DOTT. FRANCO NICASTRO
già Direttore della rivista “Sicilia Domani”
PALERMO
Caro Franco,
non ti nascondo che speravo di avere l’opportunità d’incontrarti, sia per il piacere di conversare con te, che per farti conoscere i retroscena della mancata elezione del Presidente D’Angelo, in occasione delle elezioni regionali del 1967.
L’antefatto risale alle elezioni regionali del 1963.
Rientrato ad Enna nel 1962, dopo essere stato in giro per la Sicilia dal 1954 nella mia qualità di dipendente della CCRVE (Canicattì, Montemaggiore Belsito e Mazzarino), venni utilizzato per risolvere un problema che si trascinava da molti mesi ad Enna: la impossibilità di scegliere un nominativo per la nomina del nuovo Presidente dell’Ospedale Civile di Enna.
Essere stato per circa dieci anni lontano da Enna, pur mantenendo costante il mio impegno politico, ma lontano dalle correnti che già animavano la vita del nostro partito, la scelta concordata fu la mia designazione.
Incarico che mi portò ad avere un certo potere, tanto che il Presidente D’Angelo mi volle in lista per le elezioni regionali del 1963.
In tutte le precedenti elezioni (dati che tu potrai benissimo verificare), nonostante l’impegno profuso i voti ottenuti da D’Angelo nella mia città di Enna oscillavano da 700 a 800.
Nel 1963 D’Angelo ottenne oltre 4.700 voti, mentre io nella mia città io ne ottenni circa 4.500.
Nel corso della campagna elettorale D’Angelo mi consigliò di non curare i centri di Leonforte, Centuripe, Troina e Calascibetta perché controllati da “suoi” uomini, ai quali lui stesso avrebbe dato le particolari indicazioni.
Purtroppo i risultati ottenuti nei suddetti comuni non furono quelli promessi, con l’aggravante che a Calascibetta, suo paese, contro i suoi 3.200 voti a me ne vennero riservati solo 120!!
In quella occasione D’Angelo ottenne oltre 25/mila voti, Sammarco circa 15/mila ed io circa 13/mila.
Questo risultato non venne da me minimamente commentato, tanto che in occasione delle elezioni del 1967 fu D’Angelo ad “imporre” la mia nuova candidatura.
A questo punto devo fare una digressione per inserire un particolare di una certa importanza.
Trovandomi a Roma incontrai in un ristorante dell’EUR il mio carissimo amico On. Giovanni Gioia che, a conoscenza della mia nuova candidatura, mi consigliò di abbandonare D’Angelo “perché i grossi magnati delle esattorie avevano deciso di sferrare un attacco per impedirne la rielezione”.
La mia risposta fu la seguente: “È stato D’Angelo ad imporre per la seconda volta la mia candidatura e, quindi, non mi sento di abbandonarlo”.
Purtroppo alla vigilia del voto accadde un fatto molto strano; due uomini di D’Angelo, di cui tu conosci i nomi, , si divisero la provincia per suggerire agli amici di “mollare” Alerci, per non compromettere l’elezione del Presidente.
Informazione che mi venne data da molti dei miei elettori, ed in particolare da uno dei fondatori della D.C. di Pietraperzia Giovanni Giarrizzo, il quale era nemico di D’Angelo per fatti collegati alla posizione negativa dallo stesso assunta nel 1945, contro la richiesta popolare di passaggio di Pietraperzia e Barrafranca alla provincia di Caltanissetta.
Giarrizzo al momento della consegna dei miei facsimile con la indicazione di votare D’Angelo e Alerci mi rispose “D’Angelo mai”.
Allo stesso feci presente che i miei facsimile erano soltanto quelli, che una indicazione diversa poteva soltanto danneggiarmi.
La cosa strana fu che alla vigilia delle votazioni uno dei due uomini, recandosi a Pietraperzia, chiese al Giarrizzo che “gestiva” un certo numero di voti, di mollare Alerci perché il Presidente non era situato “bene”.
La reazione del Giarrizzo fu piuttosto violenta e del fatto mi diede immediata notizia.
Comunicazioni analoghe mi pervennero da amici di diversi comuni per cui, memore di quanto accaduto nel 1963, invitai i miei collaboratori a regolarsi di conseguenza.
Il risultato, come potrai verificare, consacrò la elezione di Sammarco Assessore Regionale alla P.I. con circa 18/mila voti, il Presidente D’Angelo ne ottenne circa 16/mila ed io circa 14/mila, risultato che determinò la mancata rielezione di D’Angelo, dal momento che la D.C. ottenne un seggio in meno.
L’unica cosa che a risultati finali D’Angelo si chiese: come mai Angiolo in tre comuni della provincia ha ottenuto più voti di me?
Indirettamente D’Angelo pagò il suo comportamento avuto nel 1963 quando non seppe, o meglio non volle, gestire meglio 10/mila voti di preferenza avuti in più, rispetto ai voti conseguiti da Sammarco, il quale poteva essere elettoralmente eliminato nel 1963, avendo ottenuto soltanto circa duemila voti in più di quelli ottenuti a me.
La conferma i voti riservatimi nel 1963 non solo a Calascibetta.
Ho voluto darti informazione diretta di quei fatti perché conosco molto bene quale è stato il tuo rapporto con D’Angelo, ho più volte letto il tuo libro e chiarirti la vera causa, agevolata dalla lotta degli esattori, che determinò la non rielezione del Presidente.
Un abbraccio
Questi i ricordi più interessanti della mia esperienza elettorale, assieme al rapporto continuo che ho mantenuto e continuo a mantenere con molta gente.


