Osservatorio Berry Brick: nel primo trimestre 2026 aste immobiliari in calo dell’11,1%, valore delle basi d’asta a -18,0%
La contrazione riflette minori flussi e una diversa composizione degli immobili in vendita: la base d’asta media scende a 157.647 euro (-7,7%).
Cresce il peso delle modalità telematiche, che raggiungono il 58,0% del mercato.
Highlights Q1 2026:
Aste immobiliari: 26.090 nel Q1 2026, -11,1% rispetto a 29.355 nel Q1 2025;
Valore complessivo delle basi d’asta: 4,11 miliardi di euro nel Q1 2026, -18,0% rispetto a 5,01 miliardi nel Q1 2025;
Base d’asta media: 157.647 euro nel Q1 2026, -7,7% rispetto a 170.800 euro nel Q1 2025;
Residenziale: 13.619 aste nel Q1 2026, pari al 52,2% del totale; valore complessivo delle basi d’asta a -15,9% rispetto al Q1 2025;
Industriale: 866 aste nel Q1 2026, -15,9% rispetto al Q1 2025; base media a 539.591 euro, -12,3%; valore complessivo a -26,3%;
Prime Regioni per numero di aste: Lombardia 3.105, Sicilia 3.102 e Lazio 2.344 nel Q1 2026; insieme rappresentano quasi un terzo del mercato nazionale;
Prime province: Roma 1.349 aste nel Q1 2026, -19,7% rispetto al Q1 2025; Macerata 780 aste, +26,0%;
Modalità telematica: 15.119 aste nel Q1 2026, pari al 58,0% del totale, rispetto al 50,9% del Q1 2025.
Milano, 14 maggio 2026 – Nel primo trimestre 2026 il mercato delle aste immobiliari registra una contrazione non solo quantitativa, ma anche qualitativa. Secondo l’Osservatorio Berry Brick di Berry Srl, le procedure scendono da 29.355 a 26.090 (-11,1%), mentre il valore aggregato delle basi d’asta arretra in misura più marcata, da 5,01 a 4,11 miliardi di euro (-18,0%). La differenza tra il calo del numero di aste e quello, più marcato, del valore complessivo è spiegata dalla riduzione della base d’asta media, scesa da 170.800 euro a 157.647 euro (-7,7%), e da un diverso mix di immobili arrivati sul mercato giudiziale. Il dato riflette dinamiche proprie del canale delle aste: minori flussi, maggiore selettività degli asset e progressivi riprezzamenti dei lotti meno liquidi. Non si tratta quindi solo di meno procedure, ma di un portafoglio complessivamente meno ricco.
Il residenziale resta il segmento prevalente, con 13.619 aste e una quota del 52,2% del totale, ma registra anch’esso una contrazione: aste a -11,2%, base media a -5,3% e valore complessivo delle basi d’asta a -15,9%. Più marcata la flessione dell’industriale, che pesa solo per il 3,3% delle aste ma presenta valori medi elevati: le procedure calano del 15,9%, la base media del 12,3% e il valore aggregato del 26,3%. La contrazione del valore totale è quindi anche un effetto di mix: rispetto al 2025, il mercato appare meno esposto a lotti ad alto valore unitario e più condizionato da asset che possono richiedere riprezzamenti, tempi di vendita più lunghi o maggiore selettività da parte degli acquirenti.
“Il primo trimestre 2026 restituisce l’immagine di un mercato delle aste immobiliari più selettivo e meno voluminoso rispetto allo scorso anno. Il dato più rilevante non è soltanto la diminuzione delle procedure, ma il fatto che il valore complessivo delle basi d’asta arretri in misura più accentuata. Questo significa che il mercato non sta semplicemente esprimendo meno aste, ma aste mediamente meno ricche, per effetto di una diversa composizione degli asset e di un’incidenza più marcata di lotti con minore liquidabilità o già interessati da riprezzamenti progressivi”, dichiara Chai Botta, Responsabile dell’Osservatorio Brick di Berry Srl. “È importante leggere il dato nel suo contesto corretto: non siamo di fronte a un indicatore diretto di svalutazione generalizzata del patrimonio immobiliare, ma a una dinamica specifica del canale giudiziale. Le aste risentono dei tempi delle procedure, della qualità dei beni disponibili, dei tentativi di vendita precedenti e della capacità del mercato di assorbire determinate tipologie di asset. In questo quadro, la crescita del peso delle modalità telematiche conferma inoltre una trasformazione strutturale del processo di vendita, sempre più orientato verso strumenti digitali e modelli operativi più efficienti”, conclude Botta.
