Nelle scorse settimane abbiamo parlato del percorso che un calciatore affronta prima dell’approdo in Prima Squadra. Oggi analizziamo l’ultimo step necessario affinché ciò accada.
La Juniores, per i calciatori dilettanti, o la Berretti e la Primavera, per quelli professionisti, è la categoria che precede il definitivo passaggio in Prima Squadra. Gli atleti affrontano questo periodo tra i diciassette e i venti anni di età.
Si tratta di una categoria preparatoria che permette agli atleti di acquisire la necessaria esperienza di campo e di limare gli ultimi spigoli tecnici, tattici e atletici.
Il periodo calcistico di cui stiamo parlando può considerarsi a tutti gli effetti come la prova generale che un artista effettua prima di uno spettacolo.
Per quanto concerne il lavoro di campo, gli atleti concentrano il loro impegno in un costante implemento delle componenti condizionali (resistenza, forza e velocità) e determinano gli ultimi miglioramenti sotto il profilo tecnico e tattico. Il lavoro si fa sempre più minuzioso e la cura del particolare diventa di centrale importanza per il raggiungimento dei risultati sportivi richiesti dalla società. I calciatori terminano inoltre, in questo periodo, l’apprendimento delle specifiche del proprio ruolo (anche se non è totalmente desueto che un calciatore cambi ruolo in età più avanzata) apprendendo, tramite l’esperienza e gli insegnamenti dei tecnici, i piccoli trucchi del mestiere ed affinando le letture delle diverse situazioni di gioco.
L’obiettivo primario diventa adesso quello riportare in campo durante le partite tutto il proprio bagaglio di esperienze, competenze e qualità per cercare di vincere il maggior numero di partite. Cambia così anche il punto di vista da cui guardare un giocatore per valutarlo. Questi è ormai assolutamente parte di un’unica entità, composta da numerose individualità, chiamata squadra. Il proprio sapere calcistico e le proprie caratteristiche caratteriali e comportamentali devono essere messi a servizio di un collettivo che sposa una comune causa e che ottiene un medesimo risultato. Il sapersi legare ai compagni, sia dentro al campo che nello spogliatoio, in relazione alle mutevoli situazioni che di volta in volta il calcio propone, diventa caratteristica fondamentale e apprezzabile che determina il livello di bravura di un calciatore.
Il passaggio dal Settore Giovanile alla Juniores sancisce, anche a livello federale, il definitivo lancio nel calcio dei “grandi”. I giocatori, infatti, vengono tesserati dalle società con accordi che prevedono vincoli pluriennali contrariamente a quanto accade durante gli anni precedenti in cui i ragazzi si legano alle società di anno in anno. I calciatori che disputano i campionati Juniores, che si giocano di sabato, sono convocabili già per le partite domenicali delle Prime Squadre ed è consueto che ciò accada. Il giocatore acquisisce così ulteriore esperienza, si confronta con compagni di età differenti ed inizia, come si dice in gergo, a respirare aria di grande calcio.
Si conclude così un percorso lunghissimo. Dodici anni durante i quali si apprendono le regole del gioco, le strategie individuali, si affinano le tecniche, ci si costruisce fisicamente e caratterialmente. Dodici anni in cui ci si inventa e reinventa di volta in volta, in relazione alla propria età ed alle differenti richieste. Anni durante i quali si vedono cambiare obiettivi, allenatori e compagni. Anni di gioie, dolori e speranze. Ma anni con un unico grande sogno in testa e nel cuore: quello di poter esordire in Prima Squadra dove, si sa, vincere non è importante… è l’unica cosa che conta.
Marco Campisi



Bravissimo Marco