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LA FESTA DI S. FILIPPO (Pag. 553 e sgg)
Gli Aidonesi, come altri siciliani, non si contentano di un solo festino; ma ne fanno anche due: uno, come abbiam visto, a S. Lorenzo, un altro a S. Filippo Apostolo, quello il 10 Agosto, questo il 1° Maggio. Ma l’uno e l’altro hanno devoti o clienti diversi: il primo, paesani e abitanti del territorio; il secondo, quasi tutti forestieri, che accorrono dalla provincia e fino dal paeselli più lontani.
San Filippo gode fama di taumaturgo, ed è il protettore degli scemi, degli ossessi, degli alienati e di quanti sono affetti da malattie inguaribili o arcane, secondo il giudizio del volgo. La sua figura in legno è nera come ebano, ed ha occhi fieri ed acuti che fanno paura: e quando vien messo in movimento per il giro della città, desta un senso di sbalordimento e di raccapriccio che non perde mai chi si sia trovato almeno una volta a vederlo e ad assistere a certe scene. Non son le scene del comune di Agira per la medesima festa; ma nel loro genere non son da trascurare sotto l’aspetto sociale, religioso e psichiatrico.
Il Santo è nella sua chiesa. Gran numero di devoti entrano e gli si buttano ai piedi.
Notevoli tra tutti, quelli scalzi, spedati, che vanno ad offrire braccia, gambe, piedi ed altre parti del corpo umano in cera; più notevoli i nudi di Piazza, Barrafranca e di altri paesi, che, come quelli di Palagonia e di Melilli, vanno a scliogliere la prummissioni, cioè il voto.
Uno strano rumore di ferri che si urtano annunzia l’arrivo di un altro genere di devoti. Sono dei grandi penitenti, per lo più paesani, che trascinano pesanti catene impostesi volontariamente per ammenda di gravi falli o per ringraziamento di favori ricevuti, superiori ad ogni previsione.
Questo rumore si associa alle strida di povero isteriche, sedicenti o pretese indemoniate, le quali vengono spinte in chiesa, o dietro la statua in processione, o adagiate sulla macchina; e al confuso vociare di chi prega, scongiura, ringrazia, imprecano, gesticolano disperatamente.
– È la storia di molte feste, mi si dirà. – Sì; ma dove entrano queste povere nevrotiche, lo spettacolo assume aspetto assolutamente medievale, pur non mettendo in conto la scosse o le cadute della bara, la quale a giudizio dei devoti non vuole, ed a giudizio del non devoti non può camminare, portata com’è a spalla da gente un tantino, se non troppo, allegra, nè le colluttazioni tra le donne credute ammaliate, nè i parenti, nè i conduttori del Santo: questi, che vogliono rimuoverle dalla bara per far posto ad altre; quelle. riluttanti a farsi portar via, perché non guarite ancora; né lo sparo del mortaretti, nè gli evviva al Santo, nè lo strazio delle campane al passaggio dalle varie chiese.
E non è tutto. A completare il quadro mancano gli stendardi e gli apostoli portati dal contadini attorno al Santo.
Ma gli stendardi furono smessi e gli undici colossi di cartapesta giacciono abbandonati in un magazzino del comune, impediti di far corona all’apostolo. compagno e tutti gli inchini di ammirazione che ad ogni miracolo gridato dalla folla erano obbligati a fare. Rimane però sempre la divisione, o piuttosto l’ assalto alle fave verdi, al fiori, alle spighe del grano state presentate al Santo, che si offrono e tengono per rendersi propizio S. Filippo. E si ripete anche qui la vista di un medico e di un sacerdote, i quali sulla macchina verificano le guarigioni, non pure, come altrove, degli erniosi, ma anche dei ciechi, dei sordo-muti, degli storpi, degli ammaliati, e se si tratta di bambini li lanciano come un pacco qualunque agli interessati, pronti a riceverli a braccia aperte.
Lasciamo il Santo a girare pel paese, tanto non potremmo raccogliere nessuno de’ cento episodi che lo accompagnano, nè le numerose guarigioni che si decantano. Noi lo rivedremo l’ultima Domenica del mese, nella medesima ora che usci per la sua festa (12 m.), ricondotto fuori, posato per poco oltre l’abitato, nel piano d’un vecchio e diruto castello, dominare mezza Sicilia, e con la sua reliquia benedire i campi e i giardini e render prospere le messi e fruttiferi gli alberi, speranza di buoni raccolti.”
Giuseppe Pitrè
Feste patronali in Sicilia – Cap. LIX –
La festa di San Filippo Apostolo in Aidone


