ECCO I DATI SICILIANI DELL’INDAGINE NAZIONALE CONFCOMMERCIO “LEGALITA’, CI PIACE!”. IL PRESIDENTE REGIONALE GIANLUCA MANENTI “BEN 20MILA IMPRESE VIVONO UN CLIMA DI MAGGIORE VULNERABILITÀ”
Palermo – 13 maggio 2026. L’analisi dei dati dell’indagine nazionale Confcommercio sui fenomeni illegali, dati diffusi oggi in occasione della tredicesima giornata nazionale “Legalità, ci piace!”, offre un quadro che riguarda da vicino anche la Sicilia, dove il terziario rappresenta oltre il 70% del tessuto produttivo e dove la percezione di insicurezza continua a incidere sulla vita delle imprese e sulla qualità dei territori.
Sulla base delle proiezioni regionali, la Sicilia si colloca in linea con il dato della macro-area Sud e isole: circa il 27–28% delle imprese del terziario isolane segnala un peggioramento dei livelli di sicurezza nell’ultimo anno. Una percentuale che, tradotta nel contesto siciliano, significa oltre 20.000 imprese che vivono quotidianamente un clima di maggiore vulnerabilità.
Le rapine e i furti risultano i fenomeni più percepiti in aumento anche nell’Isola. Circa il 27% delle imprese siciliane ritiene che le rapine siano cresciute e oltre il 27% segnala un incremento dei furti. La preoccupazione principale resta proprio il furto, indicato come rischio prioritario da circa il 30% delle imprese siciliane, in linea con il dato del Sud e leggermente inferiore alla media nazionale.
Sul fronte delle baby gang, la Sicilia mostra un’incidenza più contenuta rispetto al dato Italia: la proiezione regionale colloca il fenomeno attorno al 15–16% delle imprese, con quasi la metà di queste che teme ripercussioni dirette sulla propria attività. Anche la cosiddetta “mala movida” è un elemento di criticità: circa il 29% delle imprese siciliane la considera un fattore di rischio, soprattutto per l’aumento di rifiuti, degrado urbano e vandalismi.
Molto rilevante è il tema dell’abusivismo e della contraffazione: oltre il 62% delle imprese siciliane ritiene di subire un danno concreto da queste pratiche, soprattutto in termini di concorrenza sleale e riduzione dei ricavi. Un dato che, in un territorio dove il commercio di prossimità è ancora un presidio sociale, pesa in modo significativo. Il taccheggio resta un fenomeno diffuso: circa il 60% delle imprese del commercio in Sicilia lo subisce, con perdite che nella maggior parte dei casi arrivano fino al 2% dei ricavi. I prodotti più colpiti rispecchiano il trend nazionale: abbigliamento, profumi, accessori moda, piccola elettronica e alimentari.
Sul piano delle misure di sicurezza, oltre l’83% delle imprese siciliane ha investito in sistemi di videosorveglianza e allarmi negli ultimi anni, un dato molto vicino alla media nazionale. Tuttavia, la percezione diffusa è che tali investimenti non siano sufficienti senza un rafforzamento della presenza istituzionale nei territori.
Il degrado urbano, la chiusura delle attività e la riduzione delle opportunità di lavoro sono percepiti come fattori che alimentano insicurezza e microcriminalità. In Sicilia, il 56% delle imprese ritiene che la presenza di negozi sfitti favorisca vandalismi e comportamenti devianti, un valore superiore alla media nazionale.
«I dati dell’indagine confermano ciò che le nostre imprese vivono ogni giorno: la sicurezza non è un tema astratto, ma una condizione essenziale per lavorare, investire e tenere vivi i nostri territori – dice il presidente regionale Confcommercio Sicilia, Gianluca Manenti – La Sicilia non è un’isola a sé stante: le dinamiche che emergono nel Sud e nelle Isole rispecchiano fedelmente anche la nostra realtà. Parliamo di migliaia di imprenditori che, nonostante le difficoltà, continuano a garantire servizi, lavoro e presidio sociale».
«Il dato sull’abusivismo e sulla contraffazione – continua Manenti – è particolarmente allarmante: oltre il 60% delle imprese siciliane si sente penalizzato da pratiche illegali che sottraggono ricavi e minano la concorrenza leale. È un fenomeno che va contrastato con decisione, perché colpisce soprattutto chi rispetta le regole. Preoccupa anche la crescita del degrado urbano e la correlazione tra negozi chiusi e microcriminalità. Le attività economiche non sono solo luoghi di scambio: sono punti di luce, di relazione, di sicurezza. Quando si spengono, si indebolisce l’intero tessuto sociale».
«Confcommercio Sicilia – conclude Manenti – continuerà a chiedere con forza più controlli, più presidio del territorio, più strumenti per proteggere chi lavora. Ma serve anche una responsabilità collettiva: denunciare, segnalare, collaborare. La sicurezza è un bene comune e va difesa insieme».


