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Caro energia elettrica: le richieste di ConfimpreseItalia al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Riccardo Novembre 4, 2022 5 minuti letti

Caro energia elettrica: le richieste di ConfimpreseItalia
al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Coesione sociale e sistema imprenditoriale a rischio
Felice: intervenire sui prezzi all’ingrosso (PUN) per salvare le imprese e fermare la speculazione

Caro energia elettrica, Confimprese Italia, dopo aver in più occasioni denunciato lo stato di crisi di migliaia di aziende sull’intero territorio nazionale e la chiusura di molte di queste, ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nella quale sono contenute le richieste della Confederazione ed alcune considerazioni che potrebbero tornare utili, nei prossimi giorni, settimane, quando il Governo sarà chiamato a prendere importanti decisioni nell’interesse di aziende e cittadini, a garanzia della tenuta sociale ed economia del Paese.

“Confimprese Italia – si legge nella nota- ha richiesto all’Autorità Garante del mercato e della concorrenza di avviare una indagine conoscitiva per verificare se quanto accade nel mercato dell’energia gestito da GME risponda sia alle regole di mercato, sia ai compiti istituzionali alle quali questa struttura è demandata. Pensiamo sia utile evidenziare alcuni punti che riteniamo fondamentali per supportare le nostre argomentazioni e che sottoponiamo alla sua attenzione. Sicuramente l’energia elettrica, la luce come la chiamano molti cittadini, rientra tra i Servizi di Interesse Economico Generale che lo Stato deve garantire a tutti i Cittadini. Questo non significa che lo Stato deve cedere ai ricatti di chi questi servizi gestisce, ma deve regolare e vigilare sul loro funzionamento. Intervenire a sostegno quando questi servizi sono in perdita, evitare speculazioni sulle spalle dei cittadini quando, specialmente in maniera artificiosa, si operano rialzi dei prezzi ingiustificati come nel caso in parola”.

“Liberalizzare i servizi – continua la nota di ConfimpreseItalia – non significa rinunciare alle proprie prerogative di garanzia e di controllo. I SIEG rappresentano servizi fondamentali per la tenuta sociale ed il livello minimo di servizi che uno stato moderno deve garantire. I prezzi praticati per l’energia mettono a serio rischio “la garanzia che tutti i consumatori possano acquistare l’energia a prezzi accessibili” come considerato dalla Commissione Europea in premessa all’emanazione del Regolamento UE 2015/1122 che in quello stesso contesto definisce il valore non solo economico dell’energia elettrica, citiamo testualmente, che “La sicurezza dell’approvvigionamento energetico è un fattore essenziale per la sicurezza pubblica ed è pertanto strettamente connessa al funzionamento efficiente del mercato interno dell’energia elettrica e all’integrazione dei mercati isolati degli Stati membri. L’energia elettrica può essere erogata ai cittadini dell’Unione esclusivamente attraverso la rete. Mercati dell’energia elettrica funzionanti e, in particolare, le reti e gli altri mezzi collegati alla fornitura dell’energia elettrica sono fondamentali per la sicurezza pubblica, la competitività economica e il benessere dei cittadini dell’Unione.”.

Poi la denuncia, articolata e puntuale della Confederazione: “Avere superato questi limiti mette in discussione non solo un bene primario ed insostituibile, ma l’intero sistema produttivo e sociale della Nazione. Dalle stime di diverse associazioni di categoria, non solo la nostra, si prevede che possano chiudere 850.000 aziende e produrre oltre 3,5 milioni di nuovi inoccupati, una tragedia sociale difficilmente recuperabile che avrebbe, per le casse dello stato in genere ma per lINPS in particolare un costo di oltre 140 miliardi di €uro nel prossimo biennio. Non pensiamo di esagerare – si legge ancora nella nota – se consideriamo questo possibile disastro sociale paragonabile ad un attacco al cuore dello stato ed una palese violazione dell’articolo 2 della Costituzione, in quanto in questa fase, qualora non si volesse riconoscere un diritto inviolabile privare qualcuno dell’utilizzo di un bene fondamentale per mantenere un livello vita accettabile come l’energia elettrica, è sicuro che nessun dovere di solidarietà economica è sociale è scattato, soprattutto da parte di chi in questo momento si sta arricchendo speculando sulle spalle, non solo dei cittadini, ma dell’intera Nazione, tra cui alcune aziende con una forte presenza dello stato nei capitali”.

Poi Confimprese Italia ribadisce due considerazioni riportate nella segnalazione all’AGCM che mettono in chiaro due aspetti: “Che l’energia è un Servizio di Interesse Economico Generale, che se mal gestito o trattato come merce ordinaria, mette in discussione la coesione sociale ed i diritti minimi di sopravvivenza per cittadini ed imprese; Che GME per la sua natura e per i suoi compiti non può assumere un ruolo puramente notarile nella costituzione del prezzo e la terzietà nelle trattative non coincide con gli interessi nazionali tranne che queste non siano gli indirizzi del Ministero della Transizione ecologica (MITE) e delle previsioni regolatorie definite dall’Autorità di Regolazione per Energia Rete e Ambiente (ARERA), ma in questo caso sorge spontanea la domanda: perche non lasciare tutto all’autoregolamentazione del mercato. La natura del bene in questione, le ripercussioni che sta provocando nel sistema economico e sociale, vanno ben oltre gli interessi della libertà di impresa, garantita dall’art.41 della Costituzione che però ci ricorda che “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.” Infine l’ultima considerazione rivolta direttamente al Presidente del Consiglio: “Crediamo che intervenire sul prezzo finale sia un errore in quanto si salvaguardano e si agevolano gli aspetti speculativi ed i costi sono insostenibili, bisogna intervenire sul prezzo all’ingrosso determinandolo “politicamente” e caso mai intervenire a favore delle imprese produttive, se andassero in perdita, non certamente sui mancati guadagni”.

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