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CONOSCERE IL PASSATO PER CAPIRE IL PRESENTE: OTTANTUNO ANNI DALLO SCOPPIO DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE – di Matteo Russo

CONOSCERE IL PASSATO PER CAPIRE IL PRESENTE: OTTANTUNO ANNI DALLO SCOPPIO DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE.
Ottantuno anni fa le forze naziste di Adolf Hitler sferrarono la prima offensiva contro la Polonia. Era il primo settembre 1939, un giorno di fine estate, un dì difficile da dimenticare per chiunque. L’irredentismo sovietico e tedesco, la voglia di ritornare ai fasti di un tempo, la tracotanza del Cancelliere, la volontà di riscatto di un popolo oppresso. Questi, parecchio in sintesi, sono i motivi cardine che hanno portato allo scoppio del secondo conflitto mondiale. E dire che il mondo, qualche anno prima, a causa della volontà dei paesi slavi d’affermarsi sui Balcani e dell’irredentismo di alcuni popoli, esplose come una polveriera. Ma forse quel periodo di quattro anni vissuto nelle strette trincee non fu sufficiente, forse il globo –capeggiato dai leader totalitari descritti da Jung e dalle democrazie restanti- non capì realmente il significato di Guerra. Nel primo conflitto i soldati erano stipati all’interno delle trincee, affamati, in preda ad ordini folli e vittime di attacchi suicidi. La guerra lampo tanto auspicata non arrivò mai e poeti mondiali come Wilfred Owen o Giuseppe Ungaretti sottolinearono la brutalità degli scontri. Nel secondo conflitto non si assistette alla sfiancante guerra di trincea, ma ad una logorante battaglia basata sulla velocità, garantita dai moderni mezzi militari. Il carro armato (come il Panzer Tiger) era, forse, la rappresentazione più grande del progresso bellico. Il Mark I, il primo vero cingolato ad essere utilizzato in battaglia, venne inventato dagli inglesi ed adoperato durante la Prima Guerra Mondiale per seminare il panico tra le fila tedesche. Ecco, il Mark I rappresentava il primo livello di mezzo corazzato: era piccolo, stretto e non letale come i suoi successori. I carri utilizzati, invece, negli scontri del secondo conflitto mondiale erano più grandi, rapidi ed efficienti. Basti pensare agli scontri tra il regio esercito italiano e quello britannico in Nord-Africa. Il contingente britannico disponeva di carri all’avanguardia che si dimostrarono di gran lunga superiori a quelli del tricolore, che disponevano di una tecnologia non moderna, una corazza non sufficientemente spessa (i soldati montavano in aggiunta dei sacchi di sabbia sulla parte frontale del carro, nella speranza che queste potessero bloccare o rallentare il colpo nemico) e delle “bocche di fuoco” non in grado di sparare colpi a distanze siderali. Per intenderci meglio: il Tiger (carro tedesco) pesava circa 57 tonnellate, con una corazza frontale di 80mm; il Mark I, invece, pesava la metà del Tiger e disponeva di una corazza tra i 6 ed i 12 mm. Le moderne tecnologie, inoltre, resero possibile anche un numero di gran lunga superiore di azioni militari. Gli sbarchi, invero, aumentarono significativamente. Si passò dalla sola invasione di Gallipoli del 1915, ad un innumerevole numero di operazioni anfibie come, ad esempio, lo sbarco in Normandia (6 giugno 1944) o quello in Sicilia (9 luglio 1943). Tuttavia, la più potente delle “nuove armi” venne sganciata nelle due cittadine giapponesi di Hiroshima e Nagasaki dai bombardieri statunitensi (modello B-29) “Enola Gay” e “Bockscar”. Anche le tattiche erano cambiate; i servizi logistici dovettero fare i conti con nuove strategie e nemici sempre più pericolosi. Nel Pacifico, infatti, non si era mai combattuto su larga scala come tra il 1940 ed il 1945 e fu una spiacevole sorpresa per i fanti statunitensi fronteggiare il pericoloso nemico nipponico. Appeso agli alberi, nascosto sotto terra, kamikaze o pronto ad attaccare con un banzai; nessun popolo occidentale aveva mai visto qualcosa di simile. Molti soldati uscirono pazzi: la strategia giapponese tormentava soprattutto a livello psicologico; altri uomini ne uscirono con un riconoscimento importante come, ad esempio, John Basilone, uno degli eroi di Guadalcanal, deceduto sotto gli occhi dei suoi uomini qualche anno dopo durante lo sbarco nell’isola di Iwo Jima. Ma la gloria non veste solo USA: bisogna ricordare anche il generale nipponico Tadamichi Kuribayashi, organizzatore della difesa di Iwo Jima, o del tenente generale Mitsuru Ushijima, artefice della fortificazione difensiva dell’isola di Okinawa. Nonostante strategie innovative e servizi logistici rinnovati, le tecniche di guerra vennero prese in prestito da strateghi che hanno fatto la storia. La “Guerra Lampo” venne “modernizzata”, ma l’idea di base deriva da Napoleone Bonaparte. Il piccolo principe dalla Corsica, infatti, utilizzò ammirabilmente vecchi stratagemmi, fondendoli mirabilmente, a una nuova concezione di guerra. Per intenderci, Bonaparte fuse innovativi stratagemmi militari a tecniche di guerra antica, prendendo spunto da Giulio Cesare (conquistatore della Gallia) e da Alessandro Magno (distruttore dell’antico impero persiano). Alesia, Farsalo, Munda, Granico, Isso, Gaugamela, sono solo alcuni dei biglietti da visita dei due strateghi del mondo antico, oggetti di studio di Napoleone. Oltre alla “Guerra lampo” (in tedesco Blitzkieg), la storia diede in prestito alla Russia anche la “Terra Bruciata”. Questo stratagemma mise in ginocchio Napoleone Bonaparte e la sua mastodontica armata di settecentomila uomini. Oltre a funzionare con il dittatore transalpino, funzionò anche con Adolf Hitler. Dopo l’offensiva di Mosca e la liberazione di Stalingrado, iniziò il lento declino delle forse naziste che portò alla disfatta di Seelow e all’assedio di Berlino. In totale, però, tra soldati e civili, morirono più di cinquanta milioni di persone. Oltre al suo accattivante fascino, la Seconda Guerra Mondiale è l’avvenimento più tragico dell’intera umanità e proprio per questo merita d’essere ricordato fino alla fine dei tempi. Inoltre, è anche la chiave per capire le tensioni geo-politiche odierne ed il lampante esempio della devastante potenza dell’ordigno nucleare.
Matteo Franco Russo.

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