico che Sherbeth rende omaggio con un premio intitolato al
patron dei gelatieri: «Sherbeth nasce con lo scopo di diffondere nel mondo il valore di una
tradizione che ha radici profonde a Palermo», spiega Davide Alamia, organizzatore del
Festival. «Procopio Cutò è il simbolo dell’identità di Sherbeth, perché è stato il primo ad
esportare, a Parigi, il gelato della sua tradizione familiare, facendolo conoscere al mondo.
Sherbeth vuole continuare questo viaggio, facendo sì che il termine “gelato” sia riconosciuto
in tutti i continenti come eccellenza italiana e non venga tradotto, al pari della pasta o della
pizza».
Un premio dedicato all’originalità
I partecipanti presenteranno un gusto inedito, ideato appositamente per il concorso. Il tema
è libero e lascia spazio alla creatività dei maestri, che utilizzeranno materie prime di alta
qualità e tecniche innovative per reinterpretare la tradizione e spingere sempre oltre i confini
del gelato artigianale.
A decidere chi salirà sul podio del Premio Francesco Procopio Cutò sarà una giuria tecnica
d’eccezione, composta da Bang Gai, gelatiere cinese e Presidente Onorario in quanto
vincitore dell’edizione 2024, dalla Presidente Amanda Dupas de Matos (ricercatrice presso
Massey University, Nuova Zelanda), e dai componenti Stefano Predieri e Massimiliano Magli
(CNR Bologna), Barbara Alfei (Capo Panel AMAP Marche) e Maria Mora Gijon (ricercatrice al
Basque Culinary Center, Spagna).
Una giuria di giornalisti, critici enogastronomici e comunicatori assegnerà invece il Premio
della critica. A loro spetterà il compito di premiare il gusto più identitario e innovativo.
La Giuria Critica sarà formata da: Paolo Marchi (giornalista, ideatore di Identità Golose),
Jaclyn DeGiorgio (giornalista), Tania Mauri (giornalista), Massimiliano Tonelli (direttore di
CiboToday), Megumi Ueda (giornalista) e Chiara Cavalleris (direttrice di Dissapore).
Bang Gai, il primo vincitore non italiano
L’edizione 2024 ha segnato un momento storico per Sherbeth: Bang Gai, maestro gelatiere
cinese e proprietario della gelateria “Sette” di Hangzhou insieme alla moglie Ivy Li, ha
conquistato la giuria con il suo gusto “Lemon Tree”.
Dopo aver scoperto la sua passione per il gelato in Italia, Bang Gai è tornato in Cina per aprire
la propria gelateria, dove i suoi gusti raccontano l’equilibrio tra la sensibilità orientale e la
tradizione artigianale italiana.
Un premio tra tradizione e futuro
Ogni anno il Premio Procopio Cutò si conferma un’occasione di confronto tra culture e visioni
diverse, all’interno del quale la qualità e la passione per l’artigianalità diventano linguaggio
comune. «Perché il gelato non è un mix di ingredienti dentro un miscelatore, ma un racconto
fatto di tradizioni, di territori e di storie fatte da persone», conclude l’organizzatore Davide
Alamia.
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