COMUNE CI RIPROVA
Negli anni ’90 nella mia qualità di Presidente della Croce Rossa chiesi, all’allora ben diversa amministrazione, la concessione per la sede della CRI, di un locale situato in Via Roma nei pressi della zona Lombardia, dichiarato dal comune “inutilizzabile”, perché in pessime condizioni.
Comune, infatti, per un suo asilo teneva in affitto da moltissimi anni dei locali situati nella Piazza S. Francesco di Paola.
La Croce Rossa s’impegnò ad effettuare le notevoli opere di manutenzione straordinaria.
Il costo complessivo della spesa fu intorno a 200.000 euro, facendo di un luogo fatiscente, inutilizzabile ed antigienico, quello che la Presidente Nazionale della CRI in visita a Enna, definì una delle più belle e funzionali sedi d’Italia.
Quando decisi di dimettermi dalla Croce Rossa, per una certa incompatibilità con la dirigenza nazionale, nonostante l’invito a desistere da parte del Presidente Barra, pensai di lasciare ben chiaro al mio successore il rapporto con il Comune.
La C.R.I. si impegnò ad effettuare ed effettuò i lavori per rendere agibili tutti i locali che si sviluppavano in tre piani: piano giardino, 2° piano e piano sottotetto, mentre il piano terra restava utilizzato dal Comune.
I lavori riguardavano il rifacimento dei pavimenti, coperti da linoleum in pessime condizioni, tinteggiatura dei vani, sistemazione dell’impianto elettrico a norma, manutenzione e nuovi servizi.
Per dare una indicazione di quanto realizzato in quel tempo, per la sola sistemazione del 2° piano, come risulta da una relazione documentata alla Corte dei Conti di Palermo, erano stati spesi dalla C.R.I. eu 107/mila.
Altri eu 100/mila vennero spesi per la sistemazione del piano a livello del giardino e del sottotetto, metà adattato all’alloggio degli obiettori di coscienza e metà trasformato in salone con 50 poltroncine, utilizzato per le attività didattiche e di formazione dei Volontari del Soccorso, delle Infermiere volontarie, della sezione femminile, del Corpo Militare consentendone l’uso a diversi enti ed associazioni.
Nel 2009, alla vigilia delle mie dimissioni da Presidente della C.R.I., allo scopo di lasciare la pratica amministrativamente in regola, anche perché un assessore comunale aveva sollecitato il Sindaco a richiedere alla C.R.I. la restituzione dell’immobile, per meglio organizzare i servizi comunali nei locali rimessi a nuovo dalla CRI, interessai l’Avvocatura dello Stato di Caltanissetta per la valutazione del problema.
Questa è stata la risposta data dall’Avvocatura dello Stato di Caltanissetta con la nota n. 1424 del 19 novembre 2009.
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“Codesta amministrazione ha diritto al rimborso delle spese fatte per le opere straordinarie ed una indennità per i miglioramenti arrecati all’immobile, nella misura dell’aumento di valore conseguito dallo stesso immobile per effetto dei miglioramenti (art.1150 C.C.).
Il Comune è tenuto al rimborso delle spese e dei miglioramenti (art. 2020 C.C.)”.
Dopo avere rinunziato a chiedere al Comune quanto dovuto, oggi si vede costretta a sistemare in vari mercati il carrello destinato alle offerte da parte dei clienti.
La nuova dirigenza della CRI accettò di buon grado, senza tener conto di quanto stabilito dall’Avvocatura dello Stato, di lasciare i locali avendo avuto in concessione di altri locali situati nel vecchio Ospedale di Enna.
Non risulta, in modo molto colpevole e formale, che da parte della dirigenza CRI sia stato formalmente richiesto al Comune quanto indicato dall’Avvocatura dello Stato, né una spontanea concessione di un minimo contributo dal Comune, la cui pratica era gestita da un ben noto Assessore ancora in carica.
E’ lo stesso Assessore che sta seguendo la pratica dell’accatastamento a nome del Comune del Padiglione Nautico di Pergusa.
Allora mi ero dimesso, quindi non più interessato, questa volta la pratica avrà certamente altro esito, a parte il valore morale del falso compiuto che coinvolge l’intera amministrazione comunale completamente assente, ma anche per i risvolti penali che certamente ci saranno.
