L’area del Vallone Calcarella e quella di Tre Croci, parecchio tempo fa sono stati gli argomenti della mia tesi di laurea in Archeologia del Mediterraneo e per la loro bellezza e importanza da un punto di vista archeologico e naturalistico, sono luoghi in cui torno tutte le volte che ne ho la possibilità.
Il Vallone Calcarella è conosciuto per le indagini condotte tra gli anni ’40 e ’50 dall’ archeologo Luigi Bernabò Brea che ne rileva una #necropoli databile tra la tarda età del bronzo e l’età del ferro, le Tre Croci, invece, sono note ai più per essere una collina speculare a #calascibetta, sulla cui sommità vi sono tre croci in “petra di cutu”, a rappresentare il Golgotha. Tuttavia, questi luoghi hanno tracce di ulteriore bellezza sconosciuta agli stessi abitanti di Calascibetta. Questa è infatti l’area più selvaggia di questo territorio, la sua morfologia impervia ha fatto sì che la natura di questi luoghi fosse meno intaccata che altrove ed è tuttora custode di emergenze archeologiche che vanno dalla preistoria fino ai mulini ad acqua ancora in uso nel secolo scorso e di una vegetazione sempre lussureggiante, dagli alti pioppi alle felci, dalle querce agli allori.
Di particolare interesse, quella che sembra essere una tomba a camera con tetto a spiovente (ph. 5), caratterizzata da un ingresso inusuale per questa tipologia di ambienti funerari (ph. 4), un pozzetto quadrangolare verso cui corre una lunga canaletta (ph. 1 e 9), struttura simile all’altare preistorico di Monte Gaspa, e una strana costruzione (ph.😎 in parte a secco, che sembrerebbe avere la funzione di attenuare la potenza dell’acqua in un punto in cui in origine doveva esserci una cascata alta circa quattro metri o di filtrarla attraverso la parte a secco.
Di grande importanza nell’antichità, la trazzera che costeggia il corso d’acqua lungo il Vallone Calcarella e che oggi rappresenta un tratto della tappa Calascibetta-Villarosa della @trasversalesicula.
Gianluca


