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Carcinoma uroteliale metastatico, a Enna il confronto tra specialisti sulle nuove frontiere terapeutiche

Riccardo Marzo 16, 2026 5 minuti letti
carcinoma

Carcinoma uroteliale metastatico, a Enna il confronto tra specialisti sulle nuove frontiere terapeutiche

Le nuove terapie stanno cambiando profondamente la storia clinica del carcinoma uroteliale. Immunoterapia, anticorpi farmaco-coniugati e strategie terapeutiche sempre più integrate stanno aprendo scenari che fino a pochi anni fa erano impensabili. È stato questo il filo conduttore del congresso scientifico “Carcinoma Uroteliale Metastatico in Sicilia: Esperienze, Sfide e Nuovi Orizzonti”, che ha riunito all’Hotel Federico II di Enna oncologi, urologi, radioterapisti e specialisti provenienti da tutta la Sicilia.

Al centro della giornata il confronto sulle più recenti evidenze scientifiche e sull’organizzazione delle cure, con l’obiettivo di migliorare la presa in carico dei pazienti e rafforzare la rete oncologica regionale.

Ad aprire il bilancio dell’iniziativa sono stati due dei tre responsabili scientifici Nicolò Borsellino e Carlo Messina, che hanno sottolineato il valore del confronto tra specialisti in una fase di grande trasformazione per l’oncologia uro-genitale.

«Siamo di fronte a una sorta di rivoluzione copernicana nel trattamento dei tumori uroteliali», spiega Nicolò Borsellino.

«Le nuove terapie stanno migliorando significativamente la sopravvivenza dei pazienti e aprono prospettive impensabili fino a pochi anni fa. Questo congresso nasce proprio con l’obiettivo di approfondire queste innovazioni e, allo stesso tempo, avviare un percorso per organizzare meglio l’assistenza in Sicilia attraverso la costruzione di un PDTA dedicato ai tumori uroteliali».

Borsellino evidenzia anche la necessità di una gestione sempre più strutturata delle nuove cure: «I trattamenti oggi disponibili sono estremamente efficaci ma anche complessi e costosi. Diventa quindi fondamentale ottimizzare le risorse e garantire che ogni paziente riceva il trattamento più appropriato all’interno di un sistema organizzato e multidisciplinare».

Sulla stessa linea Carlo Messina, che ha sottolineato il valore scientifico dell’incontro e i risultati già raggiunti dalla ricerca: «Questo congresso è stato un’importante occasione per confrontarci con i referenti delle oncologie di tutta la Sicilia e fare il punto sulle novità terapeutiche nel carcinoma della vescica», afferma Messina.

«Negli ultimi anni abbiamo assistito a una vera rivoluzione grazie all’immunoterapia e agli anticorpi farmaco-coniugati. Oggi possiamo migliorare i risultati clinici dei pazienti e la loro qualità di vita, anche se resta ancora molta strada da fare».

Secondo Messina la sfida dei prossimi anni sarà duplice: «Da un lato continuare a sviluppare nuove strategie terapeutiche attraverso la ricerca clinica, dall’altro rafforzare l’approccio multidisciplinare e puntare con decisione sulla prevenzione e sulla diagnosi precoce».

Tra gli interventi più attesi quello del dottor Giuseppe Fornarini, che ha illustrato lo stato dell’arte delle nuove terapie nel carcinoma uroteliale.

«Negli ultimi due o tre anni l’introduzione di nuovi farmaci ha cambiato radicalmente il trattamento della malattia metastatica», spiega Fornarini.

«La combinazione di nuove molecole ha permesso di raddoppiare la sopravvivenza mediana dei pazienti, passata da circa 15 a oltre 30 mesi. Un risultato che fino a poco tempo fa sarebbe stato difficile da immaginare».

Secondo lo specialista genovese le prospettive sono destinate a crescere ulteriormente: «Queste innovazioni stanno già aprendo scenari anche nelle fasi più precoci della malattia e potrebbero consentire in futuro strategie di preservazione d’organo e trattamenti sempre più personalizzati».

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Grande attenzione anche al tema delle nuove strategie terapeutiche con l’intervento del direttore del Dipartimento oncologico di Taormina Francesco Ferraù.

«Gli anticorpi farmaco-coniugati rappresentano una delle evoluzioni più significative dell’immunoterapia», spiega Ferraù.

«Si tratta di molecole che trasportano il farmaco direttamente nelle cellule tumorali, aumentando l’efficacia del trattamento e riducendo il coinvolgimento dei tessuti sani. Non è più solo una prospettiva futura, è già una realtà clinica che sta cambiando la gestione di molti tumori».

Accanto ai progressi terapeutici è emerso anche il tema della gestione delle complicanze delle nuove cure.

La dottoressa Antonietta Alongi, responsabile della terapia del dolore al Policlinico di Palermo, ha evidenziato l’importanza di affrontare in modo multidisciplinare alcune delle tossicità legate ai trattamenti oncologici: «La neuropatia sensitiva è una delle complicanze più frequenti delle terapie oncologiche moderne. Può provocare dolore, formicolii e perdita di sensibilità agli arti. Per questo è fondamentale un lavoro integrato tra oncologi e terapisti del dolore, in modo da intercettare precocemente questi sintomi e migliorare la qualità di vita dei pazienti».

Il congresso ha dato spazio anche al confronto organizzativo tra specialisti.

Il direttore del Dipartimento oncologico dell’Arnas Garibaldi di Catania Roberto Bordonaro ha sottolineato come l’innovazione terapeutica renda sempre più necessario un coordinamento tra ospedale e territorio: «Il progresso delle conoscenze apre scenari sempre più complessi. Per gestirli servono integrazione tra discipline e una rete assistenziale capace di portare le cure anche vicino al domicilio del paziente».

Tra gli altri contributi scientifici, la dottoressa Helga Lipari ha evidenziato come le nuove combinazioni terapeutiche stiano ampliando le possibilità di trattamento anche per i pazienti che non erano candidabili alle terapie tradizionali, aprendo prospettive concrete di miglioramento della sopravvivenza.

Il professor Massimiliano Berretta ha ribadito come l’immunoterapia e i farmaci target stiano trasformando l’approccio oncologico, permettendo in molti casi di cronicizzare la malattia e garantire una buona qualità di vita ai pazienti.

Il dottor Andrea Quattrocchi ha ricordato come negli ultimi anni le opzioni terapeutiche disponibili siano cresciute in modo significativo, consentendo risultati clinici molto migliori rispetto al passato.

Infine, il dottor Maurizio Schifilliti ha posto l’attenzione sulla gestione delle tossicità delle nuove combinazioni farmacologiche e sull’importanza di informare correttamente pazienti e caregiver per riconoscere tempestivamente eventuali effetti collaterali.

Dal congresso di Enna emerge dunque un messaggio chiaro: l’oncologia uroteliale sta vivendo una fase di straordinaria evoluzione scientifica che apre nuove prospettive per i pazienti, ma che richiede al tempo stesso organizzazione, collaborazione tra specialisti e una rete sanitaria sempre più integrata.

 

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Riccardo

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