Geografia del mercato
La geografia delle aste nel primo trimestre 2026 conferma un mercato distribuito su più aree del Paese, con una concentrazione significativa ma non esclusiva nelle regioni economicamente più grandi. Lombardia e Sicilia guidano la classifica con volumi quasi identici, rispettivamente 3.105 e 3.102 aste pubblicate, pari per entrambe all’11,9% del totale, seguite dal Lazio con 2.344 aste e una quota del 9,0%. Le prime cinque regioni per numero di aste (Lombardia, Sicilia, Lazio, Marche e Campania) raccolgono il 48,2% delle procedure rilevate. Rispetto al Q1 2025, il quadro regionale mostra intensità diverse del rallentamento. La Lombardia si muove sostanzialmente in linea con la tendenza nazionale, con aste a -12,0% e valore complessivo delle basi d’asta a -17,5%. La Sicilia mostra invece una maggiore tenuta: le aste calano del 7,6%, ma la base media cresce del 3,1%, contenendo la riduzione del valore complessivo al 4,7%. Il Lazio registra una flessione più equilibrata, con aste a -11,6% e valore aggregato a -12,2%. Tra le regioni ad alto volume, le Marcherappresentano il principale elemento di stabilità: 2.294 aste, pari all’8,8% del totale, con numero aste a -2,2% e valore complessivo a -2,6%. All’opposto, il rallentamento è più marcato in Veneto (-26,4%), Toscana (-22,9%), Emilia-Romagna (-22,5%), Umbria (-21,9%) e Campania (-17,0%), confermando una dinamica territoriale non uniforme.
A livello provinciale, Roma resta il primo mercato per numero di aste, con 1.349 pubblicazioni e una quota del 5,2% sul totale nazionale. La provincia registra però un calo del 19,7% rispetto al Q1 2025; il valore complessivo delle basi d’asta scende in misura più contenuta (-10,9%), grazie a una base media in crescita dell’11,0%. Macerata è il caso territoriale più rilevante del trimestre. Con 780 aste, si colloca al secondo posto tra le province e cresce del 26,0% rispetto al Q1 2025. L’aumento riguarda anche il valore economico del portafoglio: il valore complessivo delle basi d’asta sale dell’84,3% e la base media del 46,3%. Il dato segnala una dinamica in controtendenza sia per volumi sia per valore medio degli asset. Tra le altre province principali, Perugia conta 699 aste e arretra del 27,8%, Torino registra 689 aste con un calo più contenuto del 3,4%, mentre Cosenza scende a 668 procedure (-23,5%). La provincia di Milano registra 522 aste, contro le 748 del Q1 2025 (-30,2%); il valore complessivo delle basi d’asta si attesta a 104,3 milioni di euro, in calo del 22,7%, a fronte di una base media in crescita del 10,8%. Accanto alle province in flessione, emergono altri territori in crescita, come Viterbo (+60,6%), Reggio Calabria (+27,0%), Potenza (+30,7%) e Taranto (+40,1%). Il dato conferma che il rallentamento nazionale convive con dinamiche locali molto differenziate, dove alcuni territori aumentano sia il numero di procedure sia, in alcuni casi, il valore degli asset in asta.
Metodo di vendita
Il primo trimestre 2026 conferma la crescente centralità delle modalità telematiche. La vendita di tipo asincrona telematica è il primo metodo di vendita per numero di aste, con 12.564 aste e una quota del 48,2% del totale. Rispetto al primo trimestre 2025, i volumi crescono dell’1,3%, in controtendenza rispetto alla flessione generale del mercato. La base media si riduce del 9,6%, portando il valore complessivo a 1,94 miliardi di euro, in calo dell’8,5%. Sommando asta asincrona telematica e asta sincrona telematica, le modalità pienamente digitali raggiungono 15.119 procedure, pari al 58,0% del mercato, contro il 50,9% del primo trimestre 2025. Il dato segnala un cambiamento strutturale: anche in una fase di contrazione dei volumi complessivi, il canale telematico aumenta il proprio peso e si conferma la modalità prevalente di gestione delle vendite.
La vendita sincrona mista registra 6.928 aste, pari al 26,6% del totale, con una flessione del 22,6% rispetto al Q1 2025. In questo caso, la base media cresce dell’1,6%, ma non compensa la contrazione dei volumi: il valore complessivo delle basi d’asta cala del 21,4%. La vendita presso il venditore mostra invece la riduzione più marcata, con 4.043 aste (-26,1%), base media a 210.179 euro (-15,1%) e valore complessivo in calo del 37,3%.
La dinamica per metodo di vendita rafforza la lettura generale del trimestre: il mercato si riduce nei volumi e nel valore complessivo, ma al suo interno prosegue una trasformazione operativa. Le modalità telematiche non solo mantengono la propria centralità, ma aumentano il peso relativo, segnalando una progressiva digitalizzazione del canale delle aste e una maggiore standardizzazione dei processi di vendita.
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