Ngiolo alerci
10 maggio 2017
COLPO GROSSO DEL COMUNE DI ENNA
A DANNO DELLA C.R.I.
Il trasferimento della Sede della Croce Rossa dai locali ottenuti in comodato dal Comune di Enna, in ambienti situati all’interno del vecchio ospedale, è stato festeggiato come un “avvenimento” mentre ha rappresentato una grande sconfitta.
I locali dati dal Comune in comodato alla C.R.I. erano stati dallo stesso Comune dichiarati inagibili, perché in pessime condizioni di manutenzione e di igienicità.
Lo dimostra il fatto che l’asilo, da molti anni situato in quei locali, venne trasferito in altri locali viciniori, presi in affitto da parte del Comune.
La C.R.I. si impegnò ad effettuare i lavori per rendere agibili tutti i locali che si sviluppavano in tre piani: piano giardino, 2° piano e piano sottotetto, mentre il piano terra restava utilizzato dal Comune.
I lavori riguardavano il rifacimento dei pavimenti, coperti da linoleum in pessime condizioni, tinteggiatura dei vani, sistemazione dell’impianto elettrico a norma, manutenzione e nuovi servizi.
Per dare una indicazione di quanto realizzato in quel tempo per la sola sistemazione del 2° piano, come risulta da una relazione documentata alla Corte dei Conti di Palermo, erano stati spesi dalla C.R.I. eu 107/mila.
Altri eu 100/mila vennero spesi per la sistemazione del piano a livello del giardino e del sottotetto, metà adattato all’alloggio degli obiettori di coscienza e metà trasformato in salone con circa ottanta poltroncine, utilizzato per le attività didattiche e di formazione dei Volontari del Soccorso, delle Infermiere volontarie, della sezione femminile, del Corpo Militare consentendone l’uso a diversi enti ed associazioni.
Nel 2009, alla vigilia delle mie dimissioni da Presidente della C.R.I., allo scopo di lasciare la pratica amministrativamente in regola, anche perché un consigliere comunale aveva chiesto al Sindaco di richiedere alla C.R.I. la restituzione dell’immobile, interessai l’Avvocatura dello Stato di Caltanissetta per la valutazione del problema.
Questa è stata la risposta data dall’Avvocatura dello Stato di Caltanissetta con la nota n. 1424 del 19 novembre 2009:
“Codesta amministrazione ha diritto al rimborso delle spese fatte per le opere straordinarie ed una indennità per i miglioramenti arrecati all’immobile, nella misura dell’aumento di valore conseguito dallo stesso immobile per effetto dei miglioramenti (art.1150 C.C.).
Il Comune è tenuto al rimborso delle spese e dei miglioramenti (art. 2020 C.C.)”.
Dopo otto anni la nuova Amministrazione della C.R.I., dopo tante sollecitazioni e minacce, “vi faremo uscire con i Carabinieri”, ha rilasciato l’immobile trasferendo la sede in locali situati nel vecchio ospedale.
La fortuna parziale degli Amministratori locali è quella che la C.R.I. oggi non è più considerata Ente pubblico, quindi non soggetto a controllo da parte della Corte dei Conti, che avrebbe potuto contestare agli amministratori il procurato danno erariale; ma gli stessi amministratori devono considerare la possibilità di essere chiamati a rispondere di procurato danno patrimoniale all’associazione.
Il danno procurato, tenuto conto delle spese sostenute e della differenza di valore dell’immobile dopo gli interventi, può oscillare intorno a 400/mila euro.
Il colpo grosso del Comune, a danno del più importante Ente di volontariato del mondo, potrà considerarsi definitivo solo se gli attuali amministratori, in forza del parere espresso dall’Avvocatura dello Stato, non chiederanno alla Presidenza Nazionale di valutare ed intraprendere tutte le iniziative previste dalla legge, per ottenere quanto nel loro diritto.
In ogni caso do la mia disponibilità a testimoniare sugli effettivi rapporti con il Comune, dal momento che amministratori e funzionari di oggi, diversi di quelli di dieci anni fa, hanno ritenuto di interpretare a loro modo il rapporto Comune-C.R.I..


