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Cronache di Gusto: Export del Made in Italy: "Non prima della fine dell'anno. Ma sarà un grande 2021"

Export del Made in Italy: “Non prima della fine dell’anno. Ma sarà un grande 2021”
Pubblicato in L’intervento il 05 Maggio 2020
Alessandro Terzulli
Quando riprenderanno le esportazioni dei prodotti italiani?
Difficile dirlo con certezza. Una data ipotizzabile, indicata da più parti come molto probabile, è quella del quarto trimestre di quest’anno, quindi da ottobre 2020. Non per tutti i settori, certo: più per agroalimentare e farmaceutica. E verso Paesi come la Cina, il Vietnam o le Filippine, ma anche la Germania nonostante alcune incertezze. Altri comparti come il trasporto e l’automotive dovranno attendere il 2021, così come l’export verso gli Stati Uniti che però si stima ripartirà. Il tutto mentre il commercio internazionale è previsto scendere quest’anno del 6,4% a volume per il “great lockdown”, il grande blocco mondiale delle attività seguito al Covid-19. La buona notizia è che si attende un recupero notevole già l’anno prossimo: +7,9%. Queste sono le previsioni fornite al Corriere della Sera da Alessandro Terzulli dell’ufficio studi di Sace, su dati Oxford Economics. “Nel 2021 potrebbe esserci una ripresa forte, ma non sarà per magia — dice Terzulli al Corriere — Le imprese italiane sono preparate e si stanno dando da fare, ma serviranno investimenti, strategie di marketing, vicinanza ai clienti”.
L’export italiano per ora è previsto da Sace in calo, dopo un decennio d’espansione, con una forbice indicativa del -5/-10% nel 2020, a seconda dei settori; ma la tendenza potrebbe ribaltarsi già l’anno prossimo con un +5/+10% possibili, con il recupero della domanda. Tra i settori più colpiti nel 2020 Terzulli conferma innanzitutto il turismo, più il trasporto (anche merci) e, in parte, la logistica. Fra i beni che chiuderanno l’anno in negativo l’economista indica poi la filiera dell’automotive, per il coronavirus ma anche per motivi congiunturali, come l’incertezza sugli acquisti del diesel e il calo su mercati come la Cina. Avranno bisogno di più tempo per ripartire anche beni di consumo durevoli come l’arredo, il design e non durevoli come il lusso con l’alta moda e la gioielleria che richiedono fiducia. Mentre la meccanica strumentale, che copre il 20% dell’export italiano (l’Italia è il quinto esportatore mondiale di macchinari), risentirà dei minori investimenti.
“È chiaro che l’impatto di questa pandemia sarà pesante sul commercio internazionale — dice Terzulli – Calerà parecchio la domanda, visto che in tutto il mondo gli scambi di beni scenderanno. Pesa non solo la pandemia ma anche, per la prima parte dell’anno, l’incertezza sulla Cina, il cui Pil è atteso in lieve flessione a fine anno al -0,2%, sostenuto dal parziale allentamento delle misure per contenere il coronavirus”. Migliori le prospettive per l’agroalimentare, dove “parecchio dipenderà dal rapporto qualità-prezzo” e, soprattutto, la farmaceutica, con l’Italia “dove le multinazionali investono e ci sono competenze”. Bene le apparecchiature medicali. “Ciò che si perde sarà recuperato — dice Terzulli — ma è importante che la ripresa sia quest’anno, per riposizionarsi nel 2021”.
C.d.G.

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