E’ una fase di profonda trasformazione quella che sta attraversando il gioco pubblico in Italia. Un settore che se da un lato sta aspettando con trepidazione il decreto di riordino del gioco fisico, previsto per l’estate 2026, dall’altro deve concentrarsi sulla futura configurazione della rete terrestre e sulla concentrazione del mercato.
Il nodo centrale del confronto tra Ministero dell’Economia, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e operatori riguarda infatti la soglia massima di diritti detenibili da ogni singolo gruppo industriale, un parametro che definirà gli equilibri competitivi per i prossimi anni. Le ultime indiscrezioni sulla gara, anticipata da alcuni organi di stampa, indicano la possibilità di fissare al 34% il tetto massimo dei nulla osta di esercizio per le slot AWP che un singolo gruppo potrà controllare. Questa cifra nasce da una complessa mediazione istituzionale volta a prevenire la formazione di posizioni dominanti, garantendo al contempo una struttura minima di pluralità nel sistema. La tensione resta però alta: alcuni operatori temono che una simile soglia possa favorire un assetto oligopolistico, dove i primi due grandi player nazionali arriverebbero a detenere quasi il 70% del mercato totale, riducendo lo spazio vitale per le piccole e medie imprese diffuse capillarmente sul territorio.
Attualmente, la distribuzione dei punti scommesse in Italia conta un totale di 9.773 siti attivi, suddivisi tra 5.659 agenzie e 4.114 corner. E il mercato appare già fortemente concentrato nei brand principali: il leader nazionale detiene oltre il 30% dei diritti, seguito da altri grandi gruppi che portano la quota dei primi tre operatori a superare abbondantemente il 60% dell’offerta complessiva. Ruolo da protagonista, in questa particolare geografia del gioco, è giocato dalle regioni del Sud Italia, con la Campania che si conferma “regina” del settore ospitando il 22% dei punti scommesse totali. Posizione di rilievo anche per la nostra regione: in questo scenario nazionale, la Sicilia infatti si piazza sul terzo gradino del podio nazionale per offerta complessiva. L’isola ospita l’11,4% dell’intera rete italiana, con un totale di 1.110 punti gioco. Un dato particolarmente interessante riguarda la tipologia di distribuzione: la Sicilia è infatti la seconda regione in Italia per numero di agenzie pure (744), superando regioni con una popolazione o un PIL superiore, come la Lombardia e il Lazio.
Una densità territoriale che conferma la peculiarità del mercato siciliano, dove il modello delle agenzie specializzate prevale nettamente su quello dei corner, ovvero i punti accessori situati in altri esercizi commerciali, che si fermano a 366 unità. La futura riforma, con i relativi limiti antitrust e le nuove gare per le concessioni, avrà un impatto diretto sull’economia isolana, considerando che la Sicilia rappresenta da sola oltre un decimo dell’intera infrastruttura del gioco fisico nazionale.
Per questo il futuro del comparto dipenderà dalla capacità del legislatore di equilibrare le esigenze di gettito fiscale e controllo della legalità con la tutela della libera concorrenza. Una partita il cui risultato è tutto da scoprire.


