Continuando a riesumare ricordi del passato, dopo la politica non potevo non considerare la primaria attività quella di
BANCARIO – Capitolo 1
Vincitore di un concorso bandito dalla Cassa Centrale di Risparmio V.E nel 1949 per l’assunzione di n.20 impiegati, al quale parteciparono più di mille aspiranti, in gran parte reduci di guerra, di cui meno di 500 vennero ammessi agli orali.
Successivamente il numero venne raddoppiato a 40 per agevolare la sistemazione di concorrenti reduci di guerra.
La mia assunzione è datata 8 gennaio 1950 con destinazione l’Agenzia di Piazza Armerina, da dove iniziò il mio girovagare con i trasferimenti successivi a Enna, Canicattì, Montemaggiore Belsito, Mazzarino, Enna, Caltanissetta, Palermo e Messina, dove si concluse il mio rapporto per essere stato collocato in pensione, all’età di 54 anni, prevedendo il nostro contratto di lavoro i limiti di 35 anni di servizio o 60 anni di età.
Con me vennero collocati in pensione tutti i colleghi assunti con lo stesso concorso.
Un solo appunto: il provvedimento venne firmato dal Direttore Generale dr. Giovanni Ferraro, personaggio particolare, che era stato assunto con lo stesso concorso.
Un Consigliere della Cassa, approssimandosi la fine del semestre di preavviso del mio collocamento in pensione, mi informò che il Direttore Generale dovendo deliberare per presunte (?) esigenze di servizio, salvare il capo della sua Segreteria, una deroga al provvedimento, gli aveva suggerito di consigliarmi di interrompere il preavviso con un mese di malattia, per essere considerato ancora in servizio alla data della riunione del consiglio di Amministrazione, che avrebbe così deliberato la deroga anche per me.
Proposta che da me non venne accettata per la forma suggerita con questa risposta: “se il Direttore Generale Ferraro ritiene utile il mio mantenimento in servizio, ripeto avevo 54 anni, ne proponga lui la deroga.
Pensionamento sollecitato dalle organizzazioni sindacali per consentire lo scorrimento delle carriere.
Il Consiglio di Amministrazione non effettuò le previste promozioni per coprire i posti resi vacanti, perché non ritenne idonei i soggetti valutati, mentre deliberò di coprire quei posti con delle assunzioni a contratto di dirigenti “raccomandati”, provenienti da altre istituzioni bancarie.
Durante il mio incarico di Ragioniere Generale dell’Istituto ebbi netta la sensazione che i rapporti tra il nostro Direttore Generale dr. Ferraro e il vertice della Banca d’Italia non fossero idilliaci.
Questa situazione mi creava dei problemi perché i rilievi della Banca d’Italia arrivavano sul mio tavolo, spesso con l’annotazione “atti” senza darne riscontro.
Presentatasi l’occasione preferii il trasferimento alla direzione dell’importante sede di Messina, rinunziare alla prestigiosa funzione di Ragioniere generale e ritornare a fare la vera attività bancaria, che era quella che aveva ben segnato tutta la mia carriera.
Dopo questi fatti iniziò la crisi della Sicilcassa che si concluse con la condanna di tutti i vertici.
Con altre note racconterò fatti particolari accaduti nel percorso della mia vita di bancario.


